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Presentazione del documento della CEI ai catechisti:Lettera ai cercatori di Dio

Presentazione del documento della CEI ai catechisti:Lettera ai cercatori di Dio

Cercatori di Dio? Dovremmo averlo già trovato!
Il catechista nella comunità si fa prossimo a chi chiede di crescere nella fede...e dunque, se siamo catechisti...dovremmo averlo già trovato.
E la fede è una cosa seria:
"Se avrete fede pari ad un granello di senapa, direte a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile" (Matteo 17,20)
La fede compie cose grandi...la fede riguarda la vita e con la vita non si scherza!
La fede è qualcosa che va in profondità... che ha a che fare con il mistero di Dio.

Catechista: annunciatore di una notizia strepitosa, incontenibile; portatore di una ricchezza, depositario di una verità...ne siamo convinti?
Il compito è delicato, di responsabilità.

Annunciatori di una buona notizia, di qualcosa che ha sorpreso la nostra vita.
Non si tratta di contenuti, dogmi, affermazioni teologiche, ma di esperienza.
Anche perché i contenuti, attraverso il contributo degli insegnamenti del Magistero, non ci mancano:
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia
Educare alla vita buona del Vangelo

Un'abbondanza assoluta e preziosa, ma... spesso dimenticata.

Ciò che sorprende è vitale, si prova sulla pelle, riverbera nel cuore. È vita.
È fonte di felicità, di vita buona.
E noi cerchiamo la felicità...costi quel che costi.
"Siamo cercatori di felicità, appassionati e mai sazi...
Chiunque ama la vita e cerca la gioia duratura per sé e per gli altri, non riuscirà certamente ad accontentarsi di proposte che legano la felicità unicamente al possesso, alla conquista, al potere, al solo piacere, all'egoismo personale e di gruppo" (cap.1)

Ecco, come possiamo noi catechisti rispondere ad una richiesta di felicità che viene dai bambini, ragazzi, adolescenti con i quali "facciamo catechismo"?
Ma c'è una domanda ancora prima di questa:
noi ascoltiamo il silenzio, il sussulto, il grido, dei ragazzi che ci sono affidati nella catechesi o diamo per scontato di conoscere già tutto?
Non vi ho detto se ascoltiamo il loro "caos", disordine, ma il silenzio, il sussulto, il grido.
Occorre il difficile esercizio della contemplazione.

Questa lettera dei Vescovi ci suggerisce uno "stile" che possiamo anche sperimentare nella catechesi (non si tratta di metodologia, strategie e ritrovati della tecnica moderna, anche se un certo modo di comunicare rimane importante).

Uno stile...

1. Si comunica un incontro: decisivo per la vita.
I Vescovi citano Benedetto XVI nell'Enciclica Spe salvi:
"Il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha la speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova".(pag.115)

Si tratta del quotidiano, che è davvero luogo di eroismo! Il miracolistico è per gli extra terrestri.

L'incontro conduce alla scelta consapevole, responsabile, certo rapportata all'età ed alla situazione di vita di ciascuno.
Il "cercatore di Dio " cammina in prospettiva di una scelta, di una decisione convinta, sicuramente anche sofferta perché impegnativa, ma libera e feconda.

2. Si vive una missione, che nasce dall'incontro.
Perché la missione dice il nostro essere cristiani:
"Le persone cui il Risorto si mostra non sono più le stesse dopo l'incontro con lui. La loro vita è cambiata: sono ormai i testimoni coraggiosi e fedeli del Cristo Gesù, gli innamorati apostoli della buona notizia. L'incontro è un'esperienza trasformante, che inaugura una vita nuova, piena di coinvolgimento e di passione". (pag. 57)

"La missione si attua mediante l'annuncio e la testimonianza resa con la parola e con la vita" (pag. 70)

Chiamati per andare: queste le dinamiche della sequela che si realizza in tanti e diversi modi. Voglio sottolinearne due che mi sembrano imprescindibili e che ci suggerisce Paolo VI nell'Evangelii Nuntiandi (17)

"Evangelizzare è trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità, convertire la coscienza personale ed insieme collettiva degli uomini, raggiungere e quasi sconvolgere, mediane la forza del Vangelo, i criteri di giudizio. I valori determinanti, i punti d'interesse, le linee di pensiero, le forze ispiratrici ed i modelli di vita dell'umanità che sono in contrasto con la Parola di Dio e con il disegno della salvezza".

