Menu
Visita il nostro profilo Twitter Visita il nostro profilo Facebook Visita il nostro profilo YouTube
Centro Missionario Diocesano di Bergamo Centro Missionario Diocesano
Bergamo
Navigazione Interna:

Novena di Natale

Novena di Natale

Ecco la terza tappa del nostro cammino d'Avvento .
La Novena di  Natale ci vuole preparare ad accogliere Gesù che viene a condividere con noi e in noi la nostra storia. Questo itinerario di fede, con al centro la parola di Dio, ci permette di riflettere sul senso del vivere la vocazione cristiana, per costruire la città dell'amore e del dono, fondandosi anzitutto sulla famiglia. Come ci ricorda anche il nostro vescovo Francesco nella lettera che ha scritto alle famiglie.
Da questo cammino deve nascere in noi l'impegno, come cristiani, a costruire un mondo migliore, sollecitati dalla radicalità del messaggio evangelico, aprendo il nostro sguardo e scorgendo all'orizzonte come i pastori la Luce vera che illumina ogni nazione della terra da Nord a Sud ,Gesù Cristo, che diviene uomo tra gli uomini invitandoci ad essere autentici testimoni del Suo Vangelo e del Suo Amore.
In questi nove giorni ci faremo accompagnare nelle meditazioni da don Oreste Benzi grande testimone della carità del nostro tempo e nella scelta dei brani delle Sacre Scritture e nelle preghiere da un gruppo di giovani consacrati.
Il momento di preghiera che individualmente o in famiglia vi proponiamo sarà scandito da tre momenti, ascolto di un brano biblico, meditazione e preghiera.
BUONA NOVENA!!!

Primo giorno 16 Dicembre

GIUSEPPE UOMO OBBEDIENTE

Ascoltiamo la parola di Dio dal Vangelo secondo Matteo (1-18-25)

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
PAROLA DEL SIGNORE

Giuseppe si è fidato sempre di Dio che gli diceva che cosa fare, come Abramo che obbediva e basta. Sapeva cioè che non c'era una via migliore a quella del compimento della volontà del Padre. L'obbedienza toglie l'uomo dalla sua solitudine e lo fa entrare in una vita piena, dove anche la minima particella del nostro essere diventa creativa. Nell'obbedienza non si vuole attuare un progetto che serva al proprio piacere, al proprio gusto, alla propria gloria, al proprio interesse, ma si vuol entrare nel progetto del Padre per dare il massimo di se stessi per il bene degli altri e per far risplendere la paternità di Dio.( don Oreste Benzi)

O Dio, Padre buono, tu che hai mostrato la gratuità e la potenza del tuo amore rivelandoti a Giuseppe perché accogliesse Gesù come figlio, concedi anche a noi di riceverlo e generarlo nello spirito, con l'ascolto della tua parola e l'obbedienza della fede. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Secondo giorno 17 Dicembre

ELISABETTA, PICCOLA DONNA

Ascoltiamo la parola di Dio dal Vangelo secondo Luca (1,57-66)

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
PAROLA DEL SIGNORE

Giovanni in ebraico è Yo (Dio) e Hànan (Dio ha avuto misericordia di voi e vi ha esaudito). Elisabetta era sterile, aveva supplicato Dio che la rendesse feconda. Dio l'ha esaudita avendo misericordia di lei e di suo marito Zaccaria, divenuto muto perché non aveva creduto all'angelo che gli aveva annunziato che Elisabetta, sterile, avrebbe avuto un figlio. La nostra vita è immersa in Dio. Egli, per le sue opere, non sceglie né i potenti, né i sapienti, ubriachi di se stessi e del loro orgoglio, ma sceglie gli umili che sono consapevoli che fuori di Dio la loro vita è un nulla. Tu a chi appartieni? Lo si vede da come rifiuti o accetti il cammino con i fratelli della tua comunità.

