Lettera da : P. Angelo Roncelli - S.Cruz de la Sierra, Bolivia
Un saluto carissimo a don G.Battista e a tutto il CMD di Bergamo.
Ringrazio per lo spazio che mi concedete e giá da ora un grande augurio di Buon Natale 2008. Solo per raccontarvi un po’ le cose che stiamo facendo, condivido anche con voi, le preocupazioni per il nuovo anno pastorale, qui nella mia parrocchia Maria Reina de la paz in S.Cruz de la sierra.
Sto pensando che nel prossimo programma pastorale che , inizierá a gennaio del 2009, potrebbe entrare come punto fondamentale la organizzazione della Caritas parrocchiale.
Per conoscenza vi dico che le prioritá dell’anno 2008 erano: l’attenzione ai quartieri (avvicinarsi ai lontani), la pastorale dei bambini e dei giovani e la crescita spirituale degli integranti dei gruppi parrocchiali. Il prossimo anno una delle prioritá potrebbe essere proprio la Caritas parrocchiale.
Vi racconto un po’ come funzionano le cose:
- esiste la Caritas a livello diocesano e a livello nazionale che sensibilizza sui problemi sociali, che interviene nei conflitti e che soprattutto fa campagnia di aiuto quando ci sono le grandi emergenze naturali (inondazioni, frane, mancanza di acqua, ecc…);
- la caritas nazionale lavora fianco a fianco con al pastorale sociale che é un occhio vigile sui problemi della nazione che sono sempre molti e complicati;
- nella mia parrocchia ho la fortuna di avere un gruppo di pastorale della salute che insieme ai ministri straordinari della comunione visita tutte le settimane con il sacramento della Eucaristia gli ammalati della parrocchia. Il problema é che gli ammalati sono “nascosti” nei “barrios” piú marginali. Quindi occorre camminare, informarsi e infine offrire la possibilitá dei sacramenti. Il gruppetto degli agenti della pastorale della salute, cosí come il numero degli ammalati é andato aumentando. Adesso gli infermi che visitiamo sono piú di 50 e anche io con il mio collaboratore P. Osvaldo andiamo da loro per lo meno una volta al mese. Tre volte all’anno amministriamo il sacramento dell'Unzione in forma comunitaria e in piú stiamo celebrando la Messa settimanale, con visita ai malati, anche in due ospedali della cittá.
- Ci sono due signore che fanno parte della Caritas diocesana ma il sogno sarebbe organizzare una caritas parrocchiale. La Caritas non é un gruppo parrocchiale in piú ma é “la mente” caritativa della parrocchia, l’occhio vigile sulle emergenze e sulle difficoltá della societá. Certo, noi non abbiamo il problema degli immigrati ma abbiamo, per esempio, il problema delle famiglie degli emigranti; e poi i poveri che bussano alla porta quotidianamente e che sperano nella bontá del parroco, gli studenti che non hanno soldi per iscriversi all’universitá, gli ammalati che non sono coperti dalla mutua e non possono comprarsi le medicine. Per non parlare dei casi gravi sia dal punto di vista medico che da quello familiare e sociale: “i poveri li avrete sempre in mezzo a voi”, ci ricorda Gesú.
E’ bello sapere che siamo in comunione e che la Chiesa, anche oggi, in un mondo sconvolto da tante ingiustizie e problemi, qui come lí, é un segno della caritá del Signore, un segno di amore, una luce.
Le indicazioni dei Vescovi boliviani per i prossimi cinque anni partono dall'icona biblica della lavanda dei piedi; una Chiesa che vive la caritá a esempio di Gesú: “vi ho dato l’esempio...”.
Ringrazio il Signore anche per quello che abbiamo vissuto nello scorso mese di ottobre: l'ordinazione di tre nuovi diaconi e di due nuovi sacerdoti. Come incaricato della pastorale vocazionale é stato un lavoro estenuante ma anche una grande soddisfazione. Ai 35 sacerdoti locali se ne aggiungono due e prossimamente altri due e l’anno prossimo, “si Dios quiere” i tre diaconi saranno ordinati sacerdoti. Una chiesa giovane che non conosce ancora i sacerdoti in pensione e che spera nel dono di nuove e sante vocazioni.
Per questo, piú che sul lavoro dell’animatore vocazionale, la Chiesa boliviana confida nelle vostre preghiere fraterne.
Colgo l’occasione per farvi i miei auguri di BUON AVVENTO e BUON NATALE 2008.
Un saluto a tutti e una benedizione per ciascuno, soprattutto per i “reduci” dalla Bolivia, sacredoti, suore e laici tutti.
Ciao
P. Angelo Roncelli
S.Cruz de la sierra, Bolivia
Lettera da : Ivo Lazzaroni - Missionario laico nella Rep. Dem del Congo
Carissimi,
vi penso immersi nella neve, impegnati a programmare le festività natalizie! In questo momento all’inizio della stagione secca, difficilmente si vedrà una goccia d’acqua sino ad aprile, ci farebbe piacere un pò di neve, siamo già oltre i 35 gradi.
L’unica cosa che qui fa rabbrividire, come avrete sentito dai tg , sono queste guerre, ribellioni. Sopratutto le regioni al confine al confine con l'Uganda e Rwuanda, sono martoriate dai combattimenti tra soldati regolari e gruppi ribelli, dietro cui si celano gli interessi di multinazionali occidentali e di governi africani. In mezzo a prendersi le pallottole, c’è la popolazione, stremata dalla fame e dalle epidemie. E i 17000 caschi blu inviati dalla comunità internazionale, il più grande contingente di pace di tutti i tempi, incapaci di porre fine ai saccheggi, stupri, al flusso di profughi che vagano nella foresta in fuga dalla guerra. Per ora pare che la debole tregua del cessate il fuoco resista, speriamo continui così. La popolazione dice che sembra si faccia di tutto per non dare sviluppo a questo Paese, un paese tra i più ricchi al mondo,il cui territorio, vasto otto volte l’Italia, è traboccante di legname pregiato e minerali preziosi: diamanti,oro,uranio,rame, coltan, per citarne solo alcuni.
Basterebbe usare una minima parte di questa immensa fortuna per risollevare le sorti della nazione. Ma le ricchezze finiscono sempre nelle tasche di pochi uomini avidi e corrotti, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri, ogni loro diritto è negato,sono sempre più poveri. Qualcuno di loro dice che è uno strisciare per sopravvivere e la miseria dilagante spinge a cibarsi d’insetti.
Al nostro centro nutrizionale, il numero dei bambini affetto da carenze alimentari è in aumento.
Proprio oggi, abbiamo accolto un bimbo di un anno e mezzo che presenta i sintomi di un’anemia severa; si è dovuto fare la trasfusione di sangue, speriamo di poterlo salvare. La mamma veniva da un villaggio a circa 30 km . E’inutile ricordare che qui non ci sono strade e mezzi di trasporto e questa mamma è venuta portando il bimbo malato legato sul dorso.
Qui al nostro centro nutrizionale, ci sono molti bambini “crocifissi” nella loro sofferenza, ragazzi di strada, ed i cosiddetti enfant sorcier: bambini stregoni. La follia superstiziosa ha distrutto la loro infanzia. Sono accusati dai familiari di esercitare poteri occulti, costretti a subire umiliazioni e violenze indicibili, quanto basta per essere buttati fuori casa, hanno dai due ai dodici anni.
Il Santo Natale si avvicina a grandi passi e questo Bimbo che si incarna ,deve incoraggiarci ad essere operatori di bene, con il cuore rivolto all’altro,senza preconcetti e barriere ideologiche. Anche in questo tempo di guerra, ci auguriamo che i potenti di questo mondo, coloro che tengono i popoli in ostaggio, possano comprendere le troppe ingiustizie che queste persone subiscono, lasciandoci guidare dalla stella cometa che ci conduce alla presenza di Gesù bambino, per poter diventare operatori di pace e testimoni del suo Annuncio.
Un augurio di un Buon Natale e sereno Anno Nuovo.
