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Fatti tuoi numeroundici

Fatti tuoi numeroundici

"So a chi ho creduto e sono convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno": Paolo confida a Timoteo la profondità della sua fede, una confidenza che si consuma nel cuore dell'amicizia spirituale che li unisce. Poche righe per sintetizzare la
missione come testimonianza di vita, per raccontare il suo incontro con il Signore Gesù e il cambiamento radicale della sua vita. L'immersione in ciò che è eterno.
Ed è un invito per ciascuno di noi.
Troppo spesso abbiamo pensato che l'esperienza della fede dovesse consumarsi nel segreto della coscienza confondendo interiorità con intimismo, spiritualità con
sentimentalismo. Una confusione che non fa altro che impoverire di umanità l'esperienza della fede, che ridurre ad una serie di doveri e regole la bellezza della libertà di credere e di guardare dentro il mistero della vita.
Troppo spesso abbiamo identificato la fede con un vago sentimento di trascendenza faticando a dare un nome a questa esperienza, mettendo ancora una volta da parte
l'assoluta originalità del messaggio cristiano a beneficio di un vago sentimento di religiosità.
Ci è chiesto di approfondire la fede, di non accontentarci del catechismo di quando eravamo
ragazzini; ci viene chiesto di immergere la fede nelle contraddizioni che ogni giorno ci vedono destinatari e nello stesso tempo protagonisti, ci viene chiesto di cercare le ragioni più profonde del credere che non si accontentano di qualche nozione, suggerimento preconfezionato, risposta banale
E adesso... sono fatti tuoi!

11/10/2013