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Lettera da: P.Angelo Besenzoni
Benedetto XVI in Angola.
La scelta del Papa di visitare l’Angola è stata sentita dalla nostra gente come un onore e un gesto di predilezione. In Camerum il Papa doveva andare per presentare il documento preparatorio del secondo Sinodo sull’Africa che si svolgerà in ottobre sul tema: “La Chiesa in Africa a servizio della giustizia e della pace”. Come seconda tappa del suo viaggio il Papa ha scelto l’Angola. Certamente come omaggio al paese dell’Africa sub-sahariana che accolse per primo il Vangelo (piú di 500 anni fa); probabilmente anche per incoraggiare, con la sua parola di pace e di speranza, una nazione che, dopo l’oppressione coloniale, per trent’anni è rimasta vittima di lotte fratricide e solo ora riesce ad uscire dal tunnel della guerra per gettare le basi del suo sviluppo
La visita di tre giorni del Santo Padre ha toccato solo Luanda, ma ha coinvolto tutto il Paese. Il Papa ha avuto incontri particolari con le autorità del paese, con i vescovi, con missionari, sacerdoti e religiose, con i giovani e con le donne impegnate nella promozione sociale.
Alle autorità ha ricordato che la preoccupazione principale di chi amministra dev’essere la “realizzazione delle aspirazioni fondamentali delle popolazioni più povere”. Ed ha invitato a costruire un paese che “libero dall’avidità, dalla violenza e dal disordine”, “promuova i diritti umani, un governo trasparente, una magistratura indipendente, una comunicazione sociale libera, un’amministrazione pubblica onesta, una rete di scuole ed ospedali che funzionino in modo adeguato e la ferma determinazione di … finirla una volta per tutte con la corruzione.”
Parlando a sacerdoti, religiose e catechisti il Papa ha ricordato il senso dell’evangelizzazione: “siamo convinti che senza Cristo la vita è incompleta, manca la realtà fondamentale. Non facciamo ingiustizia a nessuno se mostriamo Cristo”. Il papa ha ricordato che Cristo vince la morte e tutti i poteri oscuri, che qui ancora molta gente teme, “giungendo al punto di accusare di stregoneria bambini e anziani innocenti”.
“Incontrare i giovani fa bene a tutti! – ha detto il papa ai giovani – A volte hanno difficoltà, ma portano con sé tanta speranza, tanto entusiasmo, tanta volontà di ricominciare.”
E ai giovani che sabato pomeriggio gremivano lo stadio cittadino, il Papa ha detto : “Dio fa la differenza… Anzi, ci rende differenti, ci fa nuovi! … La forza del futuro sta dentro di voi, come la vita sta dentro il seme. Voi siete un seme lanciato da Dio, che porta nel cuore la forza dello Spirito Santo. Ma per passare dalla promessa di vita al frutto, l’unico cammino è dare la vita per amore.”
Le donne, ha detto il papa, alle rappresentanti dei movimenti di promozione della donna, sono coloro che possono “dare spazio alle ragioni del cuore”. In mezzo alla povertà, alla guerra, alle emergenze “sono quasi sempre le donne che mantengono intatta la dignità umana, difendono la famiglia e tutelano i valori”. Ed ha ricordato gli esempi di Teresa Gomes, angolana morta nel 2004, coraggiosa difensora della chiesa nel tempo della persecuzione religiosa, e quello di Maria Bonino, medica pediatra italiana, volontaria qui in Angola, morta nel 2005 contagiata mentre lottava contro la febbre di Marburg.
La nostra parrocchia, nei sobborghi della capitale è stata particolarmente benedetta perché ha ospitato sul suo territorio l’evento centrale dalla visita papale: la messa di Domenica 22 marzo. Erano presenti piú di un milione di persone sulla spianata del locale cementificio. Per un giorno non abbiamo pensato al traffico pesante e alle polveri sottili (e non) vomitate dalle ciminiere, e abbiamo respirato l’aria di festa di migliaia di pellegrini che da tutta l’Angola si sono riversati qui per pregare con il Papa.
La Chiesa angolana celebrava in questa domenica la festa della riconciliazione. Il papa ha ricordato “la forza distruttiva della guerra civile, la caduta nella voragine dell’odio e della vendetta, la dilapidazione degli sforzi di generazioni di gente buona”. “La riconciliazione - ha detto il Santo Padre - può essere solo frutto di una conversione, di un cambiamento del cuore, di un modo nuovo di pensare. … Sono venuto in Africa precisamente per proclamare questo messaggio di perdono, di speranza e di vita nuova in Cristo”.