Ciao
Ivo Lazzaroni
missionario laico nella Rep. Dem del Congo
Lettera da : P.Giovanni, P.Maurizio e P.Raffaele
Carissimi parenti, amici e benefattori,
mentre vi scriviamo la situazione politica Thailandese è ancora in subbuglio, noi però non corriamo alcun pericolo, essendo lontani da Bangkok la grande Capitale dove si svolgono le manifestazioni; la nostra vita di ogni giorno continua come prima. La nostra gente in campagna e sui monti sembra non essere toccata dalle diatribe politiche, cerca di sopravvivere: come si dice da noi “Ha Chao, Kin kham”, che tradotto significa vivere alla giornata, cercando di sfamarsi e sopravvivere un giorno alla volta, perchè non ci sono le forze e i mezzi necessari per fare un progetto a lungo termine. Dal Maggio 2008 infatti, la recessione economica mondiale ha colpito anche la Thailandia: il prezzo dei beni di consumo è praticamente raddoppiato ( ad es: un sacco di riso che prima costava 450 Bhat, ora costa 840 Bhat), ma gli stipendi sono rimasti invariati: la gente fa fatica a sopravvivere e ce ne siamo accorti in modo inequivocabile all’apertura dell’anno scolastico. È nostra consuetudine infatti chiedere un contibuto alle famiglie dei ragazzi che ospitiamo nei nostri ostelli come segno di responsabilità ( di solito 2 sacchi di riso al semestre), ma quest’anno molti non sono stati in grado di dare anche solo questo piccolo aiuto, poichè loro stessi non erano in grado di provvedere all’acquisto del riso per gli altri componenti della famiglia. Su indicazione della Chiesa locale attenta ai bisogni della gente, abbiamo pensato di aiutare i nostri collaboratori (coloro che lavorano con noi) dando un “Bonus” mensile di 500 Bhat fino a che perdura la situazione di crisi.
Spesso nelle nostre lettere vi facciamo un resoconto delle attività da noi svolte nell’ambito della Promozione umana (Difesa dei diritti fondamentali dei tribali; aiuto allo sviluppo dei villaggi; sostegno alle donne; sostegno in favore dei bambini disabili; progetto agricolo in favore dei contadini, progetto sanitario in favore degli anziani abbandonati e degli ammalati di AIDS, progetto educativo a sostegno dell’alfabetizzazione dei bambini tribali sia agli ostelli che ai villaggi, ecc.), cose che beninteso continuiamo a fare con tutto l’impegno e la dedizione possibile, ma questa volta vorremmo parlarvi del nostro lavoro specificatamente missionario nel campo dell’Evangelizzazione. Evangelizzazione e Promozione umana sono due facce della stessa medaglia: l’Annuncio in Parole ed Opere della Bella Notizia che Dio ci ama e che a Lui sta a cuore ogni uomo. Spesso si crede che il compito del Missionario si esaurisca nel dare soltanto cibo, istruzione, medicine, pace e giustizia sociale, guardando con sospetto ogni azione evangelizzatrice, vista come inutile o addirittura come dannosa ed inaccettabile per i tempi moderni.
Prima di parlarvi delle nostre attività di Evangelizzazione, vorremmo proporvi la lettura di alcuni brani dell’Enciclica “Deus Caritas Est” di papa Benedetto XVI e siamo sicuri che la loro attenta meditazione vi aiuterà a decifrare questo enigma strano dei missionari che si ostinano a credere che non basti aiutare solo i corpi, ma che bisogna aiutare anche le anime, che l’Amore a Dio e l’Amore all’uomo siano due facce inseparabili della stessa medaglia, che gli uomini non hanno fame solo di pane, ma hanno fame anche di amore, di “senso/significato”, di felicità, in ultima istanza hanno fame di Dio. Arrivando dall’occidente, da una società “sazia e disperata”, noi missionari siamo un pochino smaliziati. Non vorremo che ciò che è successo a noi occidentali succedesse anche alla nostra gente, non vorremmo che con la rincorsa di uno sviluppo e di un benessere senz’anima, la nostra gente si giocasse la cosa più importante: la ricerca e la scoperta di Dio che sola può saziare il nostro desiderio di felicità. Questo non significa di certo dimenticarsi che dobbiamo sfamare, vestire, guarire, istruire, perseguire la giustizia come ci ha insegnato Gesù! I brani dell’Enciclica che proponiamo alla vostra meditazione sono tratti dalla seconda parte dal titolo: Caritas. L’esercizio dell’Amore da parte della Chiesa quale “Comunità d’Amore”: lasciamo alla vostra libertà la meditazione del brano dell”enciclica che potete trovare in nota
Le attività di Evangelizzazione della Parrocchia di Mae Suay.
Come forse già sapete siamo in contatto con 27 villaggi (24 di etnia Akha e 3 di etnia Lahu). Molti degli abitanti di questi villaggi sono già tradizionalmente Cattolici essendo stati evangelizzati dai Missionari del PIME che si trovavano nell’ex-Birmania (ora Myanmar) nel secolo scorso prima di essere espulsi dalla giunta militare al potere nel 1962. Molti altri provengono dalle religioni tradizionali (animismo) e desiderano mettersi in cammino per diventare cattolici. Perchè chiedono di cambiare religione? Noi non facciamo proselitismo (non andiamo a proporre noi stessi di villaggio in villaggio), ed è spesso la gente stessa a contattarci dopo un’attenta osservazione “durata anni“ dei cattolici da loro conosciuti (parenti, amici, conoscenti, vicini di casa che abitano nello stesso villaggio). Vengono a contattarci perchè sentono che la religione dei loro antenati non basta più per dare significato vero alla vita, tutto è in via di modernizzazione e di sviluppo, e questa è una cosa impensabile e sicuramente sconosciuta ai loro antenati e che forse è sconosciuta anche al mondo degli Spiriti. Il loro stile di vita legato ai ritmi della natura e a ciò che la foresta può offrire è cambiato ad una velocità impressionante. La globalizzazione (materialismo, consumismo, i mezzi di comunicazione sociale e le nuove tecnologie....) sembra aver spiazzato il loro modo tradizionale di vivere. Le nuove generazioni non sono più interessate al vecchio stile di vita ritenuto sorpassato e non più alla moda, nessuno di loro è più in grado di celebrare i riti tradizionali legati agli spiriti che garantivano armonia al villaggio e davano un significato alla vita personale e sociale. Qualcuno di loro conserva ancora una conoscenza superficiale (casi rarissimi) di tali riti, ma faticano a trovare motivazioni che li aiutino a conservarli e a tramandarli, si rendono conto che questi riti oramai non sono più in grado di aiutarli a dare un senso all’esistenza in un mondo in via di modernizzazione, non più legato solo ai ritmi delle stagioni e della natura. Le giovani donne hanno l’impressione che le tradizioni dei loro antenati, che le rilegano ai margini della società senza dare loro neppure la possibilità di esprimere le proprie idee, siano ingiuste nei loro confronti e cercano una emancipazione sociale e culturale. Sia i giovani che i vecchi intuiscono che è ormai necessario un cambiamento. Il problema è come! Vorrebbero cambiare senza snaturarsi, senza perdere la propria identità, ma rimanendo se stessi. Percepiscono in qualche modo che la Chiesa Cattolica può aiutarli a cambiare mantenendo la loro unicità e la loro dignità. Per molti altri le ragioni sono più semplici e primarie: cercano un gruppo a cui appartenere che dia loro protezione e sicurezza, e siccome la maggioranza del gruppo o la maggioranza del loro clan è già cattolica, è meglio farsi cattolici. Molti altri cercano cibo, medicine, una buona educazione per i loro figli...., come è successo a Gesù, quando la gente lo cercava per essere curata, sfamata, consolata, liberata dal male....., ma Gesù non ha mai smesso di andare al di là di ciò che la gente cercava, leggendo in quelle richieste qualcosa di più profondo! Quelli che si sentono parte del gruppo cattolico sono poco più di 3.000 ed i Battezzati sono circa un terzo.
