Premio “Beato Giovanni XXIII” 2009
Oltre la stima e la riconoscenza, il dovere di seguire l’esempio
Per i missionari e le missionarie della nostra terra.
E’ questa la considerazione di fondo che ha spinto i promotori del Premio “Beato Giovanni XXIII” a precisare nel bando di concorso per l’anno 2009 le finalità del premio stesso. Non solo far conoscere e valorizzare l’azione dei nostri missionari e sottolinearne la testimonianza di vita e di fede, ma soprattutto indicarli come ‘paradigmi’, esempi di stile e di scelte di vita capaci di sollecitare anche le nostre comunità parrocchiali a vivere l’impegno pastorale nel segno di una testimonianza profetica e coraggiosa.
Sappiamo bene che si tratta di realtà diverse e quindi di approcci e di modalità operative che non possono essere esportate in fotocopia. Ma il Vangelo è uno solo e non è suscettibile di interpretazioni. Cambiano i tempi, è vero, cambiano luoghi, culture, tradizioni. Ma la fedeltà al Vangelo esige sempre scelte coerenti da parte di chi ha preso sul serio il dovere della testimonianza. E a tutti noi il Vangelo chiede di fare la nostra parte. Missionari qui. Un dovere che ci viene dal Battesimo che abbiamo ricevuto.
Mettiamoci al lavoro, dunque, per rispondere con un entusiasmo ancora maggiore alla proposta di segnalare entro il prossimo 11 ottobre la candidatura dei missionari che nelle nostre parrocchie si sono formati e che dalle nostre comunità sono partiti, uomini e donne al servizio del Vangelo che, sotto ogni cielo, stanno scrivendo con la loro vita pagine importanti sul “libro delle missioni”. Sono missionari che conosciamo, che ci stanno a cuore, ma spesso sono poco conosciuti oltre l’ombra …del proprio campanile.
E’ ora di fare ‘pubblicità’. E finalmente si tratta di una pubblicità corretta che non vuole vendere prodotti (di cui così spesso non abbiamo bisogno), ma di proporre comportamenti di vita più responsabili e coerenti (di cui abbiamo, invece, tanto bisogno). Una pubblicità che offre alla nostra esperienza di testimoni un po’ spenti, la possibilità di conoscere, di apprezzare e di misurarci con testimoni appassionati e fedeli, profetici e coraggiosi, a volte silenziosi, un po’ defilati per loro scelta o per quel tipo di carattere un po’ schivo, quasi rude –solo in apparenza- che contraddistingue noi bergamaschi. “Carater dèla rasa bergamasca: fiama de rar, sòta la sender brasca”.
E’ dalla brace, sempre accesa sotto la cenere, che divampa il fuoco della missione. Anche grazie a qualche soffio generoso da parte nostra.
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