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Fatti, non parole...

Fatti, non parole...

Cosa fa poi il gruppo missionario?
Scavando nel passato per arrivare fino a noi…
Una valanga di fatiche, montagne di soddisfazioni,
impegni tradizionali, novità strampalate.
E le domande che rimangono…

"La nostra parrocchia deve essere una Chiesa senza pareti, che accoglie tutti, che non chiede la tessera a nessuno, che non chiede il distintivo del club e non chiede la carta d'identità a nessuno, dove tutti vanno a trovare ristoro e tranquillità e la possibilità di rapportarsi a Dio. Una Chiesa senza pareti e senza tetto, una Chiesa cioè che sa guardare più in alto del soffitto" (Tonino Bello)

Ancora sul gruppo missionario!

Gli addetti ai lavori ne dicono di cotte e di crude. Qualche volta sono "euforici": Sono andate bene delle iniziative… c'era tanta gente alla preghiera… è venuto il missionario e ci ha infuocato". Altre volte il morale è sotto il tacco delle scarpe: "Non ci considerano… non funziona nulla… non c'è spazio per le nostre iniziative… diventiamo vecchi…". Sono lamentazioni a non finire. Penso che sia doveroso guardare "dentro" il gruppo con obiettività, cogliere ricchezze e povertà, interrogare la "prassi" per verificare quali siano le convinzioni di fondo, valorizzare il positivo, sperimentare nuove possibilità, dialogare con la comunità…

Sono tante le tentazioni in agguato.

Immobilismo!

È la tentazione dei pavidi, di coloro che, arroccati sulle loro pseudo conquiste, non sono disposti a mettere nulla in discussione. Lo sguardo è volto al passato quando le cose andavano bene, quando ci si sentiva appagati dall'esito sempre positivo delle proprie iniziative, quando il regime di "cristianità" dava pieno credito ad attività a favore dei "poveri lontani". Tempi non sospetti rispetto alla migrazione che si accompagna ai nostri giorni. E guardando indietro si coltivano nostalgie, restaurazione e, sempre peggio, la convinzione di essere rimasti gli ultimi baluardi della missione vera. Ma, grazie a Dio, ed è proprio il caso di dirlo, il mondo va avanti e "cambia". Ce lo hanno ricordato i Vescovi: dalla conservazione alla missione! Questa l'ineludibile scommessa.

Supponenza!

È propria di quei "navigati" della pastorale che, forti dell'esperienza acquisita, non sono disposti a mettere nulla in discussione, non sanno cosa farsene dei consigli degli altri, non riescono a trovare altro spazio che il loro. Questo delirio di onnipotenza è un macello per quanto riguarda la comunione nella comunità. Per non parlare poi della formazione, che è semplicemente considerata inutile. Funzionano indiscutibilmente le "simpatie", quei legami personali che spengono ogni universalità, ogni possibilità di crescita, ogni verità di missione. Si tratta di non avere occhi che per sé! Lo "stare bene tra noi", pur dando origine ad iniziative positive e proficue, è la negazione di ogni missionarietà, occorre stare attenti.

Rassegnazione!

Tratteggiata sul volto triste di coloro che non si aspettano niente di nuovo, infierisce ridimensionando tutto e impoverendo ogni aspettativa. "Tanto le cose finiscono sempre così": sono i rintocchi di un'agonia annunciata. Questa volta si tratta di guardare nel vuoto, proprio perché nulla si prospetta all'orizzonte. Impietosa è l'indagine rispetto alla situazione attuale: inutile sbattersi per qualsiasi cosa, incapacità assoluta di qualsiasi novità. Le ragioni non sono così importanti: "tanto non cambia nulla".

Pragmatismo!

Fare, fare, fare: è una convinzione che attraversa gli impastati di "pastoralume". Poi magari si può pensare a quello che si è fatto, ma è importante mettere tanta carne al fuoco. È scontato che non sono contemplati momenti di riflessione, approfondimento e nemmeno di verifica, perché se dovessimo concludere che non abbiamo fatto sufficientemente, la cosa diventerebbe davvero critica. Qui le raccolte fondi e vivere la fanno da padrone: occorre aiutare i poverini del terzo mondo. Questa volta lo sguardo è all'efficienza, al profitto…sembra il vecchio discorso del mercato internazionale: chi produce e chi consuma hanno ragion d'essere, gli altri non contano.

Ancora sul gruppo missionario!

L'interlocutore per eccellenza è la parrocchia. E sarebbe interessante che ogni gruppo missionario parrocchiale rileggesse la sua storia all'interno del cammino complessivo della comunità, ritrovando origini, motivazioni e modalità di impegno maturate nel tempo.

Una valanga di fatiche… perché è sempre difficile conservare la propria identità, non cedere alle lusinghe della comodità, non lasciarsi imbrogliare dai frutti immediati.