O Dio nostro Padre, che hai donato a Elisabetta e Zaccaria il dono di un figlio in tarda età, infondi in noi il tuo Spirito per saper accogliere le cose imprevedibili nella nostra esperienza quotidiana. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Terzo giorno 18 Dicembre

IL NATALE DELLA SOLIDARIETÀ

Ascoltiamo la parola di Dio dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio.
PAROLA DEL SIGNORE

Il servizio, una volta dato, lascia libero colui che l'ha prestato, invece la condivisione modifica la vita di colui che accoglie in sé l'altro. Dare un pezzo di pane a chi ha fame è molto diverso dal mangiare assieme il pane con chi ha fame. Fare una visita in un istituto è molto diverso dal far venire nella propria famiglia chi non può stare con i propri genitori di origine. Andare a trovare i vecchi in ospedale è diverso dal portarli in casa propria dando loro dei nipotini da amare. Gesù ci dice: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare», cioè abbiamo mangiato insieme; «ero nudo e mi avete vestito», cioè la mia vergogna l'avete tolta perché l'avete sentita in voi. Gesù non dice: «Mi avete mandato alla mensa dei poveri, mi avete mandato al dormitorio pubblico». No, ma dice: «Vi mancava la mia vita, e voi l'avete accolta».

O Dio nostro Padre, che continui a rivelarti nella vita degli ultimi e dei semplici, donaci la capacità di vivere il Natale nella solidarietà e nella disponibilità verso coloro che sono un nulla nella nostra storia. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Quarto giorno 19 Dicembre

IL SENSO DELLA VITA CONDIVISA

Ascoltiamo la parola di Dio dal libro della Genesi (4,1-16)

Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo». Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
PAROLA DI DIO

Il diritto a vivere deve essere rispettato sempre e da tutti. La vita è stata affidata agli uomini perché la tutelino, la curino, la sostengano. Dio che l'ha creata non tollera che ci sia alcuno che la tronchi, in nessun caso. Guai a chi uccide Caino (Gn 4,15), anche se lui aveva ucciso suo fratello Abele. Rimetti la spada nel fodero perché chiunque di spada ferisce di spada perisce (Mt 26,52), dice Gesù a Pietro che aveva colpito il servo del sommo sacerdote. Ma il comando di Dio, rinnovato da Gesù, è ancora calpestato. Negli ospedali, accanto ai reparti che curano la vita, nello stesso reparto in cui si aiutano i bambini a nascere, altri bambini, pieni di salute, vengono assassinati con omicidio premeditato, con l'aggravante che la vittima innocente non può difendersi. La complicità dei medici e del personale paramedico, unita all'egoismo dei genitori, alle paure della madre, alla vigliaccheria dello stato e al silenzio dei «buoni», uccide gli innocenti. Le mani di tutti loro grondano sangue! Signore, fa' che entri nel cuore di tutti l'urlo muto e disperato di quei 180 mila bambini in Italia e di quei 40 milioni nel mondo massacrati ogni anno nel seno materno.

O Dio nostro Padre, che ci insegni ad accogliere la vita fina dall'inizio, donaci il coraggio di progettare e realizzare segni concreti che rivelino al mondo la tua presenza e la tua attenzione verso tutti coloro che nascono, affinché attendiamo vigilanti la gloriosa venuta del nostro redentore, Gesù Cristo tuo figlio. Egli vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Quinto giorno 20 Dicembre

L'INCONTRO TRA MARIA ED ELISABETTA

Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
PAROLA DEL SIGNORE

Elisabetta riconosce in Maria la benedetta fra le donne, perché Maria era la piena di grazia. Non era mai stata distaccata da Dio, perché nel momento del suo concepimento lo Spirito Santo la riempì di vita divina. Benedetta da Dio perché l'ha scelta come madre del figlio unigenito suo, che è benedetto perché ha scelto di voler diventare uomo rimanendo Dio. Poi Elisabetta esplicita l'aspetto della personalità di Maria che la rende una vera rivoluzionaria: Beata te che hai creduto nell'adempimento delle parole del Signore. Maria è beata perché è liberamente e consapevolmente nel progetto di Dio. Lavora interiormente per convertirti al tuo vero essere, che è quello che Dio ha pensato per te. L'obbedienza è la garanzia della tua libertà e ti toglie dalla solitudine.

