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Missione ed Eucaristia

Il consiglio pastorale parrocchiale si interroga.

Grazie per la preziosa opportunità che mi offrite.
Mi fa bene perché mi obbliga a pensare, spero vi sia di aiuto.

La prospettiva credo sia quella pastorale: l’Eucaristia celebrata nella comunità, per me, per voi, per la comunità, per la città, per il mondo…Quella della “pastorale della città” diventa una riflessione sempre più interessante.
La comunità celebra l’Eucaristia, prepara alla messa di prima comunione, accoglie gli sposi nella messa, si congeda dai suoi cari nella liturgia del funerale e via via… l’Eucaristia segna momenti fondamentali della vita della comunità, delle famiglie e dei singoli, si fa persino carico dei caduti o di commemorazioni diverse dallo sport alle associazioni di volontariato (talvolta l’impressione è che la messa sia come la ciliegina sulla torta).

Ecco, come tutto questo è in relazione con la missione? La missionarietà?
Che cosa c’entra la mia messa della domenica con la missione?
Io missionario?

Una battuta solo sulla missione…
Che cosa è la missione?
E’ l’annuncio del Vangelo.
E’ tutta la vita del credente…tutta la vita della Chiesa.
La chiesa è per natura sua missionaria (EN che compie 40anni), vale a dire che la Chiesa senza missione non c’è, viene meno.
E il cristiano?
“Discepolo missionario”: così Aparecida.
Non viene prima il discepolato e poi la missione.
I discepoli non hanno partecipato ad una scuola di formazione e poi esercitato una professione. No, sono diventati subito discepoli missionari.
La missione è il dna della Chiesa. E’ la vita di un cristiano, altrimenti coltiviamo pure una religiosità, poniamo dei gesti di fede, ma rimangono vuoti, inutili, senza voce e forza.
La missione nasce dalla passione per Gesù.

Allora ci riguarda!
Riguarda tutte le diverse dimensioni della vita della Chiesa.
Con il rischio che quando tutto è missione, niente sia più missione. Si perda lo specifico.
L’orizzonte della missio ad gentes è imprescindibile se, dicono i vescovi, essa è “il paradigma dell’azione pastorale della Chiesa”.

E’ importante CONIUGARE la dimensione missionaria che attraversa la vita cristiana per averne consapevolezza. E questo vale anche per l’Eucaristia.

Eucaristia e missione.
Dall’Eucaristia alla missione.
Dalla missione all’Eucaristia.

“L’Eucaristia – scrive il Vescovo Francesco – dà forma ad una comunità missionaria. E’ celebrazione dei frutti della missione, ma ancor prima è sorgente della missione, modello della missione, comunicazione della missione”.
(Uomini e donne capaci di Eucaristia, pag.23)
Più avanti:
“L’Eucaristia ci costituisce come comunità missionaria”.

Il capitolo 24 di Luca, il racconto dei due di Emmaus, ci aiuta a cogliere alcune suggestioni per poi tentare la ricaduta pastorale.
Non mi avventuro in esegesi (e mi scuso se vi sembrerà tanto semplici, forse troppo), una semplice osservazione: questa pagina evangelica è il racconto dell’esperienza del Risorto della prima comunità cristiana, ed è un racconto eucaristico, tanto che ci offre lo schema della liturgia eucaristica ancor oggi.
Importante allora coglierne lo svolgersi. Mi fermerò attorno a questi nuclei:
- L’incontro
- La Parola
- Il gesto
- Il Mistero
- La comunione
- Il mandato
Quello che il Vescovo ha sintetizzato nella lettera pastorale lo ritroviamo in questa coniugazione del tempo eucaristico, il tempo che noi “trascorriamo” mentre celebriamo l’Eucaristia.

L’incontro.
L’Eucaristia è luogo di Chiesa, dove si fa la Chiesa, dove si vede la Chiesa.
Nasce da una convocazione, culmina in un incontro.
Sempre, anche se non ci fosse nessuno, ma solamente il prete, sempre c’è tutta la Chiesa.
E’ sempre un gesto comunitario.

La missione è esperienza di Chiesa, non è mai un gesto isolato.
La missione è in nome di Gesù e della Chiesa, non è mai un gesto soitario.
Oggi parliamo molto di COOPERAZIONE tra le Chiese, proprio perché ci rendiamo conto che è la stessa Chiesa in tutte le parti del mondo, chiese sorelle che collaborano, che scambiano esperienze e personale apostolico.
Perché allora uno potrebbe sentirsi straniero in una celebrazione eucaristica?
La missione raccoglie in comunità.
L’incontro è un frutto della missione.

La Parola
L’Eucaristia è luogo di ascolto della Parola. La Parola è evento, è viva. Ci rende contemporanei. Crea un linguaggio condiviso, comunione d’intenti. Si rivolge al cuore e quindi fa appello alla libertà dove il credente sperimenta l’atto di fede. La Parola guida il credente nella strada della vita.