Evangelizzare è farsi compagni di viaggio e cercatori con chi cerca un senso alla propria esistenza, facendosi carico anche della loro Fede. Lo scopo importante è quello di cercare insieme Gesù, di aiutarci ad incontrarlo, conoscerlo ed amarlo, di darci una mano a seguire i suoi insegnamenti Una delle Priorità è quella di aiutare gli adulti “simpatizzanti” del Cristianesimo che chiedono di ricevere il Battesimo, spesso dopo anni di presenza nel gruppo cattolico. La Chiesa li chiama “Catecumeni” ed è un gruppo di persone che necessita di un’attenzione tutta speciale perchè attraverso il cammino del “Catecumenato” vengono “iniziati” alla vita Cristiana. Il gruppo dei Catecumeni è formato da non più 30 persone di età dai 18 ai 55 anni. Vengono al Centro una volta al mese (dal Venerdi’ alla Domenica), per ascoltare la Parola di Dio, confrontarsi ed aiutarsi a progredire nel cammino della vita Cristiana seguendo Gesù Via, Verità e Vita. Il cammino dura due anni (un anno di 12 incontro prima del Battesimo, ed un anno di approfondimento dopo il Battesimo). Sono responsabili della loro formazione p.Maurizio e due catechisti preparati e generosi: Pietro, di etnia Lahu e Lisang, di razza Akha. I genitori che desiderano far battezzare i loro figli dalla nascita ai tre anni, possono rinnovare la loro consapevolezza battesimale partecipando ad un corso di tre giorni. La cerimonia dei Bettesimi viene celebrata la notte di Pasqua.
Pietro e Lisang sono due “full time Catechists”. Per full time Catechists, si intende persone hanno fatto la scelta di lavorare a pieno servizio per il Regno. Sono generalmente sposati, e hanno una vita di preghiera e sono pienamente partecipi della vita ecclesiale. Per fare un paragone, sono come dei Diaconi permanenti. I nostri “full time catechists”, non hanno ricevuto l’Ordinazione Diaconale, ma portano lo stesso peso di responsabilità dei Diaconi permanenti. Per essere Ordinati Diaconi infatti, bisogna aver concluso gli studi di Filosofia e Teologia. Non avendo avuto la possibilità di accedere agli studi teologici in modo sistematico, e importante che ne venga curata la formazione permanente, perchè siano in grado di accompagnare i Catecumeni, preparare i battezzati a ricevere i Sacramenti, aiutare nella formazione dei Leaders di Comunità, aiutare il sacerdote ad amministrare i Sacramenti (Battesimi, Matrimoni, distribuzione dell’Eucarestia...),tradurre le preghiere nella locale. Con l’aiuto e la guida del Sacerdote responsabile, organizzano corsi di Catechesi e di approfondimento per preparare gli adulti ai Sacramenti (Battesimo, Prima Confessione, Cresima, Matrimonio).
Una iniziativa importante che Pietro e Lisang stanno portando avanti è la Traduzione della Storia della Salvezza, dei testi liturgici e dei libri di catechismo nelle loro lingue tribali (Akha e Lahu). È un lavoro molto lungo, svolto in varie fasi che richiede tempo e concentrazione: periodo di studio del testo base in lingua Thai, prima bozza di traduzione in Akha e Lahu da sottoporre a più esperti per correggere eventuali errori o incomprensioni, stesura della traduzione definitiva, battitura a computer del testo tradotto, correzione delle bozze stampate, e fotocopiatura del “prodotto” da utilizzare per la formazione dei nostri cristiani. Fino ad ora è stato tradotta la Storia della Salvezza, una redizione semplificata e corretta dei Lezionari della Domenica A, B, C (una prima edizione era stata fatta da p.Giovanni per la lingua Lahu e da p.Corrado per la lingua Akha); la liturgia semplificata della Settimana Santa per i leaders di Comunità da utilizzare ai villaggi quando il sacerdote non è presente: Riti per i catecumeni che si preparano al Battesimo (RCIA); una sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica, un catechismo per preparare gli adulti a ricevere il Sacramento della Riconciliazione, dell’Eucaristia e della Cresima. Per il futuro stiamo pensando al progetto ambizioso di produrre un piccolo catechismo che renda più semplice la comprensione della Fede Cristiana alla nostra gente. Dovrà essere un catechismo inculturato, che valorizzi le cose buone delle loro culture tribali (eziologie, proverbi, storie che gli anziani raccontavano alle giovani generazioni per insegnare), e che spieghi in modo comprensibile la novità del messaggio di Gesù. Se Dio vorrà porteremo a termine anche questo progetto.
Oltre a Pietro e Lisang, altri 4 giovani leaders di comunità hanno espresso il desiderio di diventare “full time Catechists” e stanno facendo un cammino per capire se Dio li chiama veramente ad esserlo e per prepararsi il meglio possibile. Questo corso/apprendistato per diventare “full time Catechists” comprende oltre alla preparazione linguistica, biblica, spirituale, liturgica e catechetica, anche un tirocinio itinerante di annuncio del Vangelo ai villaggi.
P. Giovanni e p. Maurizio visitano costantemente i villaggi ogni settimana per la Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e dell’Eucarestia. I Cristiani di ogni villaggio si riuniscono per la Celebrazione della Parola di Dio ogni Domenica, anche quando il sacerdote non è presente per celebrare l’Eucarestia (i villaggi sono 27 e noi ne possiamo raggiungere il Sabato e la Domenica al massimo 4). A guidare la Liturgia della Parola sono i “Leaders di comunità”, uomini e donne di buona volontà e di fede disposti a dare tempo ed energie per aiutare la gente a pregare e per spiegare loro la Parola di Dio. Generalmente i Leaders di comunità sono gente che non è mai andata a scuola, ma che per leggere la Parola di Dio nella propria lingua nativa (la preghiera ai villaggi è fatta in Akha e Lahu) si sottopone a lunghi periodi di studio e di esercizio (un corso di una settimana una volta al mese per 12 mesi) . La nostra gente è molto religiosa e ad esempio prima di andare dal medico và dal Leader di comunità per chiedere che preghi per lui e per impartire la benedizione di Dio (prima di diventare cristiani invece consultavano gli sciamani e chiedevano allo stregone di effettuare sacrifici agli spiriti). I Leaders di comunità guidano la preghiera anche durante la cerimonia di sepoltura degli appartenenti al gruppo cattolico che non hanno ancora chiesto il Battesimo. In poche parole i Leaders di comunità sono il punto di riferimento religioso per i cattolici che vivono al villaggio, ed è quindi fondamentale sostenerli e formarli perchè possano essere veramente guide capaci ed esperte non solo nel guidare le preghiere ma anche nell’orientare rettamente le persone dal punto di vista spirituale e morale. Coloro che hanno passato l’esame di lingua vengono al Centro ogni 15 giorni (generalmente dal Venerdi’ pomeriggio al Sabato pomeriggio) per meditare insieme la Parola di Dio che verrà Proclamata nelle due Domeniche successive. La Meditazione condivisa diventerà la loro Omelia. Particolare attenzione viene data anche alla preparazione dei canti e della Liturgia in genere.
Al Centro inoltre Aba e Phim (due donne sposate) si occupano del sosegno e aiuto delle donne tribali, si sono “specializzate” nella Catechesi alle donne e salgono ai villaggi ogni Sabato e Domenica. Questo è un segno di attenzione importante in un mondo come quello tribale in cui la donna gode di poca considerazione. Aba e Phim inoltre aiutano le mamme dei bambini disabili quando mensilmente scendono dai villaggi per portare i loro piccoli al Centro per fare fisioterapia, il loro aiuto non è solo quello prettamente curativo per i bambini ma anche quello di una “fisioterapia spirituale” per le loro mamme, sostenenle nel loro difficile cammino di Fede e nella lotta quotidiana di accettare e portare con amore e pazienza il peso di questa grande prova. Curano le ferite del corpo e dell’anima.