O Dio, che hai scelto l'umile figlia d'Israele per farne la tua dimora, dona alla Chiesa una totale adesione al tuo volere, perché imitando l'obbedienza del Verbo, venuto nel mondo per servire, esulti con Maria per la tua salvezza e si offra a te in perenne cantico di lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Sesto giorno 21  Dicembre

VIVERE LA FAMIGLIA

Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Matteo (15,11-32)

In quel tempo Gesù disse: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostan-ze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».
PAROLA DEL SIGNORE

Il giovane della parabola, la bellissima parabola del figliol prodigo, non aveva solo una casa, ma viveva anche in una famiglia. Qualcosa non andava in quella famiglia. Era il fratello maggiore? Gli rendeva la vita difficile, gli rendeva la famiglia poco famiglia? Serviva il padre, ma si serviva anche del padre? Vedeva nel fratello uno che doveva lavorare e basta? È evidente che mancava tra i due fratelli una vera fraternità. Oggi molti adolescenti hanno una casa, ma non hanno una famiglia. Nessuno vuole sentirsi oggetto, strumento. Tutti abbiamo un cuore. Tra i membri della famiglia, molte volte, ci si comporta come estranei. Non si vedono i fratelli e le sorelle come persone che soffrono, che hanno dei problemi, che hanno bisogno di un rapporto spirituale con Dio e il prossimo. La comunione è indispensabile per la salvezza di tutti. Bisogna rendere simpatica la vita cristiana, perché tutti gustino quella gioia che Gesù è venuto a portare. Bisogna ripensare al famiglia, perché sia accogliente e fraterna.

O Dio nostro Padre, che non disdegni mai di accogliere i tuoi figli nella tua casa, donaci sempre il tuo abbraccio di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Settimo giorno 22 Dicembre

MARIA, DONNA DEL SÌ

Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Luca (1,26-38)

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
PAROLA DEL SIGNORE

Non si può chiamare libertà la scelta del male perché la libertà è essere se stessi, e il nostro essere è tale solo quando è bene, perché siamo creati a immagine di Dio. Maria era totalmente libera perché immacolata fin dal concepimento. Per questo l'angelo l'ha salutata: «Rallegrati, Maria, tu sei la piena di grazia, cioè colei che da sempre è piena della grazia santificante, della partecipazione alla vita divina. Gesù è pienamente libero perché è Dio, la cui essenza è il bene. I santi sono tali perché hanno raggiunto il momento esistenziale in cui erano tutto bene senza alcun male. Se tu dici: «Eccomi, Signore, la tua volontà sia fatta», smetti di dire bugie, sperimenti subito che anche tutti gli altri difetti che hai diminuiscono di virulenza e gusti la libertà dal male. Smetti di pensare a te stesso e comincia a dire sempre: «Eccomi, eccomi» ed essere pieno di Dio.

Dio grande e misericordioso, che tra gli umili scegli i tuoi servi per portare a compimento il disegno di salvezza, concedi alla tua Chiesa, la fecondità dello Spirito. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Ottavo giorno 23 Dicembre

LA COMUNITÀ: VANGELO VIVENTE NEL MONDO

Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Giovanni (3,16-21)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.  E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio".
PAROLA DEL SIGNORE

Gesù esisteva all'inizio del tempo. Egli è Parola creatrice, il Verbo, cioè la rivelazione di Dio. Gesù è la Parola incarnata, manifestazione completa di Dio, sapienza di Dio personificata. Attraverso Gesù abbiamo la grazia e la verità per vivere da figli di Dio, nel mondo di Dio, su questa terra. Il mondo di Dio è il mondo degli uomini, perché gli uomini diventino il mondo di Dio. Un nuovo popolo, una nuova società. Perché la gente avrebbe voluto parlare e stare vicino a Madre Teresa? Perché tanti continuano ad avere Padre Pio come punto di riferimento? Perché una mamma preferisce morire per salvare suo figlio che porta in seno? Perché tutti coloro che vivono in Cristo sono tanto cercati?