Montagne di soddisfazioni… perché i progetti si realizzano, i missionari scrivono ringraziando, il prestigio del gruppo è garantito.

Impegni tradizionali… difficili da conservare perché si invecchia, mancano i rincalzi e poi si corre il rischio di essere scontati.

Novità strampalate… anche con queste occorre fare i conti, perché non sempre sono giustificate, non sempre rispondono agli obiettivi prefissati. Non tutto fa brodo!

Ancora sul gruppo missionario!

E le domande rimangono ancora, sempre più pressanti, perché la parrocchia fa acqua da tutte le parti e… non si sa più che pesci pigliare.

Rimangono alcune convinzioni.
Un prima convinzione: non rinunciamo a cercare una risposta, non stanchiamoci di reinventarci continuamente, non buttiamo la spugna lasciandoci vivere giorno per giorno.

La progettualità è inevitabile.

"È necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l'esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l'intera società". "Tanto più la parrocchia sarà capace di ridefinire il proprio compito missionario nel suo territorio quanto più saprà proiettarsi sull'orizzonte del mondo, senza delegare solo ad alcuni la responsabilità dell'evangelizzazione dei popoli". Non si tratta di lasciarsi prendere dalla paranoia di aver stabilito tutto e sempre, ma di operare un discernimento ed una rimotivazione dell'impegno dei nostri gruppi nelle parrocchie che cambiano. Annunciare nuovamente il Vangelo, evangelizzazione dei popoli: questi i punti fermi. "…Una parrocchia missionaria è forte perché si affida quotidianamente alla potenza di Cristo e affida a Lui le speranze e gli impegni di bene della gente…" "Non si può più dare per scontato che si sappia che è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa. Vale per fanciulli, ragazzi, giovani ed adulti; vale per la nostra gente e, ovviamente, per tanti immigrati, provenienti da altre culture e religioni. C'è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale, e ricade su ogni cristiano, discepolo, e quindi testimone di Cristo; tocca in modo particolare le parrocchie. Di primo annuncio vanno innervate tutte le azioni pastorali". In questo spazio, mentre recuperiamo la consapevolezza e l'impegno di una pastorale, che sempre più sia innervata di annuncio e testimonianza, è possibile non solo una verifica, ma soprattutto una riprogettazione dell'impegno dei gruppi missionari delle parrocchie. Una seconda convinzione: il laicato è un investimento sicuro. "Una parrocchia dal volto missionario deve assumere la scelta coraggiosa di servire la fede delle persone in tutti i momenti ed i luoghi in cui si esprime". "Occorre riconoscere che ai laici viene rivolto un invito appassionato a mediare in modo efficace il loro duplice ruolo: essere nel mondo testimoni credibili della loro appartenenza a Cristo ed alla Chiesa; essere nella chiesa i protagonisti qualificati di un mondo che non può fare a meno di Dio, anche quando lo emargina dalle vicende della vita quotidiana". E non è un'invenzione di oggi, basta ricordare questo testo della prima età cristiana: "I cristiani abitano ciascuno nella propria patria, ma come immigrati che hanno il permesso di soggiorno. Adempiono a tutti i loro doveri di cittadini, eppure portano i pesi della vita sociale con interiore distacco. Ogni terra straniera per loro è patria, ma ogni patria è terra straniera. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma col loro modo di vivere vanno ben al di là delle leggi. In una parola,ciò che l'anima è nel corpo, i cristiani lo sono nel mondo…". Non si tratta, dunque, di esercizi di supplenza, ma di una presenza. Una terza convinzione: la parrocchia missionaria è un cammino senza ritorno, non si può farne a meno. È esigenza più volte manifestata nei documenti del magistero, nelle riflessioni dei pastoralisti, nei sogni dei parroci più audaci, nelle "rivendicazioni" dei laici…
Ma questo cosa comporta per l'animazione missionaria?
Come interroga l'azione pastorale dei gruppi missionari parrocchiali?
Quale identità si fà strada per i gruppi missionari?
Quale cammino formativo, stile di presenza, priorità?
È questo il frutto di una profonda e rinnovata riflessione ecclesiale e pastorale che, dal Concilio in poi, ha segnato l'impegno della Chiesa. Dalla situazione reale della parrocchia occorre individuare un percorso che tenga presente le dimensioni fondamentali della celebrazione dei misteri della fede, dell'annuncio del messaggio evangelico, della concretizzazione della carità ed apra nuove prospettive. La nota della CEI sul volto della parrocchia missionaria sottolinea tre elementi:
- innanzitutto, la dimensione missionaria;
- le parrocchie, al plurale, per ricordare la loro specifica dimensione territoriale che comporta una pluralità,
- infine, la categoria del cambiamento.