P. Giovanni Zimbaldi segue la gente che lavora in città. Vivere sui monti coltivando il propio campo è un lavoro duro che frutta poco. Molta della nostra gente non possiede nemmeno il campo che coltiva e non c’è spazio per piantare abbastanza riso necessario al propio fabbisogno. La mancanza di risorse spinge molti soprattutto i giovani, a cercare un lavoro più redditizio in città. P.Giovanni è inoltre in contatto con 4 villaggi cattolici lahu che vivono nel Laos sulla riva orientale del fiume Mekong, fiume che segna il confine fra il Laos e la Thailandia. Il regime comuinista del Laos permette ad ognuno di praticare la propria religione nel villaggio, ma proibisce l’attività missionaria. Nessun estraneo al villaggio può dirigere funzioni o impartire insegnamenti religiosi. Alcuni sacerdoti laoziani che sono andati a celebrare la S.Messa e ad amministrare i Sacramenti nei villaggi cattolici hanno subito il carcere per diversi mesi. Con il tacito permesso dell’autorità locale, ottenuto dal catechista, quest’anno p. Giovanni è andato per tre volte a visitarli. Ogni volta ha celebrato la S. Messa nei villaggi, impartito istruzioni religiose e in un villaggio ha amministrato anche il Sacramento del Battesimo a 19 bambini, figli di genitori cattolici. La Grazia del Signore opera in mezzo a questa gente. Benché da oltre 10 anni essi non siano visitati da nessun sacerdote, la comunità cattolica si è raddoppiata di numero. Ora il catechista Lahu sta preparando un centinaio di adulti per il Battesimo.
Una Domenica al mese p. Giovanni va a Chiang Mai per incontrare i Lahu e gli Akha che si sono trasferiti in città per motivi di lavoro. A venti Km. da Chiang Mai hanno costruito una cappellina per una quindicina di famiglie Akha e ora ogni Domenica si radunano per la preghiera. Tre volte sono stati organizzati incontri per i Lahu con la S. Messa celebrata nella loro lingua. In questo modo si cerca di tenere unite queste persone lontane dal loro ambiente naturale e di aiutarli a tenere viva la fede che hanno ricevuto nei loro villaggi ai monti.
Per coloro che rimangono ai monti la lotta per guadagnare a sufficenza per sopravvivere in modo onesto è costante ed è veramente difficile e pesante. Cosi’ molti sono tentati di trovare altri modi di guadagnarsi da vivere in modo meno faticoso e più veloce, finendo cosi’ in molti casi per diventare corrieri della droga. Purtroppo però molti di loro finiscono per essere arrestati e condannati a pene molto lunghe di detenzione (in Thailandia lo spaccio di sostanze stupenfacenti corrisponde nella maggior parte dei casi ad una condanna a vita) . Il nostro compito non è quello di giudicare, ma è quello di prevenire insegnando che lo spaccio di ogni sostanza stupefancente è sbagliato, e portare speranza a chi è condannato e alle loro famiglie. Una volta al mese p. Maurizio si reca a visitare i carcerati nel Carcere Provinciale di Chiang Rai per ascoltare le confessioni e Celebrare la S. Messa. Colpisce quanto desiderino e aspettino questo momento e come l’Ascolto della Parola di Dio e la Celebrazione dei Sacramenti porti loro la speranza e la forza per andare avanti.
P.Raffaele è il responsabile della formazione dei ragazzi. Pensiamo che dare loro un piatto di riso da mangiare ed una educazione scolastica sia cosa necessaria , ma non sufficiente. Pensiamo che oltre ad aiutare i ragazzi a vivere, sia importante insegnare loro perchè e come vivere. Ogni sforzo ad educarli senza stimolarli a scoprire il senso della vita rischierebbe di essere vanificato. Questo è il motivo per cui agli Ostelli insegnamo anche a pregare, a conoscere e leggere la Bibbia, a cercare il Signore Gesù. Si rispetta ciascuno nella sua ricerca senza obbligare nessuno nelle scelte fondamentali, ma insistendo sul fatto che è necessario cercare il senso della vita e il modo di viverla con dignità. P. Raffaele è costantemente impegnato a formare gli educatori dando loro le motivazioni giuste dal punto di vista spirituale. Gli adolescenti sono uguali in tutto il mondo e questo lavoro educativo richiede molta pazienza.
Al Centro Cattolico di Mae Suay vivono con noi una quindicina di ragazzi e ragazze che frequentano le medie superiori, le scuole professionali e l’Università. Oltre a frequentare gli studi essi aiutano p. Raffaele nei vari settori educativi e le suore camilliane nel settore sanitario. Molti di loro stanno facendo discernimento sulla loro vita per capire cosa chiede loro il Signore e per capire come possono servire meglio la Chiesa e la Società civile. Farli crescere da ogni punto di vista è una sfida e richiede molto tempo e molte energie perchè il lavoro richiede una valutazione costante, il loro cammino spirituale un’attenzione profonda, la loro formazione intellettuale una dedizione paziente sia da parte degli educatori, sia da parte degli studenti. Ogni Venerdi’ mattina p. Raffaele è impegnato a proporre loro la Lectio Divina ed ogni due mesi li incontra tutti personalmente.
Ogni Sabato e Domenica i ragazzi dei villaggi sui monti di quarta, quinta e sesta elementare si recano a turno al Centro Cattolico di Mae Suay dove si cerca di insegnare come pregare e ricercare e conoscerea Gesù e la storia della salvezza. Miyu e Karun sono i responsabili del Progetto. Questi due giovani tra le tante cose che potrebbero fare hanno deciso di dedicare parte della loro vita a questo: trasmettere la Fede che loro stessi hanno ricevuto ai loro fratellini e sorelline. Sono aiutati in questa impresa da Jamphen, Suay, Intarachai, ragazzi e ragazze che ancora studiano, ma mettono a disposizione il loro tempo libero per questo.
Durante la pausa estiva viene organizzato un campo scuola della durata di una settimana come conclusione del cammino fatto durante l’anno ed i partecipanti sono circa 300.
Una volta al mese (sempre Sabato e Domenica) chiamiamo per il catechismo i ragazzi di prima, seconda, terza Media.
Ultime Notizie.
P. Maurizio è rientrato in Italia per un paio di mesi di vacanza, alloggiando al PIME di Villa Grugana. Villa Grugana è un posto splendido immerso tra i boschi nei pressi del Santuario della Madonna del Bosco in Provincia di Lecco. Vicino alla Villa c’è il piccolo cimitero del Pime che custodisce le reliquie e il ricordo di santi missionari. La piccola comunità dei missionari (quattro in tutto: p.Graziano Rota, p.Andrea Lembo, p.Angelo Gianola e p. Luciano Basilico), hanno creato il clima di famiglia indispensabile per il riposo ed i pranzetti preparati da Carla e Aldina hanno ritemprato anche il corpo. Potersi prendere dei momenti di riposo è veramente un dono di Dio.
Mentre p. Maurizio riposava, p. Raffaele ha dovuto sobbarcarsi il peso di tutta la responsabilità del Centro, ma se l’è cavata egregiamente prendendo, come si dice in gergo, “il toro per le corna”.
È in arrivo una nuova Volontaria ALP (Associazione Laici PIME)! Chi ci segue da qualche anno si ricorderà di sicuro che Mae Suay ha avuto il dono di una famiglia di volontari: Nello e Grazia Piccolo. Sono rimasti con noi aiutando le varie attività della missione per cinque anni. La “nuova” volontaria si chiama Angela Lazzari, ma in realtà non è poi cosi’ nuova! È infatti una “vecchia conoscenza” di Mae Suay. Da 7 anni (avete capito bene, sette!) a questa parte infatti, rinuncia alle sue ferie per aiutarci a sbrigare la corrispondenza con voi cari amici, benefattori ed adottanti. Se le cose sono migliorate e siamo più costanti nel darvi notizie, è merito suo! Angela ora ha deciso di dare 5 anni della sua vita a servizio della missione a tempo pieno. È un salto non da poco lasciare il lavoro, la famiglia, gli amici all’età di 44 anni. Vi assicuro che non è un colpo di testa: Angela ha alle spalle una lunga esperienza di lavoro, vari impegni di volontariato in parrocchia e nella società civile ed ha ponderato e vagliato la sua decisione nella Preghiera e nell’ascolto della volontà del Signore. Cosa farà in Thailandia per 5 anni? Aiuterà oltre che la missione di Mae Suay anche le altre missioni del PIME in Thailandia per il lavoro di ufficio e di corrispondenza con gli amici Italiani e aiuterà nel progetto sanitario delle suore Camilliane a favore di disabili, anziani e ammalati di AIDS. Come potete capire aiuterà anche le altre missioni, ma la Missione di Mae Suay le farà da base e da casa. Auguri a lei che dovrà affrontare lo studio della lingua Inglese e lo studio della lingua Thai.