O Dio nostro Padre, donaci di essere una comunità feconda per il mondo. Donaci di proporre a tutti sempre quella civiltà dell'amore che tu hai inaugurato venendo nel mondo e di vivere il vangelo senza aver paura di essere coerenti con la nostra fede. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Nono giorno 24 Dicembre

IL REGNO DEI CIELI È REGNO D'AMORE

Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Matteo (13,24-30)

In quel tempo Gesù espose ai discepoli un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.  Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio"».
PAROLA DEL SIGNORE

Colui che semina il buon seme è il figlio di Dio. Il figlio di Dio semina il buon seme attraverso la Chiesa, che è la nuova creazione, il corpo di Cristo. Il figlio di Dio semina il buon seme attraverso te, membro della Chiesa. Tu lo semini là dovunque vivi. Se ti fermi tu si ferma la Chiesa, si ferma la salvezza. Se tu vivi in Gesù, dove tu vivi si sviluppa la Chiesa, si partecipa la salvezza, si crea l'esplosione della vita, della gioia. Tu sei seme buono perché sei figlio del regno. È meraviglioso. Pensa all'infinita schiera dei figli del regno che hanno a-perto il cuore degli uomini a Cristo, che hanno reso simpatico Cristo all'umanità. Tu insieme ai tuoi fratelli e sorelle della comunità alla quale appartieni, non temere la zizzania, ma preoccupati solo di essere seme buono da diffondere ovunque.

O Dio,fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché portiamo a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo lo stesso annuncio festoso che i pastori hanno portato duemila anni fa. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

25 Dicembre

SANTO NATALE

LA PAROLA

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.  C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

LA PAROLA MEDITATA

Natale, giorno benedetto! Alla fine del nostro itinerario di avvento, pronti o non pronti, accade.

Dio, di nuovo, scommette sull'uomo. Dio, ancora, chiede ospitalità. Dio, l'inaudito, è qui. È nato amici! È qui, oggi come allora, nel cuore di chi sa ancora stupirsi, il Signore viene! Ma attenti al "natalismo". Così ho ribattezzato questa sindrome da "buonismo natalizio": è un atteggiamento che, ben più semplice della conversione, si accontenta di prendere a proprio uso e consumo la patina sentimentale che aleggia intorno alla culla e al bambino piccino e ai pastori eccetera eccetera.

È un rischio ultradiffuso, che riempie le nostre chiese una volta all'anno, ma che poche volte sfocia in un atteggiamento di fede. Pochi buoni sentimenti, in questa notte, ma molto coraggio a lasciarsi provocare. Questo bambino, così innocuo, suscita paura, stupore, come quando ci avviciniamo a qualcosa di grande, di sconosciuto.

Chi lo avrebbe mai detto? Che il Dio cercato dall'uomo da sempre, la risposta a tutte le nostre più profonde ed autentiche domande, il Creatore amato e temuto, intuito e adorato, avesse il volto e il sorriso di un neonato? Quanto di più disarmante, stupefacente, tenero, indifeso potete trovare dello sguardo di un bambino? Questo è il nostro Dio. A te fratello dilaniato dal dolore e dalla solitudine, che mi chiedi se Dio conosce le tue notti insonni, ti mostro questo bambino.

Cosa doveva fare di più, Dio, per dimostrare che ci amava? Quale gesto più sconvolgente di questa debolezza voluta, consegnata, questa fiducia inaudita che Dio ha nell'uomo? Se il nostro cuore riesce ad aprirsi a queste inaudite altezze, credetemi, si ritrova come i pastori: avvolto dalla luce. Avvolto dalla luce, abitato dalla luce, illuminato dentro. Non siamo più noi a cercare, non dobbiamo più sforzarci, è lui che ci avvolge, è lui che ci cerca.

La gioia, grande, per noi e per tutto il mondo è questo Dio che si fa presente, accanto a ciascuno di noi. Questo Dio che ancora sceglie di compromettersi, di amarmi, di accogliermi, di avvolgermi. Eppure, mi direte, non me ne accorgo. Vero: come la stragrande maggioranza degli abitanti di Betlemme, brava gente, magari "di chiesa", che dormirono ronfando sonoramente quella notte, mentre Dio trovava ospitalità in una vecchia stalla. Come Erode e i sacerdoti del tempio che, conoscendo le Scritture (terribile!) sapevano a memoria che a Betlemme sarebbe nato il Messia; e non si mossero di un millimetro.

