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La globalizzazione del pensiero

La globalizzazione del pensiero

Il filo rosso della dimensione della cultura che si esprime nel pensare ci permette di scoprire in ogni popolo quella storia che dà ragione del futuro. È una tensione continua che incarna nelle tradizioni, nel linguaggio e negli usi il modo di essere che identifica e disegna contorni possibili per l'incontro. È qui che fa leva la convinzione di una felice convivenza tra storie diverse e la possibilità di un dialogo capace di interagire. Il "pensiero debole" oggi allontana sempre di più dalla percezione ed incarnazione dei valori sui fronti comuni e con intensità assoluta. Niente è fondante, ma tutto è affondante!
E quando un pensiero si fregia di qualche "ismo", allora ci si abbandona al delirio di onnipotenza che solo un intelligenza con la pretesa di essere unica può generare.
Gli assolutismi hanno la presunzione di pensare e realizzare il bene comune con la forza di una sola verità, più o meno personale. Vanno di pari passo con gli individualismi, che purtroppo inficiano anche le persone e generano i prepotenti. Il populismo è figlio tralignato della ricerca di verità e il pressappochismo va a braccetto con superficialità ed ambiguità. E poi, via via, coinvolgendo buona parte della realtà sociale, civile, politica. Berlusconismo e pippobaudismo scaturiscono da un pizzico di ilarità, ma la stessa esperienza religiosa non è da meno. Anche qui un qualunquismo terrificante si fa strada nella quotidianità. Solo per dire che c’è, si può ricordare quel laicismo miope che vuole solo combattere e non propone.
Gli integralismi fanno riferimento ad un punto di vista assolutizzato, sul filo dell'irrazionalità , all'impossibilità dell'incontro e dunque del dialogo.
La ragione della sconfitta è nell'incapacità del pensiero di abbracciare una giusta globalizzazione. In questa avventura credo opportuno giocarsi, perché diversamente ci si condanna alla solitudine, premessa alla violenza dalla quale non siamo da sempre preservati.
Le prospettive?
Un pensiero libero di spaziare nel mondo.
C'è chi incolpa la struttura religiosa di essere causa di divisioni e conflitti. Vero, se si cancella lo spazio di trascendente che appartiene all'esperienza religiosa e la si riduce ad interessi umani. Lo sforzo di un pensiero creativo, di una duttilità di ricerca diventa davvero incontro con il mondo e rispettosa consapevolezza della diversità.
Un pensiero capace di sintesi.
È uno sforzo da fare contro ogni frammentazione e parzialità che perde di vista l'orizzonte. È la scelta decisa di andare in profondità per non lasciarsi risucchiare dalle apparenze e vivere nell'illusione. Forse tanto male oggi è frutto di una schizofrenia di percezione della realtà dove prevale lo spazio dell’egoismo.
Un pensiero aperto al dialogo.
È il punto di svolta che apre alla crescita reciproca. Non può mancare la consapevolezza della propria identità per non lasciare spazio alle cose ambigue e annacquate, e contemporaneamente occorre maturare il tempo dell'ascolto e della riflessione. Prendersi tempo per gustare la vita.
Il pensiero globalizzato fa appello ad una vera spiritualità di comunione. E non si improvvisa senza l'ascesi dello studio e dell'esperienza.
Sì, perché chi crede si tratti solo di teoria viene fortemente smentito persino da Papa Francesco nell'Evangelii Guadium dove ci invita a recuperare l'esperienza nel cuore dell'idea e a fare della realtà il luogo della comunione.
Il pensiero globalizzato sceglie il rispetto, realizza luoghi d’incontro, scopre possibilità di scambio, investe sulle potenzialità dell’uomo. Diversamente si concretizza una babele votata al conflitto, prospettive distorte e campi minati di impossibile convivenza.
Una bella scommessa quella di pensare sull’orizzonte del mondo intero, un impegno che il cristiano non può disattendere perché essenziale nella cattolicità della fede che unisce gli uomini nella famiglia di Dio, un modo si essere presente nel mondo con tutta la forza costruttiva che il Vangelo sprigiona quando, come succede da duemila anni, dialoga con l'uomo e la sua storia, incontra il cuore e la libertà.
Un uomo "forte", dunque, alla faccia del pensiero debole!

04/07/2014