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Cristiani, sempre?

Cristiani, sempre?

Il dinamismo è certamente una delle caratteristiche del nostro tempo. Lo si declina in tanti e diversi modi. Di fatto ha ribaltato le dinamiche della comunicazione: uno scritto percorre il mondo in un battibaleno e per attraversare fisicamente l'oceano bastano pochissime ore. Il cambio generazionale è sempre più veloce e sembra che si "diventi grandi" più velocemente; di contro, non si parla più di "vecchiaia" perché comunque si conserva un certo "giovanilismo" anche quando si è perso il conto delle primavere accumulate. Nel mondo del lavoro la mobilità ha la meglio rispetto alle "carriere" di un tempo. Colpa della precarietà e insieme dell'irrequietezza succede di passare da un lavoro all'altro in tempi stretti, anche attraverso non poche fatiche e incognite.

Se poi entriamo nella sfera personale diventano sempre più impegnativi i legami ancorati al "per sempre": convivenza piuttosto che matrimonio, volontariato piuttosto che scelta vocazionale e così via. Prevale la sperimentazione.

La società "liquida" non perdona neppure il mondo della religione e ancor meno la dimensione della fede. C'è chi va alla ricerca di un credo poco impegnativo, possibilmente personalistico e non vincolante, e chi si affida al miracolistico, alle apparizioni, allo spiritualistico.

L'esperienza cristiana, confusa spesso con una serie di regole e un codice di comportamento, diventa sempre più marginale e sconosciuta, vittima di pregiudizi e di ignoranza. E' troppo facile risolverla con una battuta, cinico accanirsi sui limiti e le incapacità dei singoli e della comunità.

La provocazione della fede può, comunque, diventare esistenziale per chi sceglie di provare a giocarsi. Fu così per i discepoli invitati a lasciare tutto e subito per seguire il Maestro. A grappolo cascano alcune convinzioni.

Non mettere limiti è la prima consapevolezza da acquisire. La fede non è mai un risultato raggiunto e consolidato. Non accetta part-time. Non riesce ad accomodarsi sul divano. Se è fede ti prende la vita, tutta la vita. E' inevitabile il "per sempre"!

Se è fede cerca continuamente. Il card. Martini sosteneva che il mondo si divide non tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti. L'uomo che pensa porta in sé un anelito di fede, un desiderio di trovare casa per il cuore e per la mente, un sogno di pienezza.

Anche la dimensione del sogno è una convinzione ineludibile. Non sono sogni illusori ma sogni biblici. Sogni che consegnano e riconsegnano alla speranza. La fede è esperienza di speranza: capacità di guardare il mondo oltre quello che si vede per coglierne il valore e la bellezza.

Ecco, la bellezza "salverà il mondo", questa ulteriore consegna fa la differenza nella ricerca del senso della vita. La fede è un invito a valorizzare il positivo, la creatività, il fascino del creato e delle creature. La bellezza apre al mondo di Dio, ci consegna frammenti di Eterno.

Proprio l'Eterno è scommessa sul tempo ed è premessa per stare dentro il proprio tempo con consapevolezza e sapienza.

Ebbene, questa ricchezza di convinzioni non vuole essere una terapia di persuasione, di proselitismo. La fede è un atto di libertà e come tale non può che essere proposto e accolto. Neppure funziona la persuasione, ma la meraviglia, lo stupore di una proposta che viene vissuta attraverso la "traditio", la consegna da una vita all'altra, da una storia ad un futuro. Il "per sempre" non è un privilegio, ma un dono, una prospettiva dentro la quale scrivere le scelte della vita.

E, se non è mai stato facile essere cristiani, oggi rimane impegnativa la consegna della fede e la sua dimensione totalizzante. Chiamarci fuori dal bigottismo, rinunciare alla superficialità, non abbandonarsi ai luoghi comuni, impegnare sé stessi è quanto di positivo possiamo già mettere da parte se crediamo valga la pena di farci coinvolgere nell'avventura cristiana. E mi chiedo: perché no?

Boffi don Giambattista
Direttore Centro Missionario Bergamo