La gente ha accompagnato con grande entusiasmo questi giorni. In parrocchia abbiamo ospitato 500 pellegrini venuti dall’interno del paese. È stata una gara di solidarietà: anche i più poveri han portato generi alimentari e donativi. Persone e gruppi si sono impegnati nelle più svariate attività: dalla preparazione del cibo, al servizio d’ordine, al servizio liturgico, ai servizi ecologici… Ho raccolto alcune impressioni tra parrocchiani, volontari e pellegrini.
“Una gioia incontenibile!” Ci ha lasciato un messaggio di fiducia, ci ha rafforzati nella fede”. “Ci ha spinti a vivere con più forza la nostra vocazione”. “Anche tanti non cattolici che ci criticavano, perché dicevano che idolatriamo il papa, sono rimasti colpiti. In fondo se non ci fosse chi parlerebbe di valori, denuncerebbe le ingiustizie, annuncerebbe Cristo sulla piazza pubblica?”
“Il mondo in questi giorni si è accorto dell’Angola.”
“Il papa ha denunciato le nuove forme di povertà ed ha invitato le autorità a non dimenticare gli angolani che vivono al di sotto della soglia di povertà”.
“È stato un momento forte di comunione tra di noi, al di là delle barriere etniche e partitiche, e anche di comunione con tutta la Chiesa.”
“Il papa ha ricordato la sofferenza delle donne angolane. Comprende la nostra situazione. Sa che dobbiamo resistere di fronte a tante umiliazioni, ma non dimentichiamo la Parola di Dio. Con la fede possiamo vincere tutto.”
“Il papa è un padre per noi: la sua benedizione ci spinge a ripartire con speranza.”
“Speriamo che gli angolani accolgano il suo messaggio! E che questa non sia solo l’esperienza di alcuni giorni, ma un frutto che rimane nei nostri cuori, da raccogliere anche nei prossimi anni.”
Salutando il paese prima della partenza il Papa ha fatto un primo bilancio del suo viaggio: “Sono grato a Dio per aver incontrato una Chiesa viva e, nonostante le difficoltà, piena di entusiasmo, che seppe portare la sua croce e quella degli altri… Sono felice di aver conosciuto da vicino un popolo coraggioso e deciso a rinascere.”
Caro papa, siamo grati anche noi per i giorni che hai passato qui. Hai provato il caldo e la stanchezza di questi luoghi, e anche se han fatto di tutto per nascondertele, ti sei reso conto delle situazioni spesso drammatiche in cui vive la nostra gente. Sei stato messaggio di pace e di speranza. Obrigado! P. Angelo Besenzoni, da Kicolo, Luanda
Lettera da P.Angelo Roncelli
Carisimi,
ciao a tutti e BUONA PASQUA.
Due righe per tenerci in contatto e per vivere in comunione questa festa cosí importante.
L’augurio é che la Quaresima non sia passata invano ma che davvero abbia aperto il nostro “corazón” all’incontro con il Signore Risorto. Solo cosí puó esserci una vera Pascua, una vera resurrezzione, cióe un cambio radicale.
Come comunitá “Maria Reina de la paz” all’inizio di questo nuevo anno pastorale, che piú o meno coincide con l’inizio della quaresima, ci siamo trovati a lavorare con il nuovo piano pastorale della diocesi e quindi anche con il nuovo piano pastorale parrocchiale. In entrambi, le dimensioni che siamo chiamati a vivere sono quelle del SERVIZIO e della FAMIGLIA. L’accento pastorale di quest’anno 2009 é la famiglia missionaria.
Per questo motivo abbiamo celebrato le via crucis il venerdí e la S.Messa il sabato in tutti i quartieri: non sempre la partecipazione é massiva, ma é una bella occasione per uscire dalle mura della parrocchia e stare un po’ vicini alla gente che sempre ti aspetta con allegria.