Natale è dramma, per ogni uomo di ogni tempo: il dramma della scelta fra tenebre e luce, fra Dio e il Nulla, fra lo stupirsi e l'adeguarsi. L'unico dramma della nostra vita, amici, è che Dio non ci trovi presenti, quando verrà, è che non riesca a nascere nel profondo del nostro cuore. Natale diventerà allora una memoria, una festa di buoni sentimenti. E basta. È Natale, che ci crediamo o no, Dio non chiede permesso per esistere, per nascere, per venire, per amarci.

Buon Natale, allora, nella meraviglia di questo amore senza condizioni, di questo dono totale che Dio fa di noi, e che ci avvolge di stupore. Buon Natale, soprattutto a chi, come i pastori di Betlemme, si sentono un po' sconfitti dalla vita: a chi è in carcere, a chi è in ospedale, a chi ha perso fiducia, a chi ha preso solo porte in faccia, a chi è messo sempre da parte. Per voi, per noi, è nato il salvatore. Buon Natale, amici. Buon Natale a chi si è preparato e a chi proprio non gliene importa nulla, a chi ha il cuore colmo e chi ce l'ha arido come la sabbia, a chi se l'aspettava e a chi non ci crede.

Buon Natale a Guido, in carcere che piange per la nostalgia, a Umberto a cui nessuno farà gli auguri, a nonna Anna che andrà a dormire alle nove. Buon Natale a Gianni e ai tanti amici che leggono queste parole via Internet, a Cella e alla sua voglia di vivere.

Buon Natale a Marina e Ivo e a Samuela e a tutti quelli che trasformano la loro casa in Betlemme accogliendo un bambino e i casini annessi. Buon Natale ai miei cari parrocchiani, a chi si sente delle nostre parrocchie anche se abita in fumose e inquinate città.

Buon Natale ai poveri, agli ultimi, agli sconfitti. Per loro, per noi, è nato un Salvatore: Dio ci abita. Smettiamola di maledire Dio per la sua assenza: egli è qui, consegnato alla nostra indifferenza!

LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Verbo Incarnato, che nuovamente
condividi con noi il tuo Natale
insegnaci a condividere con gli altri
  i nostri progetti di pace e solidarietà.

Tu che nella Grotta di Betlemme
hai proposto agli uomini di ogni tempo
un itinerario di amore e riconciliazione
illumina l'umanità di oggi a ritrovare
la strada che porta ad incontrare l'altro
nel dialogo, nell'amore e nel rispetto profondo.

Piccolo grande Dio, che nell'umiltà più sentita
hai indicato in Te la via maestra che porta alla verità
aiutaci ad eliminare da questa terra l'orgoglio,
la falsità e la menzogna, cause dirette
del male del mondo moderno.

Tu che leggi nel profondo di ogni cuore
trasforma i nostri personali risentimenti
in atteggiamenti e comportamenti fraterni,
gli unici che danno gioia vera e
trasformano il Natale in festa vera.

Messia atteso da secoli
e giunto nella pienezza dei tempi
guida l'umanità del terzo millennio
verso mete di giustizia più certe
per ogni uomo di questa Terra.

Tu che tutto sai e puoi
conosci le attese di ciascuno di noi
anche per questo annuale anniversario della tua venuta tra noi
fa nascere nel cuore di tutti gli uomini della terra
un solo raggio della tua infinita carità
e della tua bontà illimitata.

Non permettere, Gesù, Figlio dell'Uomo,
che nessun bambino, giovane, adulto ed anziano
del Pianeta Terra continui a soffrire a causa
della cattiveria che si annida nel cuore di tanta gente.

Fa di tanti cuori segnati dall'odio e dalla morte
cuori capaci di amare e di perdonare
come tu hai perdonato alla Maddalena,
ai tuoi crocifissori ed al buon ladrone
morto in croce accanto a Te sul Golgota.

Dalla capanna di Betlemme
anche quest'anno si irradi in tutto il mondo
la luce del tuo Natale, che è sempre
motivo di speranza e di pace per l'intera umanità.

(Preghiera di Natale - Padre Antonio Rungi)