Da Maggio di quest’anno l’Holy Spirit Catholic Center è “fondazione” con il nome di “Duang Jai Pho” (“Duang Jai Pho” è il titolo del libro tradotto in Thailandese che raccoglie gli scritti di p.Corrado Ciceri, fondatore del Centro di Mae Suay. “Duang Jai Pho” significa “Cuore di padre” e si rifa idealmente alle intuizioni avute dal fondatore del Centro di Mae Suay). Diventare “Fondazione” significa diventare figura giuridica di fronte alla società Thai dando modo al governo di rendersi conto che la religione Cattolica ha degli effetti positivi anche a livello sociale come conseguenza del Comandamento dell’Amore vissuto ed attuato dai cristiani.
P. Maurizio e i due “full time Catechists” sono stati invitati in Bangladesh a condividere la loro esperienza di accompagnamento dei catecumeni in un seminario organizzato da Saveriani e PIME a cui sono stati invitati anche 10 rappresentanati per ogni diocesi. È stata una esperienza molto bella soprattutto per Pietro e Lisang che hanno potuto assaporare la vita della Chiesa in un’altro paese a maggioranza non cristiana.
Questo mi sembra tutto per ora (qualcuno dirà: “meno male!”). Grazie per l’amicizia e la costanza con cui ci seguite. Vi chiediamo un sostegno nella preghiera, perchè il Signore benedica la nostra “impresa” di costruire uomini nuovi. Ne siamo convinti, la società nuova, il mondo nuovo lo si costruisce soltanto formando uomini avendo come modello l’Uomo Nuovo per eccellenza che Dio ci rivela nel Natale: Gesù di Nazareth!
Buone feste a tutti!
P.Giovanni, P.Maurizio e P.Raffaele.
“Tutta l'attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell'uomo: cerca la sua evangelizzazione mediante la Parola e i Sacramenti, impresa tante volte eroica nelle sue realizzazioni storiche; e cerca la sua promozione nei vari ambiti della vita e dell'attività umana. Amore è pertanto il servizio che la Chiesa svolge per venire costantemente incontro alle sofferenze e ai bisogni, anche materiali, degli uomini. L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale...
.....La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi: « Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno » (At 2, 44-45). Il nucleo essenziale è però rimasto: all'interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa.
....Con il passare degli anni e con il progressivo diffondersi della Chiesa, l'esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali, insieme con l'amministrazione dei Sacramenti e l'annuncio della Parola: praticare l'amore verso le vedove e gli orfani, verso i carcerati, i malati e i bisognosi di ogni genere appartiene alla sua essenza tanto quanto il servizio dei Sacramenti e l'annuncio del Vangelo. La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola.
....raccogliamo dalle nostre riflessioni due dati essenziali:
a) L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.
b) La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario. Al contempo però la caritas-agape travalica le frontiere della Chiesa; la parabola del buon Samaritano rimane come criterio di misura, impone l'universalità dell'amore che si volge verso il bisognoso incontrato « per caso »
...in essa (nella Chiesa) pulsa la dinamica dell'amore suscitato dallo Spirito di Cristo. Questo amore non offre agli uomini solamente un aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell'anima, un aiuto spesso più necessario del sostegno materiale.
Ma quali sono, ora, gli elementi costitutivi che formano l'essenza della carità cristiana ed ecclesiale? Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, la carità cristiana è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione, i carcerati visitati, ecc.
La carità, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. È in gioco sempre tutto l'uomo. Spesso è proprio l'assenza di Dio la radice più profonda della sofferenza. Chi esercita la carità in nome della Chiesa non cercherà mai di imporre agli altri la fede della Chiesa. Egli sa che l'amore nella sua purezza e nella sua gratuità è la miglior testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. Egli sa che Dio è amore (cfr 1 Gv 4, 8) e si rende presente proprio nei momenti in cui nient'altro viene fatto fuorché amare. Egli sa — per tornare alle domande di prima —, che il vilipendio dell'amore è vilipendio di Dio e dell'uomo, è il tentativo di fare a meno di Dio. Di conseguenza, la miglior difesa di Dio e dell'uomo consiste proprio nell'amore. È compito delle Organizzazioni caritative della Chiesa rafforzare questa consapevolezza nei propri membri, in modo che attraverso il loro agire — come attraverso il loro parlare, il loro tacere, il loro esempio — diventino testimoni credibili di Cristo. (...)
Per quanto concerne i collaboratori che svolgono sul piano pratico il lavoro della carità nella Chiesa, l'essenziale è già stato detto: essi non devono ispirarsi alle ideologie del miglioramento del mondo, ma farsi guidare dalla fede che nell'amore diventa operante (cfr Gal 5, 6). Devono essere quindi persone mosse innanzitutto dall'amore di Cristo, persone il cui cuore Cristo ha conquistato col suo amore, risvegliandovi l'amore per il prossimo. Il criterio ispiratore del loro agire dovrebbe essere l'affermazione presente nella Seconda Lettera ai Corinzi: « L'amore del Cristo ci spinge » (5, 14). La consapevolezza che in Lui Dio stesso si è donato per noi fino alla morte deve indurci a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui per gli altri.”
Lettera da : P.Pietro Premarini - Missionario comboniano, Chicago
Rev.do don Giambattista ed amici Ufficio Missionario di Bergamo,
Natale è il tempo speciale per lo scambio dei doni, e questo è perché Dio Padre ha condiviso con noi il più grande dono, che supera ogni immaginazione umana, il dono del suo unico Figlio. Dobbiamo essere aperti al dono di Dio, prepararci e essere pronti a riceverlo, perché un dono, anche il più spettacolare, non c’è un dono se non è accettato.
Celebrando l’amore divino che si fa umano, siamo invitati a rinnovare i nostri sforzi per essere amorevoli e generosi, e così passare il dono natalizio d'amore alle nostre famiglie, ai nostri amici e conoscenti, e questo che vorrei fare.
Come già sapete ora io mi trovo in una parrocchia di afro-americani a Chicago.
Lo scorso Novembre ho avuto la possibilità di ritornare in Uganda per un paio di settimane per l’occasione della solenne chiusura del 75mo Anniversario della fede in Karamoja, dove ho lavorato per ben 27 anni.
Porgendovi i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo,
Cari saluti.
P.Pietro Premarini
missionario comboniano
Chicago
Lettera da : P. Alberto Rovelli - Missionario in Mali
Carissimi,
quest’anno per gli auguri di Natale mi faccio aiutare da Mamu, una ragazza, così era sembrata a me la prima volta che l’ho incontrata sotto i portici del mercato di Macina un anno fa. La sua storia sembra non avere fine.
Mamué il diminutivo di Mariam, piccola Maria, non ha avuto molto dalla vita; rimasta orfana di padre e di madre, la zia materna ha fatto in fretta a rubarle tutti i beni (vestiti, alcuni gioielli) e a cacciarla di casa... pare che desse segni di squilibrio mentale. Un giorno Mamu é stata data in sposa ad un tipo che si diceva capace di metterla in riga: umiliazioni e botte é stato il pane quotidiano per alcuni anni, poi Mamu é fuggita di casa... ormai matta, irrecuperabile.
Quando l’ho incontrata era vestita male, con abiti sudici, i capelli arruffati, la pelle screpolata per la mancanza di igiene; quel che più mi aveva impressionato erano i suoi occhi: due occhi sbarrati dalla paura, in continuo movimento per depistare un eventuale pericolo... e quel suo filo di voce che chiedeva: “Buru!” (= pane).
Avrei voluto sapere dove abitava e perché viveva in strada, ma lei continuava a dire: “Buru!”. Accanto, sul ciglio della strada, una mamma vendeva delle frittelle, do una moneta alla mamma che pensa a dar da mangiare a Mamu... poi mi allontano.
Vado a casa di François, il responsabile della comunità cristiana di Macina, come maestro in pensione lui sicuramente conosce parecchia gente e assieme riusciremo a trovare i parenti di Mamu.
Assieme, François ed io incontriamo Mamu, almeno una volta la settimana; vogliamo far nascere in lei la fiducia.
