Menu
Visita il nostro profilo Twitter Visita il nostro profilo Facebook Visita il nostro profilo YouTube
Centro Missionario Diocesano di Bergamo Centro Missionario Diocesano
Bergamo
Navigazione Interna:

Testimonianze

Dopo l'incontro con l'esperienza missionaria di suor Isidora Bertoli, a Macapà in Brasile, Angela scrive…

Cosa vai a fare?

È stata la domanda che mi sono sentita rivolgere più spesso prima della mia partenza. Il problema era la risposta "non lo so con esattezza", nella sua semplicità una risposta raggelante per la mentalità della nostra società troppo incentrata sul risultato e l'efficienza. Insomma dove vai? Una missione in Brasile? E poi? Poi si vedrà, rispondo, vado per vivere un pò l'esperienza missionaria (sorvoliamo sulle chiusure di dialogo tipo "che brava che sei").

Ora a distanza di un mese posso dire che non si poteva dare una risposta prima della partenza, perché le esperienze vissute in Brasile al fianco di suor Isidora (arrivata circa trenta anni fa da Bergamo) sono state talmente intese e profonde da non poter essere racchiuse in poche lettere stampate, esperienze a volte ancor più forti proprio perché vissute nella leggerezza della vita quotidiana.

Parte con me Manuela Stroppa, conosciuta proprio per questa esperienza, senza di lei non sarebbe stato lo stesso. Nei pochi giorni trascorsi a Macapà alloggiavamo dalle suore di Maria Bambina, dividevamo la camera con suor Isidora, io e Manuela nei due letti e lei a dondolarsi sull'amaca di traverso nella stanza.
Una suora in amaca vestita di gonna jeans e maglietta che ogni tanto dice il fatto suo a chi fa manovre scorrette in macchina? Mi piace, appena arrivata percepisco che andrà bene…si andrà bene, mi rendo anche conto dell'energia infinita che lei mette nelle sue attività. Un'energia trascinante e coinvolgente, inaspettata in una donna che ha gli anni di me e Manuela messi assieme.
Suor Isidora ci mostrerà tutte le realtà missionarie possibili presenti in quel territorio e ci farà partecipi delle sue.

Il giorno dopo il nostro arrivo una delle visite più difficili: il centro di aiuto all'infanzia gestito anche esso da suore nella vicina località di Sant'Anna.
Si prendono cura con pochi mezzi di orfani o bimbi che non possono essere seguiti in famiglia ed anche di bimbi diversamente abili, quello che ricorderò sempre sarà il mio lieve senso di disagio prima di entrare e la sensazione di armonia data da tutto il verde, l'ordine, la cura presente all'interno, dal sorriso dei bambini, dagli sguardi di quelli diversamente abili così limpidi e ingenui che non li puoi fermare.
Mi fanno notare che alcuni bimbi sentendoci parlare in una lingua incomprensibile hanno pensato a noi come nuovi ospiti con qualche patologia del linguaggio. Per sempre mi stupirò del fatto che per loro ero io la diversa che aveva grossi problemi; con i sorrisi mi dimostravano il benvenuto fra loro.

Visitiamo i Cappuccini e la loro mensa per i poveri, il loro ospedale ed ancora una scuola gestita da suore con sovvenzioni statali, e poi il centro delle suore del Carmelo.
In ogni centro siamo ben accolte, non c'è bisogno di chiamare, di avvisare o prendere appuntamento, si arriva e chi c'è dedica tempo ed energie per spiegarci, mostrarci tutto, perché possiamo meditarci sopra e riportare con noi in Italia quanto scoperto.
Le attività più sorprendenti saranno però in un primo quelle con suor Isidora, a cui si è successivamente aggiunta la compagnia di Padre Valentino e Suor Maria Josè.
Suor Isidora viaggia spessissimo, ci porterà con lei ad incontrare le comunità che vivono lungo il Rio delle Amazzoni. Non si tratta di popoli indios, ma di brasiliani, vivono lungo il fiume, nei suoi meandri o nelle isole di cui è disseminato. È il Rio delle Amazzoni, da sponda a sponda grande come tratti di mare, straripante di vita e di forza primordiale.
Le famiglie vivono in palafitte di legno isolate o in piccoli villaggi, dove a volte si trova una chiesetta e un centro comunitario. Il prete però non c'è, riesce ad arrivare una volta ogni sei mesi circa. Nonostante tutte queste difficoltà sono cattolici perché lo vogliono ed ogni domenica celebrano da soli in comunità la liturgia della parola. Suor Isidora con i suoi instancabili viaggi svolge attività di formazione per queste CEBs "comunità ecclesiastiche di base".
Provo delle sensazioni contrastanti: per loro profonda ammirazione e rispetto, per me una certa mortificazione al ricordo della pigrizia che mi assale per le attività della parrocchia sotto casa durante le piovose giornate d'inverno.

