Menu
Visita il nostro profilo Twitter Visita il nostro profilo Facebook Visita il nostro profilo YouTube
Centro Missionario Diocesano di Bergamo Centro Missionario Diocesano
Bergamo
Navigazione Interna:

E' la giornata missionaria ma... Non fa notizia!

È la giornata missionaria ma... Non fa notizia!

Il rischio che indugi nicchiando tra le sagrestie e qualche cuore generoso è davvero grande. Gli eventi di chiesa che richiamano i media, o sono di un certo "peso", scavabili nello scandalistico e nella curiosità, oppure sono destinati agli ultimi tenaci affezionati del vissuto cristiano. Anche chi alla domenica si presenta per l'Eucaristia, molto spesso, rimane immerso nei suoi pensieri e traduce la fede in un individuale rapporto con Dio.
Il quotidiano è banalmente sempre quello, monotono ed insignificante. Non merita l'attenzione di un tg e neppure uno spazio sul giornale, tanto meno trova spazio nei reality che vorrebbero essere la vita raccontata in diretta e invece finiscono per manifestare tutta l'artificiosità di una subdola e spesso stupida originalità.
Anche il quotidiano della fede finisce per perdersi in questa tendenza al sensazionale esaurendo tutta quella carica di provocazione che vorremmo riuscire a chiamare in causa e vivere nella missionarietà. E fatichiamo a trovare spazi che rendano credibili ragioni d'impegno.
Sono giorni e giorni che ci tampinano notizie di violenze fuori di testa, complotti di omicidi, drammi di vuoto familiare, instabilità di menti distorte, racconti di gelosie prepotenti. Fanno la loro parte gli inquirenti, loro dovere i giornalisti, si associano analisti ed esperti, non manca la voce dell'uomo della strada, si accaniscono quelli che pretendono di vendere fumo pur di vendere. Di fatto, rimangono vicende sconcertanti che ti piovono in casa mentre, famiglia normale, riesci ad apparecchiare la tavola, tirare insieme i figli, farti faticosamente strada nel dialogo e, con un occhio, fissi il taccuino che è poco più in là della metà del mese e ti misura le risorse piegate dalla precarietà, dalla cassa integrazione e dalla fatica di arrivare a fine mese. Ed ai figli vorresti parlare di quanto è bella la vita, volersi bene nella coppia, insistere sul rispetto delle persone, scoprire la gioia della gratuità e, magari accompagnarli alla celebrazione di un sacramento di iniziazione cristiana.
La situazione politica del paese è sempre più asfittica. E l'attenzione politica è abilmente manipolata verso problemi secondari ma eclatanti, conditi da proclami di demagogia apocalittica e tentativi di persuasione e convinzione ad essere conciati meno peggio degli altri. Rimane il problema di parlarne con i figli, di evidenziare una situazione sociale di positività, di indurre alla consapevolezza di partecipare al bene comune ed infine, di accogliere anche nell'esperienza della chiesa il limite della fragilità e del tradimento.
Se cerchi rifugio nel mondo dello sport allora sembra più facile uscirne finché non ti imbatti in cose che non stanno né in cielo né in terra. Ingaggi astronomici, stipendi da favola, tessera del tifoso e ultras imbevuti di tutto fuorché di sport. Non mancano problemi di dopaggio ed imbrogli vari. Ma basta una love story tra la velina ed il calciatore, la notte brava di qualche illustre sportivo e l'abilità del paparazzo di turno per dare al campioncino di famiglia, che ha appena terminato la scuola calcio, l'illusione che un giorno anche lui sarà così, finirà sul giornale e farà un sacco di soldi. Hai voglia di prendere tra le mani il Vangelo e dire che "gli ultimi saranno i primi"!
Cimentarsi poi in terreni come la scuola ed il lavoro diventa ancora più difficile, perché la notizia raggiunge il suo apice nelle manifestazioni sindacali, negli scandali dei paradisi fiscali e nell'evasione dalle tasse che favorisce terribilmente alcuni e mette impietosamente al palo, tra le tante categorie, anche quella dei pensionati. E la nonna, che ha così a cuore il nipotino, non riesce comunque a tirarsi indietro quando si tratta di un regalo e, allora lei, i sacrifici li fa davvero. Sul giornale la notizia che passerà sarà ancora una volta quella di un contratto di lavoro in via di definizione con tempi eterni e del paese di Bengodi, che presto sarà visitabile da tutti. I "beati i perseguitati per causa della giustizia" rimangono sul bollettino parrocchiale come da compatire per la loro inettitudine.
Non fa proprio notizia la missionarietà!
Pensate che, anche nel campo della solidarietà, molto prossimo alla missione, la tentazione di glissare la quotidianità che porta alla forza di una decisione ed alla consacrazione di un tempo di vita, viene cancellata dall'evento che, infarcito di avventura e di protagonismo, trasforma una corsa nel deserto oppure una manifestazione nel cuore dell'Amazzonia, in evento di solidarietà con dei protagonisti eroicamente indiscussi. Cosa da Pazzi!
Forse l'impegno di togliere un pò di polvere e dare qualche dritta di indirizzo non è inutile se la convinzione è quella che il quotidiano della missionarietà rimane la carta vincente dell'impegno generoso di uomini e donne, consacrati o meno, che continuiamo testardamente a chiamare a testa alta: missionari!
Oggi che la missione ha fatto passi da gigante e non è più circoscrivibile geograficamente, te li ritrovi a fianco senza neppure accorgertene. Non fanno notizia.
