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Fatti tuoi numerotre

Fatti tuoi numerotre

La parolina magica apre spazi d'umanità: grazie!
“Ringrazio Dio”: l'apostolo Paolo confida all'amico Timoteo un sentimento profondo, scavato.
La vita, nel travaglio della sua conversione, si apre agli orizzonti della fede e, nell'impasto del cuore, scopre la vocazione missionaria. Solo dalla gratitudine scaturiscono i passi dell'annuncio.
Il becero egoismo del profitto ci chiude al mondo di Dio, per sprofondare nell'abisso del nulla, dell'impossibile. E pensavamo di avere tutto tra le mani; basta ricordare quel tale con i granai pieni, i progetti sul tavolo per ingrandire le sue proprietà e il posto prenotato per gozzovigliare suoi propri ori con ogni fantasia, senza aver fatto i conti con l'oste, che in questo caso presenta il conto togliendoti il fiato.
Se non ci appartiene più l'intensità del grazie difficilmente riusciamo ad interpretare il futuro della
vita e annegare in un bicchiere d'acqua è l'inesorabile conseguenza.
Se tutto ci è dovuto, nulla ci diventa caro, ma dove aver spremuto fino all'ultima goccia, brontolando pure, sarà il bidone della spazzatura a raccogliere parole, gesti, scelte e persino affetti.
Quando dalle labbra lasciamo affiorare la riconoscenza vuol dire che nel profondo abbiamo viscere di compassione. Sentiamo di appartenere agli altri.
Ecco il primo passo della missione: afferrati da Dio ci spendiamo per i fratelli. Dio è garanzia di eternità e gli altri, l'umanità, certezza di incarnazione. La missione, appunto, va oltre, non inizia e non finisce, ma vive di Dio. È gratitudine infinita.
E adesso… sono fatti tuoi!

03/10/2013