Abbiamo camminato per le strade spesso polverose e spesso fangose dei quartieri per visitare gli ammalati e per dare a loro il conforto dei sacramenti. E lo faremo anche dopo Pasqua per vistare le famiglie per un piccolo censimento parrocchiale. Beh, neanche tanto piccolo visto che le famiglie sono circa 7000!! L’intenzione é conoscere piú a fondo la realtá che vivono le nostre famiglie, non solo a livello religioso ma anche sociale ed economico. La crisi economica mondiale ancora non si é fatta sentire e magari non avrá ripercussioni violente come in Europa o in Usa, visto che viviamo in una economia di sussistenza; ma di crisi ne abbiamo tante altre che sono sufficienti: famiglie divise o irregolari (si parla del 70% del totale!), violenze intra ed extra familiari, la droga che si sta diffondendo sempre piú (come produzione e come consumo), emigrazione, malattie e epidemie (come quella del dengue que ha colpito migliaia di persone con decine di morti in S.Cruz), insicurezza sociale, mancanza di strutture basiche (fogne, ospedali, strade). Per questo é importante ricordare che la Chiesa é al servizio dell’uomo, di ogni uomo e di tutto l’uomo (non solo la dimensione spirituale): il giovedí santo il Signore Gesú ce lo insegna, inginocchiandosi a lavare i piedi ai suoi discepoli. “Il piú grande tra voi é quello che serve”, ci ricorda sempre. E qui in Bolivia, dove la Chiesa é in un certo modo perseguitata dal nuovo governo, ingrato perché nato e cresciuto in seno alla chiesa cattolica e si é servito di essa finché ha potuto, e dove i cristiani non sono piú il 90 % se non sulla carta, é importante partire da qui: non dai trionfalismi di alcune feste religiose ma dal lavoro umile e doloroso con le persone meno fortunate.
Come anche in Italia ci accorgiamo che non é piú sufficiente una catechesi in vista dei sacramenti ma abbiamo bisogno tutti di una catechesi che aiuti a incontrarsi con Cristo Risorto, Cristo vivo. Quindi deve essere una catechesi VIVA, VITALE, VIVIFICANTE; non concetti ma esperienza, non maestri ma esempi di vita. Soprattutto una catechesi PERMANENTE.
E qui viene il punto della MISSIONE CONTINENTALE: da quest’anno, sotto l’impulso della Conferenza generale di Aparecida, in tutto il continente, si inizia una missione che é permanente, che cominicia ma non finisce: ricordando che la Chiesa é tutta ed é sempre missionaria.
Una bella sfida e un bel progetto: speriamo che non rimanga sospesa nell’aria…
A tutti di nuovo i miei piú cari auguri di Buona Pasqua e come sempre un saluto speciale ai sacerdoti, soprattutto in vista del prossimo giovedí santo, giorno sacerdotale per eccellenza.
Ciao
P. Angelo Roncelli
S.Cruz de la Sierra, 23 de marzo de 2009.
Lettere da: Giovanna Menni
Gennaio 2009
Hola!! Eccomi qui come promesso, prima di tutto grazie, mi sento nel cuore la gioia di dirvi ancora grazie per l'affetto e i consigli prima della partenza, ... sono quasi tre mesi che sono lontana dall'Italia ma il calore e la vostra vicinanza sono ancora vivi e mi accompagnano in questa nuova esperienza.
Rientrata in Italia da Arque, dopo un anno di missione in Bolivia, tanti gli amici che mi hanno ringraziato per le lettere e le pagine di testimonianza, e in sede di ripartenza per la comunità di Tucsuma ho avuto la richiesta di continuare a scrivere rendendovi partecipi a distanza,... dunque ho fatto la punta alla matita .... elettronica ed eccomi qui. Non posso neppure dimenticare lo striscione a caratteri cubitali che gli amici del coro Bandeko hanno "disteso" in aeroporto: “grande Gio' portaci con te a Tucsuma”... ed eccomi pronta a portarvi con me; per compiere grandi passi non bisogna solo agire ma anche sognare, quindi chiudete gli occhi, allacciate le cinture, saltate l'oceano ed eccovi qui.
Ricordo che una delle ultime lettere scritte prima del rientro dalla Bolivia riguardava proprio l'esperienza di alcuni giorni vissuta a Tucsuma e il dover riprendere a distanza di un anno e scrivere proprio da questa comunità mi fa pensare che il cammino non si e' mai interrotto, un lungo viaggio iniziato dentro, senza voli aerei, senza orari, senza dogane, controlli ,.. un cammino interiore rivolto ai più lontani, ai più poveri, nato dal desiderio di donare semplicemente amando.
