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Missionari in via d'estinzione?

Missionari in via d'estinzione?

Nel numero di ottobre 2008 il mensile " Mondo e Missione" edito dal PIME ( Pontificio Isitituto Missioni Estere) a cura del suo direttore dott. Girolamo Fazzini è pubblicato un interessante dossier " sullo stato di salute" a livello numerico e spirituale dei missionari di origine italiana nel mondo, ecco alcuni stralci:

"…Di tanto in tanto, qualcuno lo chiede: come vanno le vocazioni missionarie? A volte si tratta di mera curiosità, in altri casi la domanda ne cela un'altra, ancor più impegnativa: qual è lo stato di salute della missione? Pretendere di rispondere sarebbe un atto di superbia. Ma provare a «misurare» la condizione - se non dell'intero movimento missionario - almeno di una sua componente importante e storicamente rilevante quale gli istituti ad gentes, maschili e femminili, ci è parsa una sfida doppiamente interessante: sia dal punto di vista giornalistico, sia per il bene della missione in quanto tale...
I numeri, con la loro fredda e implacabile eloquenza, lo dicono chiaramente: i missionari - almeno quelli made in Italy, altrove le cose vanno meglio - sembrano ormai una specie in via di estinzione. Sempre di meno, sempre più anziani. Un glorioso esercito in disarmo (absit iniuria verbis). Tempo qualche decennio e - direbbero le Cassandre - la figura del missionario o della missionaria come si è sedimentata nell'immaginario collettivo potrebbe diventare un ricordo del passato.
Stiamo parlando dei missionari «classici», appartenenti a istituti e congregazioni familiari a molti. Già, perché il fenomeno del calo numerico e dell'innalzamento vertiginoso dell'età media riguarda soprattutto loro; la crisi in atto, infatti, sembra non colpire altre presenze missionarie, come nel caso dei movimenti ecclesiali o di gruppi di recente costituzione... Esagerazioni ? No. Basta leggere le statistiche. Qualche esempio: le suore missionarie della Consolata di origine italiana erano 870 nel 1983, oggi sono 443. Vale a dire che nell'arco di un quarto di secolo si sono letteralmente dimezzate. Vero è che, nel frattempo, sono cresciute - da 257 a 325 - le sorelle «straniere» (l'aggettivo non ci piace, ma l'usiamo qui per comodità); tuttavia il saldo totale è comunque pesantemente negativo.
Passiamo all'istituto numericamente più consistente, i comboniani. Nel 1983 gli italiani erano 1.216; 25 anni dopo sono diventati un quarto di meno (778). «Ma di questi - avvertono dalla direzione generale - i pensionati e gli invalidi sono 548». Anche in questo caso, il progressivo e vistoso calo del personale italiano è stato compensato dalla crescita molto forte di vocazioni dall'estero, passate da 566 del 1983 alle 975 attuali (quasi il doppio). Ciò fa sì che il totale dei membri dell'istituto sia rimasto stabile negli anni: 1.782 nel 1983, 1.753 oggi.
Il ramo femminile della famiglia comboniana sembra conoscere una dinamica non troppo dissimile. In termini percentuali, gli ultimi 25 anni hanno visto un calo pari a un quarto (da 2.101 a 1.515), particolarmente accentuato se consideriamo le italiane: le 1.732 vocazioni del 1983 sono oggi circa la metà, 980. Anche qui è cresciuta in maniera significativa la presenza in congregazione di sorelle provenienti da quelli che vengono solitamente chiamati (fino a quando?) «Paesi di missione»: le non italiane erano 369 cinque lustri or sono, sono divenute 535...
Ogni istituto ha vissuto l'apertura all'internazionalizzazione in modo diverso, con scelte e percorsi differenti (che non sta a noi giudicare ma semplicemente registrare). Così, ad esempio, abbiamo i due casi assai dissimili tra loro del Pime e delle Missionarie dell'Immacolata (il cui carisma è ispirato al Pime). Nel 1983 il Pime contava 653 membri (fra preti e laici), che oggi sono 507; se 25 anni fa gli stranieri erano solo 36 (il 5 per cento del totale), oggi - a vent'anni dall'internazionalizzazione ufficiale dell'istituto, sancita solo nel 1989 - sono 83, ovvero il 16 per cento. Nel caso delle Missionarie dell'Immacolata la situazione è radicalmente diversa: già 25 anni or sono le sorelle straniere costituivano la stragrande maggioranza dell'istituto (401 suore, ovvero il 72,2 per cento del totale a fronte di 155 italiane); oggi la percentuale è salita all'81,4 (731 suore non italiane contro 156 italiane). Circa 600 delle 731 straniere (i due terzi dell'istituto) sono indiane; del resto, l'India è stata la prima missione nel 1948 e le prime sorelle indiane risalgono al lontano 1953. L'attuale è la seconda superiora indiana...
