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L'acqua, merce o diritto?

L'acqua, merce o diritto?

È solo ascoltando profughi e disperati che arrivano dall'Africa che intuiamo il valore di ciò che, da qualche tempo a questa parte, viene chiamato l'"oro blu". Solo le loro testimonianze ci confermano nella convinzione che la mancanza di acqua è fonte di povertà e di morte.
Nel mondo globalizzato si moltiplicano gli interessi nei confronti dell'acqua.
Mettere le mani sull'acqua sembra essere diventato il più grande investimento per il futuro: in nome di sontuosi interessi economici, vengono calpestate le persone, desertificati territori abitati, spalancate le porte alla diffusione di malattie infettive…
I dati parlano da soli: 1,2 miliardi di persone non possono fruire di acqua potabile; 2,5 miliardi di persone non dispongono di strutture igienico-sanitarie adeguate e reti fognarie; 5 milioni di persone muoiono ogni anno per carenza d'acqua e tra questi 1,8 milioni sono bambini.
Si prevede che entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone soffriranno per scarsità d'acqua. La mancanza o l'ingiusta distribuzione del bene acqua rappresenta un freno per l'autentico sviluppo dell'umanità.
Noi probabilmente, dal nostro tranquillo osservatorio, riusciamo solo a percepire la gravità della situazione perché l'acqua è per ognuno di noi un bene scontato: la nostra acqua non è inquinata, ne abbiamo fin che vogliamo e l'abbiamo comodamente a casa nostra (tanto che ci permettiamo pure di sprecarla senza troppi rimorsi di coscienza)!
Forse il prossimo Referendum del 12-13 giugno sulla privatizzazione dell'acqua, arriva la momento giusto e ci obbliga, come uomini e come cristiani, a fare una pensata che va al di là delle nostre quattro mura; il diritto all'acqua e il diritto primario alla vita sono indissolubilmente connessi: è quindi necessario far "maturare una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni, nè discriminazioni" (Benedetto XVI).
Il vescovo cileno Luis Infanti della Mora afferma con tanta preoccupazione: "La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l'acqua, creando una nuova categoria sociale: gli esclusi. Alcune imprese multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura e soprattutto dell'acqua, possono essere padrone di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene da cui dipende la vita dell'umanità. È un'ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà facendo sì che la natura sia la più sacrificata e la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri , in particolare."
Poche e semplici riflessioni condivise ad alta voce, per far affiorare una questione di capitale importanza per l'umanità, tenuta volutamente sommersa da enormi interessi economici che sovrastano le nostre vite e le vite dei più poveri.
"Il mondo è con l'acqua alla gola"! Pensiamoci, non è solo uno slogan!

A cura di:
Centro Missionario Diocesano
Comunità Immigrati Ruah