La coscienza individuale...dice la centralità della persona (cfr. scelta della Chiesa Italiana dopo il convegno di Verona). Sono tutte dimensioni che rientrano nella prima parte della "Lettera ai cercatori di Dio": felicità e sofferenza, amore e fallimenti, lavoro e festa, giustizia e pace...per giungere alla fede che è il terzo tassello della nostra riflessione.

La coscienza collettiva che fa riferimento certamente all'umanità intera che per noi credenti si specifica nella cattolicità ed in ultima analisi nell'esperienza della Chiesa, come luogo dove prende corpo il Cristo stesso. È lui che agisce, la comunità credente ne assume in toto il mistero, il compito, la presenza... ecco ancora il terzo tassello: la chiesa testimonia la fede. 3. Si testimonia una fede, non delle regole!
La fede si esprime in uno stile di vita, meglio ancora realizza una profezia sulla vita.
Come esercitare questa profezia?
Lo suggerisce ancora la lettera:
- La preghiera che serve "per vivere": "Si, per vivere veramente bisogna pregare. Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita: È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo che ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall'amore. Come la pianta non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall'amore. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all'amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive veramente, nel tempo e per l'eternità". (pag. 89)

La preghiera è:
- da prendere in mano;
- vivere nel cuore
- raccontare nel quotidiano

"Francesco non pregava più, era diventato preghiera" (Tommaso da Celano)

- l'ascolto della Parola di Dio
"Se rimanete nella pia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8,31-32)
Attraverso il dono dello Spirito... ed il dono della Chiesa...

Chi vuole vivere di Gesù deve avere familiarità con la Parola di Dio: ascoltare, meditare, custodire che vuol dire ricomporre il puzzle della Parola nel proprio cuore, nella propria vita.

Accogliere la parola:
- nel silenzio
- nella contemplazione

- vivere i sacramenti come luoghi dell'incontro con Cristo
Penso che sia inutile riaffermare la centralità dell'Eucaristia domenicale, il senso di pienezza della Cresima, il dono sacramentale del matrimonio che riveste per sempre la vita di un uomo e di una donna, tanto da rendere "segno sacramentale" l'amore umano e così via tutti gli altri sacramenti.

- il servizio...
Non si tratta di "fare del volontariato" perché nella fede il volontariato non è possibile!
Si tratta di rendere vivo Gesù , immergersi nel suo mistero.
La Chiesa indica tre percorsi possibili: "far conoscere il suo Vangelo, vivere il servizio della preghiera, sentirsi responsabili degli altri, prendendosi cura dei più poveri e bisognosi".
La Chiesa è, disse papa Giovanni XXIII l'11 settembre del 1962, un mese prima dell'inizio del Concilio,: "la Chiesa non può che essere la Chiesa dei poveri".

Importanza del dialogo come prospettiva di incontro.
Necessità di una dimensione di gioiosità che attraversi la testimonianza.

La gratuità...è lo stile delle beatitudini.
"Oltre la fatica di amare" dicono i Vescovi. (pag.111-112)

"Testimoniare la fede non sarà, allora, dare risposte già pronte, ma contagiare l'inquietudine della ricerca e la pace dell'incontro".
Ecco cosa ci rimane nel cuore della "Lettera ai cercatori di Dio":
- contagiare l'inquietudine della ricerca
- la pace dell'incontro.

I catechisti...cercatori obbligati!