Un giorno in accordo con lo zio paterno proponiamo a Mamu di tornare a casa perché suo zio Sidi é molto preoccupato per lei. Il tentativo fallì, Mamu scappò...Scapperà ancora altre volte, ma incontro dopo incontro, una pagnotta oggi, un frutto domani, un giorno Mamu si é lasciata portare a casa dello zio. Eravamo contenti. Siccome era la stagione dei manghi abbiamo improvvisato una festicciola, con un cesto di manghi... Alcuni vicini avevano invaso il piccolo cortile di casa, curiosi di sapere se la matta era guarita, liberata dagli spiriti, dato che io scherzavo con lei tirandole il naso e le orecchie. Era passato un mese da quando Mamu viveva con lo zio; era felice, si teneva pulita, i capelli erano tenuti bene. Dentro di me dicevo:” Forse ce la fa a ritrovare la sua dignità di donna.” Ero contento. Poi, un giorno la rivelazione, con un sottile filo di voce, Mamu dice alla zia:” Il mio ventre gofia e non ho fame!” Senza tante parole dico alla zia che é meglio passare una visita medica; alla maternità danno conferma ai dubbi:” Incinta da tre mesi, almeno!” In me scoppia la collera: chi ha potuto abusare di una povera ragazza malata mentale?! Non lo si saprà mai.
Durante i nove mesi di gravidanza, la zia ha usato tutti i modi e metodi per far capire a Mamu che aspettava un bambino; se il suo ventre diventava grosso non era per malattia; fra pochi mesi avrebbe avuto tra le braccia un bambino.
Mamu capisce qualche cosa, ma capisce male, dimentica... e anche ora che il bambino é nato si dimentica di dare il seno quando il bambino piange; dice alla zia: “questo bambino non é mio, é tuo perché vuoi darlo a me?”
Alcune settimane prima della nascita del bambino, Sidi mi chiede se ho una preferenza sul nome da dare al bambino; non capisco perché mi faccia questa domanda: di solito é il capo famiglia che dà il nome al neonato.
Alcuni giorni dopo la nascita del bambino, Sidi mi interpella ancora :"Tu sei cristiano della famiglia di Issa (= Gesù) ti sei preoccupato tanto per Mamu, allora chiamiamo questo bambino:Issa."
Mi direte che sono coincidenze: Mamu Issa... Maria Gesù, non vi nascondo di aver pianto per lo stupore...
Buon Natale
P. Alberto Rovelli
missionario in Mali
Lettera da : Sara dal Camerun
Carissimi,
dopo un lungo silenzio, mi faccio viva per raccontarvi ciò che sto vivendo in questo ultimo mese.
Dopo quasi 3 anni della mia presenza qui in Camerun, all’estremo nord tra i Guiziga, quest’anno in modo speciale, sono riuscita ad apprezzare e capire ancora di più la festa dei raccolti alla quale questa etnia tiene in modo particolare.
Cercherò di descrivervi come si svolge questa cerimonia: si svolge sempre durante la celebrazione eucaristica con le letture proprie del ringraziamento. Di solito la Chiesa o l’area di preghiera è sempre colma di gente e mentre aspetti che arrivino tutti, è un piacere vedere che da ogni dove arrivano piccoli e grandi con la loro calebas (catino) sulla testa carica di ogni ben di Dio. Da notare che diverse donne arrivano con un carico a 3 piani con qualità diverse di raccolto (miglio, arachidi, fagioli).
La messa è animata da canti vivaci e che portano a danzare. La Parola di Dio è seguita con attenzione e di solito dopo il Vangelo, il sacerdote o missionario, cerca di spiegarne il senso e la gioia di questo gesto che si potrebbe sintetizzare così: da Dio riceviamo tutto e manifestiamo la nostra gratitudine offrendo a Lui quello che possiamo.
Dopo la preghiera universale, c’è la questua , momento in cui tutti, ma proprio tutti, si mettono in coda e danno quello che hanno in denaro. Poi inizia il secondo offertorio, in natura, e qui devo dire che è un piacere sino ad essere commovente vedere che a partire dai bambini di 4/5 anni, cantando in fila indiana, seguiti dai ragazzi e dai giovani dei vari movimenti e poi da tutti gli adulti, con la stessa gioia e canto vengono verso l’altare, così i sacchi che sono tenuti davanti all’altare stesso da alcune persone di buona volontà, pian piano si riempiono delle offerte fatte a Dio.
Il terzo offertorio svolto dai vari movimenti e gruppi, consiste nell’offrire al sacerdote sapone, biscotti, fiammiferi, arachidi grigliate e polli necessari al suo sostentamento.
Quello che mi ha sempre colpito è il fatto che ognuno da ciò che può, ma con grande gioia che anche dopo la messa manifestano, fuori dalla chiesa, continuando a cantare e danzare al ritmo del TAM-TAM.
Sono i nostri cristiani che preparano e organizzano questa festa alla quale tutti tengono, ma devo dire che anche chi non è cristiano (animista, mussulmano) desidera dare qualcosa per dire il suo grazie al Signore.
La festa dei raccolti è una festa che coinvolge così tutto il villaggio e corrisponde da noi alla festa del ringraziamento.
Tanto per darvi un’idea, quest’anno non ho il numero esatto, per il momento, di tutto ciò che è stato raccolto, però posso dirvi che sono stati raccolti, solo in miglio, ben 70 sacchi e in più tutto il resto.
È vero, sembra tanto, ma i villaggi che compongono la parrocchia sono quasi cinquanta e quello che viene raccolto serve per il mantenimento del prete tutto l’anno.
Rileggendo queste righe, mi sembra di non essere riuscita a darvi un’idea di quello che si vive, soprattutto il clima e l’atmosfera che si respirano, bisognerebbe essere presenti e viverlo di persona. Mi auguro che un giorno potrete farlo e lasciarvi commuovere dalla generosità e dalla gioia di questa gente che anche nella sofferenza trova la forza di sorridere e danzare per ringraziare Nostro Signore!!!
Ecco come sto vivendo questo Avvento, nella gioia del ringraziare Dio per i doni che ci fa attraverso la madre terra, e soprattutto preparandoci con gioia all’arrivo di quel Bambino che ogni anno decide di nascere per noi e rimanere con noi e renderci felici, non solo materialmente ma soprattutto spiritualmente e moralmente.
Con affetto ed amicizia, buon avvento a tutti e a risentirci presto.
Sara dal Camerun.
Lettera da : Suor Bertilla Capra - Missionaria del PIME in India
Carissimi,
è Natale! E con il S. Natale, giunge per noi del “Vimala”, l’ora in cui, oltre scambiarci i tradizionali auguri, vogliamo rinnovarvi i nostri ringraziamenti e ricordarvi del grandissimo affetto che vi portiamo.
Vorremmo tanto comunicare più di frequente, ma ciò spesso diventa difficile, poiché, come ben sapete,il lavoro aumenta ogni giorno.
Quello di cui vi possiamo assicurare è che comunque siete sempre nei nostri cuori e nelle nostre preghiere quotidiane.
In questo periodo natalizio è bello pensare e riflettere sul grande dono che il Buon Dio ci ha fatto con la Natività:Gesù è il Verbo si è fatto carne per venire ad abitare tra noi, come uno di noi”. Grande dono che ci ha raggiunti tramite la Sacra Famiglia di Nazareth.
La famiglia: Come vorremmo che il mondo intero fosse una grande famiglia, dove come Gesù insegna, divisioni, dissensi, incomprensioni, soprusi non devono esistere, soprattutto nel nome di Dio. Ingiustizie e violenze sono il rifiuto della Sua Parola.
Aiutateci a pregare cosicché Gesù, Luce del mondo, possa aprire il cuore ed illuminare le menti a tutti gli uomini, affinché la pace e la fraternità ritornino a guidare il mondo. Con gratitudine, che sempre è la memoria del cuore, da tutti noi del “Vimala’’, tanti auguri con un immenso grazie per tutto ciò che avete fatto e che continuate a fare per noi.
Suor Bertilla Capra
Missionaria del PIME in India
Lettera da : Aff.mo d. Lorenzo Frosio - Missionario in Papua Nuova Guinea
Carissimo Ufficio Missionario,
le immediate feste natalizie, mi invitano a un pò di “riposo” dalle fatiche giornaliere, e, pensandovi, mi invogliano a scrivere due parole...