A questo proposito occorre richiamare che:
"La missione ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell'impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza". Due immagini che dobbiamo custodire nel cuore

"Orizzonte": è guardare oltre, è avere uno sguardo che va lontano. E questa è già una prospettiva pastorale. Un orizzonte che ci offre la possibilità di porci le domande fondamentali: significato, scopo, modalità, efficacia della nostra animazione missionaria; un orizzonte che rivela il volto missionario della comunità dei credenti e la ragione della sua presenza in un territorio. Allora l'orizzonte della missio ad gentes assume i tratti di un'ordinarietà, che attraversa le azioni pastorali più quotidiane e si misura sulle attività di sempre, dalla catechesi all'animazione liturgica. Non si tratta di conservazione e neppure di creare forme più accattivanti o di moderna propaganda ecclesiastica, ma di un profondo ripensamento della pastorale che non compete in prima persona al gruppo missionario, ma al quale il gruppo può partecipare attivamente con il proprio specifico all'interno del consiglio pastorale parrocchiale e di altre realtà pastorali. Per questo è necessario che il gruppo di qualifichi sempre di più attraverso la formazione e l'esperienza.

"Paradigma" è provocazione: la missio ad gentes un modello per la nostra pastorale! I cambiamenti della realtà culturale e della società segnano anche l'azione pastorale della chiesa generando fatiche, smarrimenti e momenti di paura, per lasciarsi toccare anche dalla rassegnazione. "La missione è qui da noi": è l'incredibile constatazione che si accompagna ad una pastorale dell'affanno e della riconquista, quando contrapporre "qui"e "là" vuol dire non aver capito nulla della mutazione di paradigma che l'azione pastorale è chiamata a compiere. Un dramma quando la tentazione è quella di salvare il salvabile ritenendo prioritarie le proprie necessità rispetto a quelle di tutto il mondo, una scelta egoistica sicuramente contraria alla dimensione dell'evangelizzazione. Se prevale la convinzione di una missione ad extra, lontana dal nostro territorio, vuol dire che viene affidato a qualcuno il compito della missione, baypassando un impegno che è di ciascun battezzato. Il missionario "là" ci ricorda che abbiamo bisogno di lui perché, nella missio ad gentes, ci faccia da modello per ispirarci a vivere qui il nuovo dinamismo missionario di cui le nostre comunità hanno estremo bisogno. Al missionario chiediamo che ci racconti le meraviglie che Dio compie ovunque nel mondo, la sollecitudine che matura nella sua comunità verso i poveri, la profondità di fede che lo Spirito continuamente feconda, la gratuità della testimonianza che si consuma in gesti di carità e di annuncio. Chiediamo che racconti la sua fede, la fede della sua comunità e poi l'impegno ad annunciare il Vangelo tra gli indios, i mussulmani, le popolazioni dell'Est Europa e le sperdute isole dell'Oceania. Non si tratta di scopiazzare strategie e idee di altri, di trasferire metodi e costumi da un continente all'altro, ma di mettersi alla scuola della missione per riscoprire l'essenziale della fede, la sobrietà dei mezzi e delle possibilità di esperienze ecclesiali che possano ispirare le scelte pastorali delle nostre comunità. In questo contesto il gruppo missionario è chiamato a far maturare in sé una "nuova"animazione missionaria. Sarà impegno del gruppo impegnarsi in un'opera di discernimento che lo porti a rivisitare la sua azione con uno spirito di rinnovamento e riqualificazione del proprio impegno. Occorre ribadire alcune centralità: - l'urgenza della missionarietà: una chiesa estroversa, un camminare verso l'uomo e dove l'uomo va con: "un forte impegno in ordine alla qualità formativa – in senso spirituale, teologico, culturale, umano – così da favorire efficacemente la comunicazione, agli uomini in mezzo ai quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza per l'umanità intera" ; - l'impegno nel discernimento per prendere coscienza della situazione in cui si vive. La frammentazione in cui la gente vive, la dispersione e l'aridità dei rapporti interpersonali, sono una sfida non indifferente nell'impegno ad annunciare il Vangelo; - il costante riferimento alla parrocchia nel contesto della pastorale diocesana. Il cammino sinodale che la nostra chiesa ha vissuto ed il frutto dello stesso raccolto nei documenti sinodali, sono una continua sollecitazione di metodo e contenuti per ogni singola comunità parrocchiale; - la valorizzazione dell'Eucaristia domenicale. Cuore e fuoco della vita della comunità, esercizio continua di accoglienza, esperienza profonda di carità, vissuto significativo di comunione…tutto questo si sprigiona dal mistero eucaristico verso ogni vocazione chiamata alla missionarietà, verso ogni impegno che faccia costantemente all'impegno di annunciare il Vangelo.