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La fede a caro prezzo

Cristiani "a rischio" oggi nel mondo

Dott.Girolamo Fazzini

Premessa

È un fatto che oggi, in molte zone del mondo, i cristiani (cattolici ma non solo!) vivano situazioni particolarmente difficili, in diversi casi anche peggiori rispetto a qualche anno fa. Ha scritto Civiltà cattolica: «Parlare di persecuzione della Chiesa da parte di alcune correnti di pensiero presenti nel mondo moderno può sembrare improprio ed esagerato oppure frutto di vittimismo catastrofista. Tuttavia, se riflette sulle conseguenze che tale avversione al cristianesimo ha sulla vita della Chiesa, si comprende che esse sono devastanti».

Detto ciò, non è corretto parlare ipso facto di persecuzione su scala globale: limitiamo l'uso di "persecuzione" a quelle situazioni in cui i cristiani sono vittime di ostilità in quanto credenti nel Dio di Gesù. Preferiamo, in generale, parlare di "fede testimoniata a caro prezzo" (riprendendo la nota frase di Bonhoeffer). In questo senso, lo sguardo che diamo alla realtà ci pare più ampio di quello adottato dal "Rapporto sulla libertà religiosa" curato da Aiuto alla Chiesa che soffre.

Perché soffrono i cristiani nel mondo?

 
  1. Perché subiscono le conseguenze della violenza che si abbatte sulla gente comune di cui condividono la sorte. I cristiani, in questo caso, come uomini e donne di pace e non violenza diventano i classici "vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro". Pensiamo a situazioni di guerra aperta (es. l'Iraq oppure la regione del Kivu nella Repubblica democratica del Congo) oppure di guerriglia/conflitto a bassa intensità (Colombia). Pensiamo alla violenza endemica e criminalità diffusa (esempio: Sudafrica, confine Messico-Usa, molte aree urbane periferiche…). In tutti questi casi i cristiani (e i missionari con loro) partecipano della condizione generale di vulnerabilità che vive la popolazione nel suo complesso. Il caso più recente ed emblematico è quello delle due suore piemontesi rapite in Kenya e portate in Somalia.
  2.  Perché sono operatori di pace in contesti di guerra/violenza. Penso a situazioni in cui i cristiani si adoperano per il dialogo tra le parti o denunciano la guerra. Un caso recente ed emblematico è quello di Lasantha Manilal Wickramatunga, direttore del giornale Sunday Leader ucciso l'8 gennaio da due sconosciuti mentre si recava al lavoro. Il giornalista, membro di una Chiesa protestante, non aveva risparmiato aspre critiche soprattutto per la guerra tra l'esercito di Colombo e le Tigri tamil che sta insanguinando il nord dello Sri Lanka.
  3. Perché apertamente discriminati in quanto minoranza religiosa. È il caso di molti Paesi islamici. In forma estrema, i cristiani in questi contesti sono vittime dell'integralismo violento. Pensiamo alla Somalia, terra del martirio di Annalena Tonelli e di suor Leonella Sgorbati oppure Algeria, dove – dopo le stragi degli anni Novanta – anche di recente i cristiani (soprattutto protestanti) sono tornati ad essere osteggiati, addirittura espulsi dal Paese (analoghe situazioni in Eritrea)...
  4.  Per mancato riconoscimento della libertà religiosa da parte di regimi. Penso ai Paesi comunisti, in cui la possibilità di espressione pubblica della fede è negata o comunque obbligata a sottoporsi al controllo dello Stato. I casi più evidenti sono quelli della Cina (dove sotto il severo controllo delle autorità politiche sono tanto i cattolici quanto le Chiese protestanti), della Corea del Nord, del Myanmar, del Vietnam (dove oggi è forte la tensione sulla questione della restituzione dei beni sottratti dal governo comunista alla Chiesa) e Cuba, dove la Chiesa cattolica – nonostante alcune aperture del regime all'indomani della storica visita del Papa (1998) – continua a regolamentare in modo restrittivo la libera professione della fede cristiana.
  5.  Per ragioni politiche: i cristiani sono spesso visti come "religione straniera", amici dell'Occidente e, perciò, osteggiati. L'esempio più classico è l'Iraq, una terra martoriata da cui i cristiani stanno fuggendo da anni e nell'ultimo periodo in particolare, col rischio di una vera e propria pulizia etnica.
  6.  Perché portatori di un messaggio rivoluzionario rispetto al contesto sociale/tradizionale/culturale. Le recenti violenze in Orissa, oltre che prodotto dell'ideologia dell'hindutva che predica un' «India esclusivamente indù», sono addebitabili in larga parte all'intenzione di bloccare un movimento di riscatto sociale che vede protagonisti i fuori casta. In India i cristiani mettono sotto accusa il sistema delle caste e si battono per la promozione dei dalit: così facendo danno fastidio ai ricchi e potenti indù. Qualcosa del genere si può dire, in molti casi, per l'America Latina, laddove i cristiani sono in prima fila nella difesa dei diritti degli ultimi (contadini, senza terra, indigeni, migranti…). Un esempio concreto e recente: don Humberto Macias Rosales, sacerdote cattolico di Aguascalientes, è stato ucciso nel maggio 2008. In passato aveva subito minacce di morte, era stato pure accoltellato, per il suo impegno nei confronti dei giovani invischiati nella droga.
  7.  Perché difensori di un altro modo di pensare lo sviluppo e l'ambiente, alla luce del Vangelo. L'esempio più luminoso fra quelli recenti è suor Dorothy Stang, che qualche giornale ("Corrierone"…) ha banalmente etichettato come "martire per l'Amazzonia". Denunciando e opponendosi ai fazenderos, sr. Dorothy ha testimoniato il vangelo incarnandosi in una situazione ben precisa.