Arrivata a Cochabamba mi sono fermata alcuni giorni in città partecipando alla riunione di revisione e programmazione del gruppo Bergamo. Ho così conosciuto missionari che operano a La Paz, nel Chapare, al campo, in situazioni e realtà differenti. Mi e' piaciuta la testimonianza di suor Rosangela, più di 25 anni di missione in Bolivia, un volume di storia vivente in quanto ha vissuto in prima persona alcuni cambi di governo anche violenti ....... Ho incontrato suore, laici, padri, tutte persone semplici che condividono la povertà, la miseria, l'ingiustizia di altra gente che ha avuto la sfortuna di nascere in una parte del mondo non ricco, non evoluto, non acculturato, testimonianze forti che esprimono esperienze di vita e lavoro non facili; il loro entusiasmo, il loro impegno mi hanno dato una carica in più per iniziare con grinta e gioia la mia nuova esperienza qui.
Giovanna Menni – missionaria Laica in Bolivia
Tucsuma - dove siamo
E' una piccola comunità al campo (lontano dalla città) di circa 15 famiglie prevalentemente minatori e campesinos. L'altimetro indica 3752 metri e siamo sulla cordigliera centrale nel dipartimento di Cochabamba, a sud della stessa città. Il pueblo di Tucsuma si anima grazie alla presenza di 150 ragazzi/e (più degli abitanti) che ospitiamo nell'internado (collegio) DANDO VITTO E ALLOGGIO DURANTE LA SETTIMANA E PERMETTTENDO LORO DI FREQUENTARE LA SCUOLA. Sono ragazzi che vivono nelle comunità a circa 3, 4 e 5 ore dal pueblo, rimanendo con noi all'internado possono quotidianamente frequentare la scuola di Tucsuma.
Dal diario – Lettere dalla Bolivia
Sabato, 22 novembre 2008
Lasciamo la città all'alba diretti a Tucsuma, il jeep e' stracarico, dobbiamo essere autonomi per circa un mese e considerando anche la mia valigia, lo zaino, i viveri, la tanica di gasolina,... l'auto é strapiena; sono già iniziate le piogge e quindi dobbiamo prendere il cammino alto che é più lungo, circa 6 ore di jeep dalla città.
Lasciata la città ci fermiamo a fare il pieno ma ci dicono che non hanno gasolina, come non c'é benzina? non possiamo continuare, inversione e torniamo verso la città, altri due distributori ma sono deserti, c'é solo l'omino seduto che con il palmo della mano rivolto al cielo ci indica che le pompe sono vuote,.... benvenuti in Bolivia!!! Ma come! E' ricchissima di gas naturale e ora alcuni dipartimenti (regioni) sono bloccati per la mancanza di gasolina. Paradosso dei paradossi, ma non ci addentriamo in discorsi e ragionamenti politici/economici, il problema é che abbiamo una sola tacca e dobbiamo fare il gas. Beh tentiamo il terzo distributore e gracias a Dios possiamo fare il pieno e così finalmente torniamo sul nostro cammino, destinazione Tucsuma.
Lasciata la strada asfaltata si inizia a salire e il cammino sterrato non é comodo e anche il jeep in alcuni punti sembra affaticato e si sale in prima marcia.
Arrivati in quota, alla pampa, il paesaggio si apre e il cammino è più dolce,... sempre mi sorprendo dinnanzi a tanta smisurata vastità. In fondo montagne, e dietro ancora montagne e poi lontano ecco più alte ancora montagne, hanno profili con luci e colori diversi, non presenza umana, mi incanta l'estensione cosmica in proporzione alla scarsezza della sua popolazione,... ogni tanto un gregge, una donna, un bambino: solitudini di uomini e animali davanti all'infinito. Io non vedo comunità, non vedo case, eppure famiglie vivono qui a qualche ora di cammino, vivono al campo e sopravvivono con i loro usi, costumi e radici culturali, i loro visi sono scavati dalle stesse rughe, dai solchi identici dei paesaggi, dal sole andino che brucia, scalda, da' luce .... raggi che rendono dolce il paesaggio all'aurora e magico di luce il tramonto, sole che abbaglia, avvolge e riscalda la terra. Tierra bendecida da siempre, venerata, considerata madre, sole che anche qui in quota insieme alla fatica della gente aiuta a generare la vita!!!!
