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Cristiani, perché?

Cristiani, perché?

Il pesce fuor d'acqua può aiutarci a dare volto al cristiano oggi. Società liquida, individualismo spirituale, relativismo morale, il tutto segnato da un'appartenenza sempre più debole all'istituzione e incapace d'identificazione: sguazza qui dentro la storia di chi tenta oggi un'avventura cristiana. E le fatiche sono tante.

Il contesto non aiuta più. Diciamo così per giustificare la fatica che facciamo con bambini, ragazzi e giovani. Ai tempi respiravi un clima di religiosità in famiglia, nella scuola, nelle fabbriche e attorno alla parrocchia si svolgeva buona parte della vita non solo religiosa, ma anche sociale. Le feste patronali muovevano l'intera popolazione e le ricorrenze religiose segnavano il passo della vita. Ci pensava il campanile a rincorrere le ore di ogni giorno.

La dispersione è assoluta anche per l'individuo. Ai tempi nascevi e morivi nello stesso luogo, sceglievi un lavoro ed era quello, ti veniva magari consegnato dalla tradizione di famiglia, le comunicazioni chiedevano i loro tempi, il telefono era solo quello fisso. II piccolo mondo di ciascuno apriva finestre qua e là, ma rimaneva sempre e, comunque, a misura d'uomo. Per i bisnonni il viaggio di nozze si scioglieva nell'imbarazzo tra Milano e Venezia. Oggi tutto si brucia con velocità estrema e il nomadismo è diventato quasi esistenziale.

E, se è difficile essere cristiani, perché ne vale la pena?
Credo che la domanda attraversi in modi diversi la maggior parte degli uomini, almeno di quelli che si sforzano di pensare senza abbandonarsi al caso. Il card. Martini scriveva che gli uomini si dividono tra "pensanti e non pensanti". Il pensiero è già un atto di fede e la ricerca approfondisce sempre di più il desiderio di vita. Anche la mia nonna mi diceva sempre che è meglio lasciar perdere quando si ha a che fare con un ignorante!

Essere cristiani è innanzitutto riconoscere un dono. Ci sta lo sforzo, le domande sulla vita, la ricerca appassionata, non può mancare la curiosità, ma alla radice di tutto la consapevolezza del dono. E' da questa prospettiva che è possibile intuire la ricchezza del credere ed è solo entrando nella dimensione del gratuito che si fa esperienza di fede. Gratuità oggi è una parola svuotata, persino il volontariato è talvolta inficiato d'interessi nascosti. Difficile ricondurre la vita alla gratuità quando tutto parla di profitto, impossibile radicarsi nel servizio quando prevale l'utile, azzardato pensare il bene comune quando ciascuno pensa a se stesso. E ancor più drammatica l'esperienza di una fede che fa riferimento alla Croce.

Essere cristiani è avere un orientamento. Salire a Gerusalemme era per il Pio Ebreo cuore dell'esperienza religiosa, la meta, il "trovare casa". Un punto d'arrivo sospirato e desiderato. Anche il cristiano abita "altrove", così sostiene l'antichissima "lettera a Diogneto" della seconda meta del II secolo: "I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini… Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale…. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera".

Il tutto non è per disprezzo del mondo, ma proprio per la decisione di giocarsi nella concretezza della storia in ogni tempo e spazio, senza condizioni. L'esperienza della fede non può che essere dinamica, immersa in un dialogo che trova in ogni cultura ragione di profondità e sorgente di novità.

Essere cristiani vuol dire esserci. Dentro la latitanza delle responsabilità, lo spietato esercizio del guadagno, l'insofferenza delle scelte che costano, una proposta con la "spina dorsale" non può che diventare significativa e coinvolgente. Paradossalmente è uno stare che ci porta fuori, "in uscita" dice papa Francesco.

Sì, perché il cristiano è un'"anima inquieta". L'inquietudine della Croce diventa ragione della sua presenza e risposta ai perché della vita.

Boffi don Giambattista
Direttore Centro Missionario Bergamo