La missione è annuncio della Parola. Un annuncio di liberazione. Ce lo dice Gesù nella sinagoga di Nazareth: una parola che predica la liberazione, un’esperienza giubilare.
“La Chiesa esiste per evangelizzare”(EN15)
La ragione radicale dell’esperienza missionaria è l’annuncio della Parola. Quella Parola che ci ha rapito il cuore e la vita: “Noi la annunciamo a voi”. Non possiamo tenerla per noi.

Ecco il mandato di Matteo 28: “Andate, ammaestrate…”
Questa Parola ha un’altra caratteristica: mentre la annunciamo, non solo evangelizziamo, ma ci evangelizziamo.
La Parola è sorgente della missione.

Il gesto
L’Eucaristia è gesto, diventa segno, rimane come sacramento.
Immediata la complementarietà tra i racconti della cena e la lavanda dei piedi. Il gesto raggiunge la storia dell’uomo, le sue relazioni, la qualità delle sue relazioni. Il gesto Eucaristico esprime attenzione, partecipazione…incarnazione.

La missione è fatta di gesti. Alla fine l’abbiamo chiamata “promozione umana” con un insieme di opere, realizzazioni. La missione chiede di piegare le ginocchia. E’ quella che si concretizza nell’opzione preferenziale per i poveri (anche questo sarebbe un riflessione interessante: i poveri e l’Eucaristia)
Il gesto è modello della missione.

Il Mistero
L’Eucaristia è un mistero, non perché non si comprende, ma perché ci immerge dentro il mistero di Dio. Ci ricorda la dimensione del dono, dell’accoglienza, si appella alla libertà dell’altro. Occorrono gli occhi della fede per percepire il Mistero, occorre una conversione.

La missione è un mistero. Non ci appartiene, non è azione legata alla nostra capacità, fantasia, generosità. La missione si può vivere solo con la disponibilità a scoprire i segni della presenza di Dio nella storia, nella comunità, nell’uomo stesso. E’ una proposta che fa appello alla libertà. Alla fine alla conversione.
Il Mistero comunica la missione.

La Comunione
L’Eucaristia è comunione: con Dio e con i fratelli.
E’ un grido di giustizia. E’ luogo della fraternità perché il Pane Eucaristico, condividere il pane Eucaristico significa sempre condividere il mondo “Questo è il mio corpo per voi”.
“L’assemblea eucaristica – scriveva p. Ernesto Balducci – è il corpo che Gesù, offrendo sé stesso, costruisce a sé stesso. L’umanità liberata da Cristo è un’umanità conviviale: in essa la fraternità non ha il carattere della solidarietà dei disperati, ha il carattere della letizia regale, quella che ci sarà concessa nell’ultimo evento. Per piccola che sia, la comunità di fede. Nel momento in cui si distribuisce il pane e il vino, significa la riuscita del mondo, significa, insomma, che i progetti umani sono destinati a fallire, perché Dio ha deciso altrimenti: nemmeno il più misero degli uomini andrà perduto”.

La Missione nasce, vive, cresce nella comunione.
Crea comunione…
Propone comunione…riconciliazione…
La comunione è comunicazione della missione.

L’invio
L’Eucaristia ci manda. E’ una consegna. Come i due di Emmaus tornarono in fretta a Gerusalemme. E annunciano qualcosa che ha cambiato la loro vita, ha riacceso la speranza.

La missione vive nel mandato del Signore.
“La Parola di Dio, la condivisione fraterna, la pazienza, il dono e il sacrificio di sé, l’accompagnamento discreto e gratuito, la vicinanza reale nella gioia e nel dolore, il coraggio nelle avversità e nelle incomprensioni, la passione per tutto ciò che è umano a cominciare dalla giustizia, sono tutti aspetti che viviamo nella celebrazione eucaristica e connotano lo stile missionario della comunità cristiana”. (il Vescovo, idem pag. 24)
L’invio costruisce la comunità.
“Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto”.

Eucaristia forma, frutto, sorgente, modello, comunicazione della missione.
E le nostre Eucaristie?
Il nostro celebrare è il volto della comunità?
Raccoglie i frutti della carità?
Fa nascere il desiderio di annunciare e condividere la fede?
Comunica una visione del mondo, dell’uomo e della sua storia illuminata dal mistero di Dio?

Vorrei concludere con poche parole di Helder Camara che ci riportano lo spirito “sovversivo” dell’Eucaristia, la sua forza provocatrice:
“Quando l’Eucaristia è ricevuta al momento della morte è chiamata viatico: è il compagno per il grande viaggio che ha inizio. Ma come chiamare l’Eucaristia ricevuta per vivere e far vivere la giustizia? Non facciamoci illusioni: il mondo conosce molto bene lo scandalo. Sono cristiani, almeno di origine, quel venti per cento di umanità che tiene nelle sue mani l’ottanta per cento delle risorse della terra. CHE NE ABBIAMO FATTO DELL’EUCARISTIA? Come conciliarla con l’ingiustizia, figlia dell’egoismo?”

Una comunità che vive la missione trova nell’Eucaristia la forza e la ragione del suo impegno, della sua pastorale, del suo esistere!