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La carità che rinnova

La carità che rinnova

          Una fantasia bizzarra ruota attorno alla carità, una capacità incredibile di piegarla a bisogni ed aspirazioni, una spiccata intraprendenza da management per risolvere problemi ed accalappiarne possibili vantaggi. Questo il volto consumistico e commerciale di una qualità tanto importante da rientrare nelle "virtù teologali".
          È su questo fronte che preferisco giocarmi consapevole di quella quantità di mistero che unica da consistenza e credibilità ad ogni gesto di carità.
          Nel mondo della solidarietà si rincorrono cooperazione internazionale, aiuti umanitari, accordi economici; si cimentano le grandi istituzioni governative e non, il fondo monetario internazionale e le fondazioni benemerite; si affacciano, talvolta con titubanza, ma altre volte con una certa pretenziosità, anche gruppi ed associazioni più "artigianali", nate per il sostegno ad un amico missionario, piuttosto che ad un intraprendente autoctono che in un viaggio di fortuna ha scoperto benefattori generosi. E il mondo della solidarietà è davvero un pozzo di san Patrizio. Certamente: nel senso buono.
          Una terra come la nostra, con i suoi provincialismi e leghismi ormai dichiarati, non è certo immune da quella che, nella più assoluta gratuità, possiamo davvero chiamare "carità". Una tradizione che si perde nella notte dei tempi e che alla sua origine ha avuto il cuore della carità: la persona. Sono diventati testimoni e strumenti di carità uomini e donne pronti allora a viaggi perigliosi per raggiungere l'altra parte del mondo, oggi a percorrere migliaia di chilometri in un breve spazio di tempo nell'impatto assoluto con culture e tradizioni diverse. Nel tempo anche l'aiuto economico si è fatto più forte, intenso, incisivo, talvolta ha persino preteso di prendere il posto delle persone. Una tentazione anche della Chiesa.
          Ma la carità, quella vera, là fa davvero da maestra. Traccia sentieri d'incontro e possibilità di dialogo, fugge dai luoghi comuni e dalla cupidigia del rendiconto, scrive pagine di profezia e di futuro. E cammina sulle strade del quotidiano.
          C'erano tre zittelle, e ormai avanti negli anni, che avevano il chiodo fisso della carità: dividevano in due la pensione, perché una metà fosse per le missioni. Della metà rimanente una buona metà era per il seminario. Quanto restava serviva per far celebrare le Messe per i defunti, qualche piccolo bisogno e poi… l'offerta alla questua in chiesa! È così che si moltiplica la carità, con il cuore; è così che uno stile lascia il segno nell'esperienza di chi ti incontra e realizza la missione.
          Moltiplichiamo senza limiti ogni carità per rinnovare il mondo, crediamo ancora una volta che ne vale la pena, che non possono vincere egoismi ed indifferenze, che ci compete la responsabilità della profezia attraverso la testimonianza della fede.
          E la carità vive in Dio!

                    don Giambattista