Visiteremo diversi villaggi dormendo nella foresta, imparando ad assicurare l'amaca e a montare la zanzariera. Gli incontri delle comunità durano in media tre giorni, molti si fermano a dormire nel centro comunitario e si mangia sempre tutti assieme condividendo il cibo.
Siamo sempre le benvenute, anche se incontriamo qualche problema linguistico tutti si preoccupano per noi e si assicurano che non ci manchi niente. A tavola non ci invitano e basta, ci porgono un piatto già colmo, e controllano con discrezione che mangiamo abbastanza..
Non vorrei distrarre il lettore da questo quadretto da Eden quindi sorvolerò su come il cibo veniva catturato, preparato e poi cucinato e servito su piatti lavati con lavastoviglie funzionanti a secchiate di acqua di fiume, che era poi lo stesso sistema usato per le nostre docce.

Torniamo alle attività che sono seguite da persone di tutte le età, con una partecipazione sorprendente, sincera e attiva, e con tantissima allegria che si libera soprattutto nei canti festosi e ritmati. Dietro l'angolo ci sono i problemi della vita quotidiana raccontati un pò da tutti, così simili ai nostri! Marito, moglie, figli, studio, lavoro, impegno, perseveranza, partecipazione alla vita comunitaria.
Durante l'ultima settimana invece di usare barche di fortuna ci siamo spostate con l'imbarcazione di Padre Valentino anche lui bergamasco, anche lui da più di trenta anni in Brasile.
È proprio così come lo avevo immaginato, barba e capelli bianchi, mi stupiscono i suoi occhi azzurri tersi come il cielo delle Alpi, sembra ne abbia strappato la trasparenza per portala sulle acque limacciose e mai davvero tranquille del fiume. La sua barca si chiama Alpino, regalo dei commilitoni di Colere.

Mi piace concludere con il ricordo della messa celebrata dal Padre quando a un certo punto dell'omelia si è fermato invitando tutti i partecipanti ad esprimere le proprie considerazioni sulle letture della domenica. Con disinvoltura, come avviene in famiglia, si sono alzate a turno più persone dando voce alle loro opinioni. Questa è davvero la Chiesa che si costruisce partendo dall'uomo. E se a noi qui a Bergamo capitasse che a messa un prete ci chiedesse apertamente di condividere con gli altri cosa pensiamo?


Prima di partire con alcuni dei suoi giovani per la Bolivia, don Ivan racconta…

Il prossimo mese di agosto, dopo le fatiche dell'anno, del CRE e dei campi estivi, arriveranno le sospirate e tante attese ferie!
Potrebbe essere questo il pensiero di un giovane curato d'oratorio che desidera tirare un respiro prima di riprendere le attività che poi lo vedranno impegnato per un nuovo anno pastorale. Le proposte da parte dei tour operator certamente non mancano. L'aspetto positivo di non avere problemi particolari con le ferie, potrebbe fare pensare anche ad una vacanza last minute. Le ferie che vivrò invece, contrariamente alle proposte allettanti, insieme ad altri quattro giovani dell'oratorio di Verdellino, è stata progettata lo scorso settembre; organizzata e valutata sotto tutti i punti di vista nei periodi successivi.