Nella nostra città è nata la "quasi" parrocchia latino americana, un luogo prezioso per scoprire l'assoluta novità di questo quotidiano. Se poi consideriamo le comunità etniche, che si raccolgono in alcune parrocchie della diocesi, appare chiaro che il quotidiano è fatto di comunione. Noi continuiamo a parlare di immigrazione, rincorriamo la definizione di estracomunitari e Papa Benedetto dice: "In una società multietnica che sempre più sperimenta forme di solitudine e di indifferenza preoccupanti, i cristiani devono imparare ad offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali che trasformano la storia e, senza illusioni o inutili parole, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di tutti i popoli" ¹. La paura del "nero", e di qualsiasi altro colore, è diventata paura dell'altro ed allora definire i confini è fondamentale. Quanta fatica fanno i missionari abituati come non mai ad uscire dai confini, a vivere da stranieri in una terra da amare, a levare le tende per compiere l'esodo della vita fedeli ad una vocazione radicata nel mistero di Dio, quanta fatica a chiudere la porta e lasciare fuori il mondo. Ci ricordano che il quotidiano è relazione ed ogni relazione è fondamentale per la nostra vita. Ogni relazione diventa indispensabile in famiglia per "generare" alla fede, immancabile in parrocchia per consegnare, di generazione in generazione, il testimone della presenza. Sarebbe bello raccontare questa trama di relazioni che non trova spazio nel parco notizie dei vip, ma parla di vicinanza ai malati, ai dimenticati; di sostegno ai bambini ed ai giovani; di passione per la famiglia e la sua vocazione.
Oggi la missione è sempre più condivisa. Quando il missionario ad gentes ce la racconta i suoi occhi riflettono volti ed espressioni della sua gente, del suo popolo. Si impegnano insieme per annunciare il Vangelo, insieme cercano di portarlo dentro il quotidiano che, dal sociale al politico, dall'economico al no profit, diventa provocazione e cultura. "Anche gli uomini del nostro tempo - dice ancora il Papa – magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti non solo di "parlare" di Gesù, ma di "far vedere" Gesù, far risplendere il Volto del Redentore in ogni angolo della terra davanti alle generazioni del nuovo millennio e specialmente davanti ai giovani di ogni continente, destinatari privilegiati e soggetti dell'annuncio evangelico" ². Una cultura missionaria che provoca anche le nostre parrocchie; anche per noi diventa richiamo alla testimonianza del Vangelo, invito a diventare davvero comunicatori della fede. E: "non può realizzarsi in maniera credibile senza una profonda conversione personale, comunitaria e pastorale" ³, afferma ancora il Papa. Sempre il missionario, magari nei panni di una suora generosa, lascia trasparire tutta la fatica della conversione, le lacrime dell'incapacità, il senso d'impotenza. E le sue mani accarezzano piccoli in attesa di affetto, gli occhi seguono con attenzione le domande delle madri ed i piedi percorrono, centinaia e centinaia di chilometri senza momenti di cedimento e di abbandono. Il più delle volte donne così prendono congedo dalla vita in case di riposo senza onori e quelle medaglie di cartone che la cronaca regala a quelli che fanno per farsi vedere. Ma non può essere che questa la sorte di chi a Dio ha affidato proprio tutto.
Oggi la missione, forse più di ieri, chiede il dono di persone in carne ed ossa. Un tempo, affascinati dall'illusione che con i soldi tutto poteva risolversi, non sono mancati slanci di generosità e mastodontiche opere di carità. Improponibile oggi la realizzazione di strutture che non corrispondono agli standard e, soprattutto, allo stile delle popolazioni locali. Improponibile una missionarietà del mattone come rimedio alla povertà e all'indigenza. È la risposta vocazionale che fa la differenza, è il dono della vita che realizza la missione. Far scorrere l'annuario dei missionari vuol dire lasciar trapelare da quei fogli, che paiono tutti uguali, sentimenti, emozioni, decisioni, scelte, passioni che hanno che fare con Dio. Ed è la loro vita a ribadire una volta di più che vale la pena mettersi in gioco per il Signore anche se la carta stampata o i luoghi del potere ignorano tutto questo.
Insomma, ho voluto scrivere a lungo ed attardarmi negli esempi e nelle puntualizzazioni perché mi piacerebbe che questi missionari continuassero a non fare notizia. Sono come lievito, che fa fermentare la massa. E la ragione della loro forza, l'intensità della loro libertà, rimangono garantite dalla debolezza dell'esposizione mediatica. Il luogo dove li incontriamo in una domenica come questa è certamente la preghiera. "Non possiamo tenere per noi l'amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il mondo ha bisogno è l'amore di Dio, è incontrare Cristo e credere in lui" 4 : così Benedetto XVI°.
Una preghiera universale, una carità smisurata, una sollecitudine sproporzionata, una consapevolezza crescente, un'audace incrocio tra l'annuncio e la testimonianza: li pensiamo così i missionari.
E chissà che anche voglia di vivere la missione. Sarà una notizia sconvolgente per la nostra quotidiana testimonianza di fede.
Buona giornata missionaria

don Giambattista
direttore centro missionario diocesano




  1. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI° per la Giornata Missionaria Mondiale 2010: "La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione".
  2. Idem.
  3. Idem.
  4. 4 Benedetto XVI°, Sacramentum caritatis, 84