Così come per il Pime (che, al trend attuale, presto potrebbe scendere sotto la soglia simbolica dei 500 membri), anche per i saveriani l'arrivo di nuove leve dall'estero non sopperisce - oggi come oggi - il vistoso calo dell'Italia. Se il numero globale della congregazione è sostanzialmente stabile, abbastanza significativo è il calo degli italiani.
Gli stranieri non sembrano poter rimpiazzare il calo degli italiani, a meno che non intervenga una accelerazione nel prossimo futuro.
Beninteso: il calo numerico non riguarda solo la galassia missionaria, bensì tocca tutto il mondo della vita consacrata, con l'eccezione della vita claustrale che, si sa, conosce una nuova fioritura in tutto il mondo. Non molto migliore è la situazione del clero diocesano: chi percorre il corridoio del Seminario arcivescovile di Venegono Inferiore, storica fucina dei preti ambrosiani, non può che restare colpito confrontando i poster dei candidati al sacerdozio del passato (talvolta superiori a 90) con quelli degli ultimi anni (23 nel 2008). Ma queste considerazioni, pur vere, non eliminano né ridimensionano il problema di cui parliamo.
Si dirà: sai che novità, la missione sta cambiando e i numeri non fanno che confermare quanto l'esperienza sul campo e la teologia più avanzata segnalano da tempo, quando parlano di missione globale e via dicendo. Non v'è dubbio: lo Spirito che «soffia dove vuole», sta conducendo la Chiesa - e segnatamente la «galassia missionaria» - su strade nuove, che andranno capite e seguite.
Noi, però, ci guarderemo dall'entrare nel merito di questioni teologiche sul futuro della missione. Ci basta focalizzare l'attenzione su una situazione assai più circoscritta (il panorama italiano) e delineare con precisione un quadro che viene spesso evocato a parole ma quasi mai affrontato con il coraggio che richiede.
Già, perché un conto è affermare genericamente che i missionari sono sempre meno e coi capelli sempre più bianchi. Un altro conto è documentare - ad esempio - che l'età media dei missionari italiani della Consolata è 68 anni. L'invecchiamento del personale è un dato trasversale... Anche le suore non sono esenti dal problema. «Il dato attuale più evidente - fanno sapere le saveriane - è l'aumento dell'età media... L'aumento dell'età media non lo sentiamo come un peso o un limite. La nostra riflessione sulle sorelle anziane è quella di considerarle un dono, un patrimonio di sapienza, i pilastri che sostengono grazie alla preghiera continua e preziosa a cui ora possono dedicare molto tempo, in contrapposizione a una società che magari sottolinea di più il costo finanziario e il dispendio di energie per venire incontro ai loro bisogni... Per questa ragione stiamo raccogliendo le loro memorie per non perdere la preziosità di esperienze che hanno molto da comunicare alle altre fasce di età o ai giovani che frequentano le nostre case dove vivono le nostre sorelle anziane e non si stancano di ascoltare le loro esperienze di vita».
Puntualizzazione sacrosanta. Resta il fatto che, in termini brutalmente aritmetici, i missionari italiani sono oggi sempre meno e sempre più anziani.
E il ricambio? Altro punto dolente: i giovani e le ragazze che, in Italia, scelgono la vocazione missionaria sembrano ormai mosche bianche. Dal 2003 a oggi i Comboniani hanno registrato 6 nuove ordinazioni sacerdotali di italiani e i voti perpetui di 8. Numeri che molti superiori invidierebbero. E tuttavia anche in casa comboniana non mancano i segnali preoccupanti: nel 2008 non si registra nessun novizio italiano (per la prima volta nella storia) e in tutta Europa i novizi sono soltanto tre (un polacco, uno spagnolo, un portoghese).
