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La Missione del G8

4 battute alla luce della missionarietà

Il G8 si ripresenta puntualmente sul palcoscenico del mondo. Almeno questa la sua pretesa.
Cosa ne pensa il campesino delle Ande boliviane, quanto ne sia informato il pescatore dell'isola di Papete, come abbia maturato una consapevolezza il lavoratore della terra nel continente africano, rimane un mistero.
È certo che parole come globalizzazione, economia, futuro sostenibile, investimenti, fanno parte anche della vita di queste migliaia e migliaia di uomini, che faticano a sbarcare il lunario e che le statistiche più diverse hanno oggi configurato in quel miliardo di persone che vivono in stato di denutrizione.
Gli obiettivi del millennio, quelli del lontano 2000, impegnavano Stati e realtà economiche in una lotta alla fame che voleva dimezzarne le vittime entro il 2015.
La congiuntura economica, la recessione, il crollo della borsa e tante altre ancora sono le cause di un traguardo che difficilmente si potrà tagliare. Niente di male se non si trattasse di vite umane, di presente positivo per un futuro più sicuro, di profonde ragioni non solo umane, ma anche di fede.
È da quando è nata che la Chiesa ha fatto della globalizzazione uno stile di vita. E tra alti e bassi, difficilmente, è venuta meno a questo stile. Ma quale globalizzazione?
I grandi della terra si siedono ancora una volta attorno ad un tavolo. Ci sono tanti invitati ed è sicuramente una buona cosa.
Gli argomenti saranno di quelli massicci, tosti; di quelli che davvero possono cambiare le sorti dell'umanità e riconsegnare dignità e futuro alla terra che trema.
Significativa la terra aquilana dove il tremare ha creato paura, sconforto, delusione e, persino, morte incomprensibile. Significativa perché ci ricorda che la terra trema un pò ovunque e non solo per ragioni sismiche.
La povertà moltiplica la sua forza di aggressione, non manca di collaboratori disponibili che, con la prestanza della guerra, con l'illusione del guadagno, con la scelta dell'ignoranza, non fanno altro che riproporre la vecchia storia del bene di pochi a spese di molti.
L'economia è la signora di ogni millennio, capace di cambiarsi d'abito per ogni favorevole circostanza, di scovare l'interesse più recondito, di giocarsi con malizia oltre ogni opportunità.
La dignità delle persone è avvolta di idealità.
La famiglia, la scuola, lo sport, l'arte, l'amicizia sono alcune dimensioni di quella crescita che riempie pagine e pagine di documenti, scalda retoricamente i cuori, proietta verso il guadagno futuro.
Anche questo scritto può diventare pericoloso, ecco perché non posso fare a meno del Vangelo, di una Parola che non abbia altro interesse che quello del bene e della vita.
E mentre i 12 discutono sulla ripartizione del potere (Marco 9,33-37) Gesù compie un gesto eclatante perché si stampi bene nella loro mentre come egli intenda le relazioni, la comunità: un bambino al centro!
Lo stringe a sé con forza, come se volesse regalargli tutta la sua autorità. "Chi accoglie un bambino nel mio nome, accoglie me…accoglie colui che mi ha mandato". I bambini, nella loro piccolezza, hanno per Gesù autorità; sono i più importanti e devono occupare il centro, perché sono i più bisognosi di cura e di amore. Gli altri, i grandi ed i potenti, cominciano a diventare importanti quando si mettono al loro servizio. Ecco lo stile.
Allora il Regno di Dio è davvero speciale. Nel Regno di Dio la vita non si diffonde in base all'imposizione dei grandi, ma partendo dall'accoglienza dei piccoli. Dove e quando essi diventano il centro della vita, là si realizza il Regno di Dio. Fu questa una delle più belle intuizioni di Gesù!
Vorremmo che al tavolo del G8 non mancasse il Vangelo, è per questo che noi, credenti ed innamorati delle missioni, scegliamo di esserci tenendo tra le mani la Parola del Vangelo.
Non so se scenderemo in strada a protestare, io almeno penso di non farlo, ma mi piacerebbe tanto che una volta scendessimo in strada, magari tenendo tra le mani la busta paga di un operaio, per dire basta ai contratti milionari dei calciatori, per aborrire contratti di acquisto astronomici, per chiedere che il sudore del quotidiano venga finalmente riconosciuto.
Che mondo, buon lavoro G8!

don Giambattista