Qualche curioso si chiederà quale sia la nostra meta, quali le intenzioni, le aspettative e le finalità.Cercherò allora di rispondere a queste ipotetiche domande per svelare le reali motivazioni del nostro viaggio.
Il luogo di destinazione è la Bolivia, dove sono presenti alcune delle nostre missioni diocesane presso le quali svolgono il loro ministero i preti diocesani di Bergamo.
La motivazione e la scelta della meta è legata al fatto che, da 21 anni, in quel luogo svolge il suo ministero sacerdotale don Eugenio Scarpellini di Verdellino. Se poi si considera anche il fatto che quest'anno ricorre il 30° anniversario della sua ordinazione, allora quale migliore occasione visto che da quando sono curato in questo paese mi ha sempre invitato a partire?
Una bella opportunità come questa non potevo però viverla da solo. Sentivo il desiderio di condividere questa possibilità con qualche giovane dell'oratorio. Dopo aver avuto la conferma della fattibilità di questo viaggio da parte del Centro Missionario Diocesano, ho esteso l'invito ai giovani che maggiormente avrebbero saputo cogliere il valore di questa esperienza. Ci siamo così ritrovati nel novembre scorso per la prima volta insieme, in otto, per una serata di presentazione del progetto aperta anche ai genitori.

Dopo la mia esposizione sulle motivazioni della proposta, abbiamo visto alcune fotografie fatte da Francesco, un giovane di Dalmine, che l'estate scorsa aveva vissuto un'esperienza simile. L'entusiasmo e la voglia di partire hanno iniziato a prendere il sopravvento sulle nostre titubanze; le poche perplessità dei genitori sembravano sparite.
L'impegno che ciascuno doveva prendere era quello di aderire in modo definitivo al progetto e rispettare alcune scadenze improrogabili: fine gennaio prenotare i biglietti aerei, fine febbraio iniziare il percorso di formazione proposto al CMD.
Trascorso il tempo stabilito entro cui ognuno di noi potesse considerare tutti gli aspetti del progetto, alla fine ha aderito un gruppo di cinque nelle persone del sottoscritto, un giovane e tre ragazze.

Ci si chiede: cosa si aspettano cinque giovani dall'esperienza missionaria? e ancora: Quali le loro attese?
Fin dall'inizio ci siamo promessi che durante le tre settimane di permanenza non dobbiamo far altro che imparare.
Sappiamo che non siamo investigatori alla ricerca di scoop segreti, ma osservatori attenti per vedere e condividere la vita dei missionari e dei fratelli che ci accoglieranno.
Non saremo noi quelli che portano ricchezza di idee, esperienze di vita occidentale, ma al contrario saremo proprio noi ad essere arricchiti dalle loro testimonianze di vita vissuta in quella terra. Sogniamo l'incontro con una cultura e una mentalità sicuramente diversa dalla nostra ma certamente desiderosa di crescere e migliorare ogni giorno.
La nostra presenza in quel luogo ci aiuterà da una parte a scoprire le differenze di cultura e dall'altra, soprattutto quando saremo tornati, a vivere meglio le opportunità e le circostanze che ogni giorno ci offre la nostra vita.

Sicuramente saremo spronati ad aprire il nostro orizzonte di condivisione con chi certamente non possiede le ricchezze di cui noi siamo pieni e, senza trarne giudizi affrettati, ricordando soprattutto che anche noi nel nostro piccolo possiamo rendere più giusto il mondo in cui viviamo. Prima di terminare confidiamo il nostro piccolo sogno: raccontare al nostro ritorno ai parenti, agli amici e alla comunità quello di cui ci saremo arricchiti, nella speranza che tanti cuori sentano vivo l'ardore missionario che non è solo per pochi, ma per tutti i battezzati.


Al termine del percorso in preparazione all'esperienza in missione, Marco sogna…

"Grazie è la parola che riassume tutte le riflessioni negli incontri, è la nostra riconoscenza verso una esperienza che ci è offerta e che ci accoglie spontaneamente."

Che cosa cerchi?
Sui due piedi pensi alla giornata che stai vivendo, al piccolo di ogni giorno; poi, se rifletti, pensi che vorresti afferrare la felicità, la pace... Concetti trascendenti astratti e immateriali… Quindi una risposta c'è; l'obiettivo si conosce, ma è troppo lontano! È troppa la distanza tra la realtà e la realizzazione concreta di quel desiderio. Allora la domanda diventa: Come arrivarci? Le vie che si presentano sono molte ma è sempre difficile scegliere, avere la volontà di mettersi in gioco, ci sono sempre troppi forse e troppi dubbi.