Giovanna Menni – missionaria Laica in Bolivia
Dal diario
OGNI GIORNO PORTA DENTRO UN PO' DI AMORE CHE CI FA RESTARE IN ORBITA - Jovanotti
Sveglia alle 5.50 ma nella mia cameretta é già giorno perché il tetto in calamina ha una striscia trasparente per far filtrare luce e calore, in cameretta ci sono 9 gradi ed é estate, miiii chissà questo inverno!! Mi lascio baciare dalla luce ringraziando il giorno che nasce e mi viene donato. Ho imparato le strategie del vivere in quota, se ci penso mi viene da ridere, ma credo che rientrino nello spirito di sopravvivenza che insieme a tanta gioia e slancio mi aiutano ad iniziare bene un nuovo giorno,... c'é tutta una logica che sto perfezionando, come porre i vestiti per evitare il trauma caldo/freddo del risveglio, disposti sulla sedia sotto la calamina (il mio solarium) nella speranza che un pizzico di calore possa filtrare nei tessuti; sono lì pronti e preparati secondo l'ordine inverso di come mi svesto: meno tempo per pensare e coordinare i movimenti uguale meno freddo; due dita di acqua sugli occhi per svegliarmi, colazione tutta vestita e imbacuccata, quasi per scaldarmi e trattenere calore per poter superare l'impatto con l'aria frizzante,.... ma poi nel raggiungere i ragazzi giù all'internado rabbrividisco nel vederli lavarsi con acqua gelata, anche i capelli, brrrrr, il calore dei saluti mi riscalda e di nuovo eccomi qui con loro ad iniziare un nuovo giorno, 150 ragazzi che si sentono amati anche solo con il calore di un sorriso.
91 maschietti e 48 bimbe, come sempre faccio fatica ad imparare i nomi, soprattutto le bimbe sono timide e si coprono con la loro manta (scialle), altri, i più socievoli, sono anche i più monelli e vivaci. I più pestiferi tra i piccoli sono Milton, Jesus, Genaro e Primo.
Il capo, "il discendente degli Inca", si chiama CRUZ CONCHA JESUS, ha 7 anni, occhi neri piccoli leggermente a mandorla che brillano in un visetto olivastro, é un bimbo di bassa statura rispetto alla sua età e fisicamente flachito (magro), ma é un vulcano di energie e imprese poco corrette.
L'altro giorno, insieme ad altri niños, hanno scavalcato il muretto di cinta dell'internado sconfinando nel terreno di dona Naty, un piccolo orto coltivato con al centro un albero da frutto (il tumbo) e cosa fare davanti a così tanta delizia facile e gratuita?
Semplice, arrampicarsi e cogliere tutti i frutti che dona Naty controllava e custodiva come oracoli in attesa della piena maturazione.
Un pomeriggio invece di scendere a scuola, a turno si divertivano ad entrare nella ruota di scorta del camion che fa trasporto escolar e quando sono stati da me sorpresi, via giù di corsa, io con loro, ma un attimo e mi hanno seminato. E’ uno spettacolo vederli correre lungo sentieri ripidi, la totale sicurezza nel riconoscere i sassi di appoggio e le pietre da evitare,... tanti grilli colorati che fin da piccoli hanno ereditato un legame prezioso con la madre terra e la natura, anche se nel contesto in cui vivono (il rio, il freddo, i fulmini di alta quota, il vento,..) non sempre é così madre generosa.
Ricordo i primi giorni tra le domande solite: dov'é l'Italia, quante ore di cammino per arrivare, se c'é il rio, .... alla mia risposta che non si può arrivare camminando perché si deve prendere l'aereo e superare l'oceano, Alejandro mi ha risposto che lui impiega meno tempo dell'aereo perché corre più veloce dell'acqua del rio!!!
La mia giornata qui dunque e' molto semplice, comunque anche faticosa, però ci sto dentro bene perché so che c'é qualcuno e qualcosa di più grande che mi da forza e riesco così a superare i disagi del freddo, della fatica della quota, delle punture delle pulci, e riposo serena perché credo di aver donato un pizzico di amore, AMORE CHE OGNI GIORNO MI FA RESTARE IN ORBITA!!!
Ciao, Giovanna Menni – missionaria Laica in Bolivia
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