Forme di ostilità anti-cristiana

  • Discriminazione giuridica: in alcuni contesti, laddove vale la sharia (Pakistan, alcuni Stati nigeriani, parecchi Paesi del M.Oriente…), c'è un mancato riconoscimento di diritti legali (ad es. in tribunale la tua parola vale meno)
  • Discriminazione sociale (impossibilità di accedere a cariche pubbliche)
  • Discriminazione culturale (no a scuole cristiane o a strutture esplicitamente confessionali)
  • Penalizzazione economica: divieto di possedere proprietà ecclesiali, mancata restituzione di beni sequestrati in passato (Cina, Vietnam)
  • Divieto di presenza di missionari stranieri (Cina, India, Myanmar…)
  •   Distruzione di beni, danneggiamento di strutture
  • Aggressione fisica, uccisione (India, Paesi islamici, America Latina…)

Piste di riflessione - sensibilizzazione

Obiettivi

 
  1. Far prendere coscienza alla comunità cristiana della gravità della situazione dei cristiani in molti contesti e delle effettive problematiche in gioco, spezzando velo del silenzio colpevole dei media su questo fenomeno ma senza cadere in facili vittimismi ("ce l'hanno tutti con noi")
  2. Sensibilizzare alla richiesta di maggior libertà religiosa nel mondo, ma per tutti, non in chiave confessionale. In questo senso, può essere proficuo operare congiuntamente con altri esponenti di religioni/minoranze oppresse
  3. Raccogliere dall'esperienza dei cristiani in situazioni di difficoltà la lezione di fede testimoniata a caro prezzo (fino al martirio), come stimolo a vivere la propria fedeltà al Vangelo con maggior entusiasmo e coerenza di vita. Vanno fatte conoscere storie del passato e del presente.
  4. Far tesoro delle tante vicende di perdono che si intrecciano con le storie di violenza e martirio. Un'ostilità subita con rabbia, un martirio vissuto con senso di rivalsa non sono autenticamente evangelici. Anche a questo occorre educare le comunità cristiane, che talora si fermano alla mera denuncia dell'ostilità anti-cristiana ma con un senso di ingiustizia che prelude quasi alla "vendetta".