Poi capita l'occasione.

La mia occasione è questa esperienza di missione.
Sono due le motivazioni principali emerse dagli incontri di preparazione del Centro Missionario Diocesano che accomunano un pò tutti nella scelta del viaggio: la prima è una risposta umanitaria e universale a un mondo che davvero è ancora "molto malato"; c'è troppa povertà e il nostro piccolo intervento fa pensare di poter togliere anche solo una milionesima parte di quel "troppa"; però, credo che consciamente o meno, in questa nostra scelta ci sia soprattutto la volontà di cercare di capire o anche solo di provare a capire quale sia la nostra strada, il cammino che ognuno di noi deve compiere. E questa è la seconda risposta.

E trovo che sia davvero importante non lasciarsi andare alla noia, trasportati inconsapevolmente verso spazi e luoghi insipidi: questo lo chiamo "vagare" e chi vaga non ha meta, torna sui suoi passi ma non cerca davvero.
Viaggiare, invece, è mettersi in discussione; dedicare il proprio tempo e attenzioni agli altri, spinge ad interrogarsi di più e costringe a conoscersi facendo forse trovare quel filo rosso che offre un obiettivo…

Un obiettivo! magari parziale, ma che porta a viaggiare, che diventa probabilmente l'inizio della risposta; una risposta interiore, soggettiva e diversa per ognuno.
Non possiamo sapere se realmente sarà così, è pieno di ipotesi questo discorso, ma la potenzialità dell'occasione porta tutto su un piano superiore al possibile!
Così, sparso il seme, nella realtà e non in una idea futura e incerta, la decisione è presa e non diventa più un vago forse ma una vera ricerca.
Insomma, daremo il nostro piccolo aiuto ma chi trarrà maggiormente vantaggio dal viaggio saremo noi.


Mara e Luca si stanno preparando al loro matrimonio: un'esperienza in missione sicuramente li aiuterà…

Siamo due dei ragazzi che hanno partecipato al percorso di formazione "Alla scoperta del continente che c'è in te", organizzato dal Centro Missionario Diocesano e rivolto ai giovani in preparazione all'esperienza breve in missione.
Rispetto agli altri ragazzi con cui abbiamo condiviso il percorso, abbiamo una particolarità: siamo fidanzati da circa sette anni e stiamo progettando il nostro matrimonio ed il nostro futuro insieme. Da un pò di tempo sentivamo la necessità di metterci in gioco e dedicare un pò di noi stessi agli altri e così, insieme, abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio che ci porterà in Brasile, lungo il Rio delle Amazzoni, ospiti di suor Isidora.

Durante il corso abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni missionari e nelle loro parole abbiamo colto l'entusiasmo, la gioia e la nostalgia nel ricordare alcuni episodi vissuti.
Questo non ha fatto altro che aumentare il nostro entusiasmo all'idea di partire: un pò per curiosità, per conoscere la vita fuori dalla nostra quotidianità di privilegi e consumi, ma soprattutto per noi stessi, per crescere come singoli e come coppia.
Insieme cercheremo di arricchire la nostra vita con quanto osserveremo, scopriremo ed impareremo in questa "avventura", cercando di lasciar crescere dentro di noi i semi che sapremo cogliere in quella terra tanto lontana e diversa dalla nostra.

La nostra speranza è quella di costruire una vita di coppia basata su veri valori di carità, bontà, amore e semplicità. valori che cercheremo di incontrare e valorizzare questa estate.
Ci piacerebbe lasciare alla gente ed ai bimbi che incontreremo il ricordo dei nostri sorrisi e della disponibilità con cui ci dedicheremo a loro; sappiamo già, comunque, che alla fine saremo noi a ricevere, saremo noi a portare sempre nel cuore i rumori, i profumi ed i ricordi dei loro visi, delle loro espressioni di tristezza ed allegria; ricordi che ci accompagneranno in tutta la vita e che saranno sempre dentro di noi e che saranno la guida per il nostro cammino futuro.