Menu
Visita il nostro profilo Twitter Visita il nostro profilo Facebook Visita il nostro profilo YouTube
Centro Missionario Diocesano di Bergamo Centro Missionario Diocesano
Bergamo
Navigazione Interna:

Globalizzazione della cultura: un dono

Globalizzazione della cultura: un dono

Il primo sentimento è quello della paura. Quando qualcuno irrompe nella nostra storia non è il perché che ci martella in testa, ma le conseguenze. Succede così a Lampedusa piuttosto che su altri scogli. Questi misteriosi personaggi vengono a sconvolgere l'ordine sociale che, immediatamente diventa primo soccorso ed assistenza, ma poi chiede un impegno non indifferente nell'ascolto, dialogo, confronto. E poi le parole, che talvolta faticano ad esprimere il tutto, cominciano a farsi difficili: integrazione, collaborazione, condivisione, e in più quello che comporta le relazioni sociali, civili e persino religiose. Una molestia non indifferente che alla fine ci fa dire: "Abbiamo una cultura troppo diversa". Ed è così che la cultura diventa un problema.
Gettare la spugna e soprattutto difendersi, diventa persino doveroso. La scommessa su quello che non conosciamo, non solo turba l'ordine della quotidianità e obbliga a ripensarsi, ma diventa davvero impegnativa. Un problema che non si poneva quando le distanze avevano la loro consistenza e un viaggio appariva quasi impossibile, salvando il sapore dell'avventura. Oggi bastano poche ore, magari un po' di più con i mezzi di fortuna, ma una possibilità esiste davvero.
Il campo della cultura però non è solo una provocazione, la dimensione di opportunità che porta con sè chiede di essere valutata.
Ecco l'orizzonte sul quale incontrare l'esperienza migratoria cogliendone il positivo. Non voglio con questo semplificare problemi di legalità e di liceità di alcune drammatiche situazioni, ma ovviamente non si possono ignorare e tanto meno fermare. Prima ancora che un diritto da esercitare nel pieno rispetto delle leggi degli stati, quello della migrazione è un fenomeno storico che si ripresenta e segna passaggi decisivi di civiltà. Messo da parte il buonismo, che finisce per essere davvero deleterio, cogliamo dunque l'opportunità.
La paura lascia spazio alla dinamicità. Non si tratta solo di imparare una lingua nuova, di conoscere usi e costumi, ma di fare la fatica dell'intelligenza. È uno scavare dentro, andare in profondità, cogliere quello che positivamente va a dialogare con la nostra storia di tutti i giorni. Il continuo cambiamento non è per il gusto della novità, ma per rispondere positivamente ai tempi che viviamo, per farli nostri ed esercitare le proprie responsabilità. La paura mette da parte i pregiudizi. Alla fine poi ci rendiamo conto del valore di quella libertà, che non è vero che finisce dove inizia quella degli altri, ma anzi proprio nella relazione con gli altri scopre il suo infinito. Quello che è maturato sul "sentito dire" mostra tutta la sua superficialità. L’altro ci affascina quando riusciamo a sopire le voci dell’egoismo e dell’interesse personale in nome del bene comune e della condivisione.
La paura è sconfitta dalla fiducia. Vuol dire imparare a guardare avanti, giocare quella buona dose di profezia che appartiene agli uomini responsabili, sentirsi interpellati dal bene comune con riferimento alla giustizia, alla democrazia, alla tutela dei diritti e, soprattutto, dei più deboli. Non mancano stimoli e possibilità.
Nel positivo sguazza il messaggio e l'esperienza di Gesù di Nazareth. E i credenti lo rendono paradigma della loro azione. Certo a quei tempi il mondo era più piccolo, ma non mancavano tensioni e rivalità. Giudei e Samaritani avevano una cultura diversa, i Romani imponevano leggi e costumi stranieri, Gesù stesso correva il rischio di essere ritenuto straniero nella sua terra.
C’è un tale che scende da Gerusalemme a Gerico e le prende di santa ragione, uno scaccia i demoni e non è accreditato presso il numero degli apostoli, una donna sorpresa in “flagrante” adulterio, un disonesto esattore delle tasse che vive alle spalle degli altri, un discepolo pronto a vendersi per pochi soldi: non mancano esempi di una cultura che potremmo definire “chiusa”.
Nel tessuto delle parabole si intrecciano vicende che costantemente richiamano all’apertura, al dialogo, allo scambio culturale.
Il Vangelo si incarna in una cultura e nello stesso è capace di prescindere da ogni stagione culturale. Dialoga con l’uomo: ecco la sua forza. Non si tratta di condire di confessionalità un fenomeno come il movimento dei popoli e neppure di benedire o condannare scelte politiche e sociali, quello che credo possa essere imprescindibile, alla luce della coscienza cristiana, è il continuo confronto con la Parola pur nella fatica del discernimento e di ogni valutazione.
La paura si trasforma quando nasce in noi la consapevolezza di ricevere un dono: l’altro è questo dono. L’altro è una provocazione, una scommessa e persino un’opportunità. Non per avere sempre un ritorno, ma per poter sperimentare una crescita, per assaporare sempre di più l’umanità.
Credo che ogni chiusura non faccia altro che renderci più poveri e, paradossalmente, i paesi ricchi sono sottoposti maggiormente al rischio di questa povertà. L’altro non solo entra a far parte del nostro orizzonte, ma fa appello anche a quello che siamo, chiede che gli “diamo qualcosa”, entra nel nostro mondo. Ecco la cultura, una continua evoluzione che ci rende protagonisti di una mondialità libera da pregiudizi, sicuramente ancorata ad un profondo reciproco rispetto e insieme protesa verso un’interpretazione della realtà sempre maggiormente consapevole e propositiva.
Nascondere la testa sotto terra e illudersi che alzare la voce possa fermare il sole al suo sorgere è davvero inutile e dannoso, come dannoso è far finta di niente e non affrontare i problemi.
C’è una strada che permette alla cultura di esprimere tutta la sua ricchezza in ogni popolo e storia, c’è una globalizzazione positiva che rende lingue diverse capaci di ascolto e comprensione.
La proposta è quella di un Vangelo, storia di un Dio fatto Uomo, capace di uno sguardo che va oltre la linea dell’orizzonte.

04/07/2014