Comunicare diventa quindi fondamentale, così vogliamo raccontare il Cristo che portiamo alla nostra gente, o una comunicazione adeguata, a contatto diretto con la vita, con le necessità e con le realtà delle persone alle quali ci riferiamo.
Gli impegni pastorali si alternano tra gioie e difficoltà in avventurosi viaggi per raggiungere comunità lontane. Tutto questo, via mare o mettendosi in cammino, per essere vicini a isolate famiglie sperdute sulle montagne. Importante e’ raggiungere h comunità, sostare qualche giorno con loro, dare un po’ di serenità in tanta povertà.
Poveri di tutto, ma con una forte carica di fede nei piccoli fatti di ogni giorno. Con loro, I poveri, e’ la nostra strada privilegiata d percorrere.Anche se non ci sono migliori future prospettive, non c’e’ alcuna opportunità di lavoro e la scuola difetta di mezzi necessari; anche se la terra, unico sostegno per le famiglie, e’ sempre più dura e arida da lavorare, indubbiamente il Signore da’ a tutti la grazia e la forza necessaria, al momento opportuno, giorno dopo giorno, di vincere le difficoltà.
Quello che e’ importante, e’ spendere la propria vita per le grandi cause del Vangelo. La Missione oggi e’ questo impulso verso altra gente per condividere con loro la ricerca religiosa. Da questo impulso si insegna e si impara come annunciare la Buona Notizia e si ascolta attentamente quanto di buono hanno da offrirci.
Da sempre si e’ parlato di diversa mentalità e nello stesso tempo di reciproco rispetto. Entrare in un altro mondo e tentare di assumere un processo di inculturazione, ha un prezzo da pagare: accettare i lunghi tempi, camminare a piccoli passi, imparare il loro linguaggio e abitudini, e mettersi al loro servizio.
La famiglia, per esempio, ha massima importanza. La persona e’ legata da obblighi e relazioni profondissime ed e’ obbligata a dare risposte e rispetto.
Tentiamo di imparare a leggere ‘i segni dei tempi”: nuove situazioni, aspettative, interessi e scelte. Ascolta, impara e annuncia: la chiesa va inventata volta per volta. Per questo il programma precedente a volte e’ del tutto irrealizzabile.
Si sa come l’esperienza missionaria produca ma nuova mentalità di stile e di atteggiamenti. Si e’ chiamati a mettere al centro della nostra azione la persona, a cu dare tempo e attenzione, tutto questo nello stile di Gesù’ di Nazareth, che cercava e provocava l’incontro personale.
Fa piacere quando, la gente parla di un progresso umano generale nell’operare delle persone. La chiesa ha la sua importanza vitale. ‘E naturale, che camminando dentro la storia, la Chiesa invogli persone a un positivo cambiamento e, nello stesso tempo, a tir parte attiva di una comunità e società con regole precise e definite.
Il mondo cambia. Anche il missionario e la Missione devono cambiare.Un tipo di missione ottima, gloriosa ed entusiasmane ha finito il suo ciclo. Non per questo la missione sparisce. Ha invece bisogno di assumere nuovi accenti.
Si finisce un ciclo, e sta germogliando un altro.
Catechisti e persone laiche assumono sempre più grosse responsabilità. Sono loro, i laici,.a portare avanti la chiesa. Nel confronto serio e concreto, c’e’ la necessità di inventare nuove forme di ministeri capaci di corrispondere alle esigenze del momento. Il laicato, consapevole di sé, chiede istruttivi momenti di formazione. Sono essi, i catechisti, una sicurezza per il futuro di questa chiesa. Loro stessi saranno i responsabili delle sei-otto nostre nuove comunità di venti, trenta persone: comunità tutte da inventare.
Lo scrivere diventa così importante punto di riferimento, in continui e diretti contatti con casa, amici e comunità, con cui condivido gioie e speranze.Tutto questo mi da’ tanta fiducia e gioia.
Nell’appassionante impegno di ognuno e nell’impossibilita’ di un’adeguata preparazione, e’ consolante l’evangelica promessa: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza”(2Cor. 12 :9).
Approfitto per il mio più caro augurio di un Santo Natale e prosperoso Anno Nuovo.
Aff.mo d. Lorenzo Frosio
missionario in Papua Nuova Guinea
Repubblica Democratica del Congo 20 marzo 2008.
oggi Giovedì Santo, siamo andati alla celebrazione della Santa Messa, oltre due ore e mezza. Mi guardavo attorno ed era un’esplosione di gioia, di canti, piccole danze nei banchi, trilli di gioia, un alzarsi di mani verso il cielo. Ma un fatto mi ha colpito: al momento dell’offertorio, avevo dimenticato di prendere i soldi, quasi al termine della fila, che andava all’altare a portare l’offerta (qui si esce dai banchi e si va verso l`altare dove due persone tengono un cesto) tutto in danza, una bambina di una decina d`anni, vedendo che non mi ero mosso, mi dona 50 franchi congolesi, per andare a deporli nel cesto (per questi poveri e` ancora qualcosa, si possono comprare 3 banane, probabilmente era la sua cena). Ho gentilmente rifiutato, spiegando che sarei andato alla fine della Messa, ma anche verso la fine della messa si ripete lo stesso gesto. Ho pensato al dono gratuito di questa bambina che neanche mi conosceva e al senso della Pasqua; credo che questo semplice gesto di dono gratuito e l’esplosione di gioia nei canti, siano un contorno del mistero pasquale. L’augurio è che possiamo vivere la Pasqua in un clima di vera gioia e serenità, sorretti dalla speranza che è la tenera ala della fede. Auguri di buona Pasqua ciao
Ivo Lazzaroni, missionario laico
Italia, 2008
Missionari per dono… La vocazione missionaria è un dono…racconta l’esperienza. Se oggi sono Missionaria Comboniana, lo sono perché Dio l’ha voluto ed è Lui che ha messo nel mio cuore il seme della vocazione missionaria che piano piano è maturato e cresciuto dando il suo frutto. E così posso dire che tutto è stato ed è “grazia", “dono”… Un dono che non ho voluto tenere solo per me ma che in tutti questi anni ho cercato di condividere con quanti il Signore ha messo sul mio cammino, in particolare il popolo centrafricano. Forse in tutto questo, anche il mio cognome “Donadoni” potrebbe dire qualcosa, ma di una cosa sono sicura: anche se oggi mi trovo in Italia, io sento più che mai di essere missionaria e questo per dono perché la missione non è una strada che mi sono inventata io o un sentiero che mi sono disegnata secondo i miei gusti. La missione è una strada che è stata pensata prima di tutto da Dio e custodita nel segreto del suo essere da sempre. Ed io l’ho scoperta nel silenzio, nella preghiera, nell’intimo del cuore, dove, all’improvviso, è germogliata. Ogni volta che mi sono preparata a partire per la missione, mi sono sempre sentita spinta da un desiderio di “passione per l’Africa”, sognando tante volte ad occhi aperti di appassionarmi, innamorarmi, solidarizzare con il popolo centrafricano. E il Signore mi ha sempre preso in parola e mi ha fatto assaporare e pagare qualcosa di concreto di questa passione che è stata un insieme di gioia e dolore, speranza e lotta, impegno e sacrificio, vita e morte. Tutto, grazia di Dio! Tutto, un dono! E dai sogni alla realtà concreta di un quotidiano vivere fatto di piccole cose, semplici e insignificanti ai nostri occhi ma non a quelli di Dio, dove ho visto con i miei occhi e toccato con mano che la vocazione missionaria, che la missione è e sarà sempre un dono di Dio e che solo condivisa in umiltà, disponibilità e fedeltà, genera vita e fraternità con gli altri. Oggi, riconosco che tutto ciò che questa vocazione missionaria mi ha chiesto, è stato un dono, anche la terra, la famiglia, gli amici, il lavoro che ho lasciato, perché c’è stata la promessa del Signore e sulla sua parola mi sono sentita di scommettere tutto. Dio mi aveva fatto capire che la missione sarebbe stata una benedizione per me missionaria, fonte di ricchezza spirituale, umana e religiosa, fonte di benedizione e di vita per il popolo che mi avrebbe accolto. La vocazione missionaria è un dono che ho ricevuto da Dio e che voglio condividere a mia volta perché la missione è una scelta di vita per donare le proprie energie, la propria vita in vista della costruzione dei “cieli nuovi e terra nuova” che sono il sogno di Dio. L’esperienza di missione che mi è stata donata di fare nei miei 16 anni di vita vissuta in Centrafrica mi ha fatto capire che l’importante non è il fatto di avere tante cose o di sapere molto ma ciò che conta veramente è la persona perché “sacra”. E una cosa che mi ha sempre colpita sin dal mio primo arrivo in questo paese è stato il sorriso delle persone. Sembra perfino un paradosso in un ambiente così povero, dove si vive a fatica, riuscire ancora a regalare un sorriso così caldo e genuino: donne e bambini vestiti con pochi cenci strappati e sporchi, con i segni fisici della fame durante la stagione secca, riescono a trasmettere con quel riso una sincera serenità che difficilmente ho percepito nei volti dei bambini e degli adulti di questa nostra società moderna, sempre più egocentrici e mai soddisfatti di quello che possiedono. Questo non mi ha lasciata indifferente e non sono rimasta impassibile di fronte a ciò, anzi mi ha portata a riflettere su queste due realtà opposte per chiedermi se il valore più importante sia la ricchezza materiale o quella d’animo. Missionaria per dono: per offrire la mia vita mettendola a servizio di questo popolo che a sua volta si è fatto dono per me con la sua ospitalità e accoglienza, con quel farmi “sentire a casa” e non estranea, con la pazienza e tanto amore, attraverso una fede semplice e una grande speranza in un futuro migliore. Quindi questo essere missionaria per dono ha significato per me “un dare” e “un ricevere”. E il ricevere è stato una grande sorpresa perché in concreto, mi ha educata, cambiata e convertita. Sono state le persone incontrate, la sofferenza condivisa, il pane spezzato insieme che mi hanno evangelizzata facendomi dire con il cuore che veramente la “missione è dono”. E questo mi ha messo su strade nuove di umanità. Missionaria per dono, oggi, qui in Italia, per condividere le meraviglie vissute e testimoniate lungo il cammino con la certezza che anche questo ritorno in patria è caratterizzato dalla reciprocità perché la missione appartiene a coloro i cui nomi sono scritti nel cielo. In qualunque posto io sarò sempre “missionaria per dono” e questo sino agli estremi confini della terra.
