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Fatti tuoi numeroventidue

Fatti tuoi numeroventidue

Non mancano occasioni per denigrare la “classe dirigente” della Chiesa.
C'è chi brutalmente, per non so quale piano diabolico, si accanisce con insistenza e spesso con tanta cattiveria sui limiti, per il resto comunque evidenti, degli uomini di Chiesa; chi invece, in modo molto subdolo, va ad insinuare negli anfratti delle relazioni umane la malizia del sospetto e del peccato, forse solo per il gusto di parlar male di qualcuno. Confidava una signora in confessione che, per il fatto che prestava il suo servizio come “domestica” al parroco, di età matura, si è sentita dire da una zelante donna di chiesa: “Stia attenta a come si comporta…”. Se il profeta avesse saputo non avrebbe certo affermato: “lo zelo per la tua casa mi divora” o, meglio, intendeva altro!
“Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo, adempi il tuo ministero”: Paolo esprime con grande passione la sua vicinanza al ministero di Timoteo. Anche allora non erano poche le difficoltà e le insidie.
Non si tratta di perdonare a piede libero nessuno e neppure di minimizzare nella colpa, ma fare di tutte le erbe un fascio è certamente un segno di populismo e vuoto pregiudizio.
C'è uno spazio di bene che occorre imparare a frequentare per dare rilievo a ciò che costruisce positivamente la storia, a ciò che rende bella la vita. Anche i ministri della Chiesa sono chiamati a vivere così il loro servizio all'uomo e alla Chiesa.
E adesso… sono fatti tuoi!

22/10/2013