Torniamo ai missionari della Consolata: negli ultimi cinque anni hanno avuto tre sole ordinazioni di giovani italiani. Quanto al termine «giovani» occorre intendersi; i neo-ordinati, infatti, hanno tutti superato la trentina (avendo rispettivamente 38, 36 e 34 anni...Ma ciò apre uno squarcio su un altro aspetto del problema vocazionale-missionario in Italia. Se è pur vero che sono in crisi anche i bacini più «fertili» (Lombardia, Triveneto...), vero è che altrove, in molte zone d'Italia gli istituti o non hanno proprio messo radici o hanno una presenza del tutto marginale. Ciò spiega l'assoluta sproporzione - dal punto di vista geografico/ecclesiale - tra Nord, Centro e Sud. Qualche esempio: dei 778 comboniani italiani 618 provengono dalle diocesi del Nord. Idem dicasi per le comboniane: su 980 ben 396 vengono dalla Lombardia, 350 dal Veneto; il Trentino Alto Adige ne ha sfornate ben 54, a fronte delle sole 9 del Lazio o 18 della Campania. Discorsi del genere valgono per il Pime (343 membri del Nord su 424, ovvero l'81 per cento), le suore del Pime (133 dalle diocesi settentrionali, 23 dal Centro-Sud) o le suore della Consolata (212 provenienti dal Nord, 42 dal resto d'Italia)... Nel vortice di un cambiamento che disorienta, c'è un fatto positivo che va registrato: la globalizzazione produce una sorta di purificazione. Ammesso che ciò sia davvero accaduto in passato, oggi difficilmente un giovane sceglie di farsi missionario per mera sete d'avventura o semplicemente per la voglia di fare il «buon samaritano» sulle strade del mondo. Per quello esistono altre strade, dalla cooperazione al volontariato a tempo. Tutte strade nobili e significative, prive dell'«inconveniente» di fondo: la dedicazione a vita.
Quell'ad vitam che, invece, rimane come tratto irrinunciabile del missionario e della missionaria. Di ieri e di domani…
Il «movimento missionario italiano» è una realtà ricca e articolata, di cui gli istituti missionari rappresentano una componente significativa e storicamente radicata, ancorché non l'unica. Quelli presi in considerazione nello Speciale sono gli istituti missionari di fondazione italiana. Accanto ad essi - va ricordato - abbiamo istituti missionari presenti in Italia, ma di fondazione straniera, come, ad esempio, le suore di Nostra Signora degli apostoli, i Padri Bianchi, la Società missioni africane (Sma), i Verbiti, gli Oblati di Maria Immacolata...
Una presenza missionaria importante è quella degli ordini religiosi maschili e femminili, di vita attiva (gesuiti, salesiani/e...) o contemplativa (clarisse...). Anche tra costoro, in misura diversa, si osserva una crisi vocazionale per quanto concerne l'Italia. Sebbene oggi un pò in crisi quanto a numeri, degna di nota è certamente la realtà dei fidei donum: preti diocesani, laici e famiglie "prestati" da una diocesi a una «Chiesa sorella». Uno sviluppo interessante dei fidei donum è quello dei preti «associati», ossia temporaneamente aggregati a un istituto missionario per la durata del servizio ad gentes. Sul versante laicale, non si possono dimenticare i movimenti ecclesiali, alcuni dei quali con spiccata sensibilità missionaria. Citiamo qui Comunione e liberazione, i Focolarini, la Comunità di Sant'Egidio e i Neo-catecumenali.
Vanno poi menzionate alcune presenze missionarie relativamente recenti ma interessanti per vitalità. È il caso della Comunità missionaria di Villaregia (nella foto i fondatori dal Papa) oppure della Comunità Giovanni XXIII di don Benzi. Al carisma di don Giussani si ispira la Fraternità sacerdotale san Carlo Borromeo, che raccoglie preti di Cl per la missione ad gentes. Infine, non possiamo non ricordare realtà laicali fiorite sul tronco del carisma degli istituti missionari. Nel caso del Pime: la Comunità delle missionarie laiche, che propone una consacrazione a vita e l'Associazione laici Pime (Alp), che invia missionari laici per esperienze a tempo..."

a cura di Matteo Attori