Sr. Rosaria Donadoni Missionaria Comboniana
Thailandia
Molto Rev.do don Giambattista, con tanto piacere ricevo dal Centro Missionario le notizie e gli aiuti. La Diocesi di Bergamo si fa onore per le vocazioni missionarie; generosi giovani che si mettono a servizio della Chiesa per proclamare il Regno di Dio. Di cuore ringrazio per il suo costante periodico “Il Sassolino nella scarpa”. Sono sr. Elisabetta Cavagna chiamata sr. Elisa delle Suore di Maria Bambina e sono nativa di Bonate Sotto. Partita per la Birmania nel maggio 1952, dopo 14 anni di apostolato nello stato Shon Kengtung sono stata espulsa dal governo con altre 27 consorelle. Questo fu nel 1966. Il desiderio dei miei superiori era che qualcuno fosse ancora vicina alla Birmania per essere di aiuto alle sorelle rimaste. Con altre due consorelle fui scelta per una missione in Tailandia. Il 22 luglio dello stesso anno arrivammo a Chiang Mai a 65 km dalla frontiera birmana. Da quel giorno in poi sono frequenti gli incontri con le nostre sorelle di quel paese. Il nostro lavoro viene fatto in collaborazione con i missionari , all’inizio i Revv.Padri del Sacro Cuore di Betharram. A Chiang Mai abbiamo trovato famiglie cinesi e birmane rifugiate in quella zona. Questa missione in poco tempo si è sviluppata in una bella comunità anche di cristiani tribali. Abbiamo aperto la scuola professionale di taglio e cucito per le giovani il cui scopo era di tenerle lontane dalla prostituzione. Grazie al Signore e ai buoni sostenitori, questa opera ha dato buoni frutti. Nel frattempo sono arrivate altre sorelle dall’Italia e così si è dato mano alla scuola elementare e media della missione. Nel 1990 sono stata mandata alla missione di Wrang Pa Pao, 90 km da Chiang Mai, dove tre consorelle prestavano servizio dal 1983. Una parrocchia con 50 famiglie cattoliche e una piccola scuola di 170 studenti e poi visite ai villaggi del distretto. Attualmente abbiamo 1700 studenti dall’asilo alle scuole medie superiori con ammesso il convitto per 120 ragazzi/e di varie tribù e 20 giovani nella scuola professionale di taglio e cucito. Famiglie povere e rifugiati del Laos e Birmania sono a carico delle suore. Il lavoro aumenta e le forze vengono meno, quattro sorelle sono tornate alla casa del Padre. Dopo 30 anni di preghiere per le vocazioni, nel 1996 alcune giovani hanno chiesto di fare esperienza con noi e così si è iniziato a mandare giovani in India, per la formazione. Oggi, grazie al Signore, abbiamo due suore di voti perpetui, sei giovani professe e due novizie. Quanto devo al Signore per quanto mi ha donato in questi 55 anni di missione! Ne sia benedetto. In questi miei anni di vita missionaria ho sperimentato quanto è importante la testimonianza evangelica e la preghiera: si semina tra gente buddista e pagana, chi raccoglie non ha importanza. Mi ricordi nelle sue preghiere. Grazie. Porgo cordiali saluti assicurando la mia vicinanza nella preghiera
Dev.ma Elisabetta Cavagna
Papua Nuova Guinea
Carissimo don Giambattista e amici del Centro Missionario, di ritorno alla terra di missione ho cominciato l’attività nella nuova isola di Fergusson, con gente nuova, ma con culture affini. E’ naturale ricordare le tante persone, ringraziandole. Una particolare gratitudine va al Centro Missionario con i suoi cari operatori e i suoi benefattori: essi ci sono sempre vicini con la preghiera, il sacrificio e l’aiuto economico. Ho sperimentato tanta generosità in parrocchie, gruppi, famiglie e amici che animano la solidarietà in profondo silenzio. L’offerta diventa così capacità di essere fratello nell’amore di Dio e nella sua attenzione al povero. Tutto questo aiuto spirituale e materiale nell’amicizia è essenziale a noi missionari. Sto cercando di conoscere questa gente manifestando il mio rispetto e prossimità, scoprendo che lo Spirito Santo è presente e attivo in ogni comunità. Solo lui guarisce e riconcilia a partire dalle divisioni e disparità. In questo guardarmi intorno non c’è bisogno di inventare altri programmi e teorie. Il programma è lì, è una Persona, è Cristo. Nel suo nome la Chiesa deve annunciarlo soprattutto là dove il Vangelo non costituisce un punto di riferimento nei modelli culturali o stili di vita, specie nelle organizzazioni sociali, politiche ed economiche. Solo in questa piena realizzazione in Lui, la Chiesa diventa missione. Di pari passo si procede poi alla corretta educazione, al comperare cibo, al curare una malattia o al costruire scuole o cappelle nelle svariate attività pastorali, sempre a servizio dell’evangelizzazione. Non sono venuto in Papua a risolvere i problemi di questa gente. Nel visitare villaggi e comunità, posti sulla costa o nell’interno, cerco solo di creare unità, di essere rispettoso del povero e della sua voce. Una voce che rappresenta reali esigenze per promuovere dignità e diventare punto di riferimento per la logica evangelica della condivisione. In poche righe, questo è il lavoro che ci attende. Tutto questo, per tutti noi, richiede sia un cammino di maturazione, lungo e metodico, si a un cammino di fede, che non bruci le tappe, lasciando i naturali tempi di ciascuno. Così viene annunciata la salvezza operata dal Padre in Cristo, nell’azione dello Spirito, senza pretese di giudizi o imposizioni. Ancora grazie e sinceri auguri di Natale di pace, di gioia e serenità alle tante famiglie con particolare benedizione a tutti i vostri bambini. Un abbraccio.
Don Lorenzo Frosio, missionario in Papua Nuova Guinea
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