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Cristiani perseguitati: senza parole e senza reazioni?

Cristiani perseguitati: senza parole e senza reazioni?

Riprendiamo un titolo di grande impatto apparso su Avvenire del  28 ottobre scorso col quale si metteva in risalto una situazione preoccupante troppo spesso sconosciuta o non sufficientemente divulgata: "Cristiani i più discriminati".

Nei mesi a seguire sono stati molti i titoli, i riferimenti e le notizie riportate dalla stampa nazionale ed internazionale, dai telegiornali e dai siti online che affrontavano le situazioni più drammatiche riguardanti i cristiani nel mondo.

Ciò nonostante, la grave situazione delle persecuzioni dei cristiani in diversi paesi dell'Africa, del Medioriente e dell'Asia, non sembra destare  l'attenzione e la mobilitazione dovuta, o più che altro non sembra che ci si renda conto della reale dimensione e gravità del fenomeno.

Basterebbe dare uno sguardo rapido alla mappa del mondo che riporta in modo dettagliato la situazione dei molti paesi nei quali la libertà religiosa è negata: dietro alle definizioni già precise della legenda ci sono drammatiche storie di persecuzioni, violenze, torture, paura e spesso morte.

Per noi che viviamo in occidente, al riparo da conflitti e rischi concreti, la persecuzione e la discriminazione dei cristiani risulta strana, quasi incredibile, a volte associata a periodi storici del lontano passato.

Capita a volte, nella formazione ai gruppi, che i partecipanti si stupiscano della drammatica attualità e realtà delle vicende presentate e riportate dai quotidiani.

Questo ci fa intuire quanta poca attenzione si dia a notizie di questo genere o quanto poco spazio trovino nelle nostre coscienze le vicende dei cristiani perseguitati.

Forse è proprio nell'azione di una lettura critica, di un confronto e di una divulgazione ragionata delle notizie più significative che i gruppi missionari o le persone più sensibili possono trovare una strada da percorrere con impegno, a servizio della Chiesa e della comunità locale di appartenenza.

Di fronte a certe questioni banali e ridondanti che dominano la nostra scena politica e spesso sociale è necessario ridare valore e priorità alle questioni che, pur verificandosi lontano dal nostro paese, ci chiamano continuamente e inevitabilmente in causa.

D'altra parte come non reagire di fronte al titolo che appare incisivo sulla prima pagina di Avvenire di oggi 20 luglio 2010: "Pakistan, tiro al cristiano"

Il titolo d'effetto anticipa la storia di due fratelli uccisi pakistani (di cui un pastore protestante) davanti al tribunale dopo che erano stati appena prosciolti per l'imputazione di "blasfemia".

Quello che stupisce e preoccupa, oltre al trattamento, all'epilogo e alla drammaticità dell'evento in sé, purtroppo riconducibile ad altri eventi simili in altri paesi del mondo, è il vortice delle conseguenze e dei timori che avvolge da giorni la comunità cristiana di Faisalabad del Punjab: a seguito del lancio di sassi contro la chiesa del Santo Rosario numerose famiglie cristiane hanno abbandonato il quartiere cittadino di Waris Pura, la maggiore enclave dell'intero Pakistan, con i suoi 100mila battezzati.

Ma non sono nemmeno rare le persone ferite, umiliate, alle quali viene bruciata la casa, il luogo di culto e che sono obbligate a continue fughe abbandonando tutto quello che hanno costruito sino al momento delle persecuzioni più feroci.

Il trattamento violento riservato alle minoranze cristiane in alcuni paesi del mondo può essere occasione per far riflettere le nostre comunità sulla presenza delle minoranze etniche e religiose presenti sul nostro territorio, sull'accoglienza che viene riservata loro e sulle occasioni che si creano per proporre situazioni di scambio e arricchimento reciproco.

Oltre a questo tipo di riflessione da avviare all'interno dei gruppi, sarebbe interessante e stimolante ricollocare la specificità di notizie e situazioni di questo genere in un contesto più ampio di dibattito culturale, da stimolare nelle nostre comunità civili e religiose, che tocca le principali tematiche che emergono dagli articoli di giornale, quali la promozione e la protezione dei ditti umani, la libertà di culto, il fenomeno migratorio e la specificità dei richiedenti asilo e dei rifugiati (realtà fin troppo confusa con il fenomeno della clandestinità).

Da ultimo, ma non per importanza, si auspica che questa situazione stimoli un discernimento e una vicinanza nella preghiera con le persone e le comunità che costantemente vivono in situazioni di maltrattamento e sofferenza.

M.F.