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La Chiesa e i soldi

A proposito di 8per mille

La Chiesa e i soldi

Oltre le mormorazioni e i pregiudizi, solo per il bene, il bene di tutti.

Come se la Chiesa fosse sempre qualcuno che non sono io! Quando si tratta dei “peccati” della Chiesa ci piace restare fuori: non ci riguardano. I preti sono facili bersagli, per la verità spesso si prestano al gioco e non sono neppure innocenti, poi ci sono i “devotissimi”, quelli che sono tutta casa e chiesa, magari scavando grosse voragini rispetto al più semplice comportamento morale: non fare del male agli altri. E poi, via via, ci possono essere tante altre possibili varietà di praticanti, più o meno, attaccabili. Io, anche io che scrivo, spesso mi tiro fuori dal gruppo.

Se si tratta di soldi nessuno è avaro di critiche verso la Chiesa ricca e dei ricchi.

E’ vero che i soldi hanno, da sempre, il loro seguito di fans. C’è chi venderebbe persino l’anima pur di accaparrarsi un gruzzoletto da affidare al segreto delle banche.

Questo “sterco del demonio” è, comunque, necessario. Senza soldi non si possono fare molte cose.

“Teresa da sola è una povera donna, Teresa con la grazia di Dio una forza, Teresa con la grazia di Dio e il denaro una potenza”. Non è una Teresa qualsiasi quella di cui parliamo, ma quella donna di Avila, maestra di vita spirituale del 1500, annoverata tra i dottori della Chiesa da Paolo VI nel 1970 in compagnia di Caterina da Siena.

E’ un tema che scotta quello dei soldi, un tema tanto umano da meritare persino l’attenzione di Dio. Trenta denari in cambio della vita, un commercio squallido che continua a perpetrarsi in angoli diversi della terra ed è spesso, subdolamente nascosto, nelle contraddizioni delle buone intenzioni.

I soldi della Chiesa hanno un successo incredibile, fanno parlare la vecchietta del mercato e i grandi Soloni della difesa degli ultimi e dei poveri. Ragioni ce ne sono, inutili nascondersi dietro le foglie di fico, ma molto altro rimane non detto, oppure volutamente ignorato. Anche il dramma dei profughi si presta alle strumentalizzazioni di qualsiasi bandiera politica: la Chiesa ci guadagna, le fanno gola i soldi dello Stato. E chi lo dice, di suo, difficilmente mette qualcosa.

Del bene non si parla mai. Di quello che la Chiesa, istituzione e carisma, mette in atto quando si tratta di poveri e di ultimi, si fa fatica a parlarne, c’è un pudore irrefrenabile. E poi: “Se non fanno almeno questo”.

Un laicismo “per partito preso” vuole vuole fare di preti e suore oscure figure di immorali ed approfittatori, riduce gli impegnati nelle comunità a dei galoppini senza midollo ed intelligenza, insinua ovunque il tarlo della malizia e degli interessi privati, scredita come incapaci opere di impatto sociale.

“Per uno che sbaglia…” scandisce la promozione televisiva alla quale la Conferenza Episcopale Italiana ha affidato la promozione dell’8per mille. E, via via, l’elenco di quella prossimità che, grazie ai soldi di molti, ha preso corpo e diversamente non avrebbe avuto realtà. Che proprio tutto non funzioni, che siano soldi rubati, che qualcuno ne approfitti sempre, che tutto sia marcio, che…?!

Non si tratta di fare difese d’ufficio, neppure di rivendicare dei diritti, ma solamente di rispettare il lavoro e l’impegno di altri, di obiettività, alla fine, nella complessità del mondo in cui viviamo.

E sarebbe contrario alla verità della carità cristiana l’essere onorati e ringraziati, esaltati e favoriti. Nulla di tutto questo.

Anche a chi punta il dito contro la Chiesa e vede nei suoi “giri di soldi” loschi traffici d’interesse e sfruttamento, l’invito a scegliere la strada della collaborazione, della condivisione, della ricerca del bene comune. State pur certi che non sarà la comunità cristiana a tirarsi in dietro; non saranno quelli che fanno la fatica della loro coerenza di fede e di vocazione, non saranno quei volontari che dedicano a piccoli e ammalati, carcerati e abbandonati, immigrati e anziani il loro tempo e il loro cuore; non saranno quei “benedetti” preti, così fragili e incapaci, a chiudere la porta del presente e del futuro; non saranno quei missionari così innamorati di un utopia di giustizia e libertà tanto da spendere la vita per il Vangelo.

Rimanga anche solo il rispetto per quello che altri non farebbero.

A chi crede, a chi abbraccia la croce della testimonianza cristiana, queste righe non diranno nulla, perché non conosce i calcoli meschini di chi giudica e non si sporca le mani.

Andiamo avanti così!

Boffi don Giambattista
Direttore Centro Missionario Bergamo