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La globalizzazione della profezia

La globalizzazione della profezia

I nostri occhi sono ancora pieni di gioia. Da piazza San Pietro in tutto il mondo si irradiano i tratti sorridenti dei due nuovi santi. Volti che hanno una freschezza impagabile.
Quello di Giovanni Paolo II è più recente. Ci sembra di rivederlo, anche quando il passo si è fatto più pesante, varcare le porte della speranza. Un uomo immerso in quell'audacia che viene dalla forza della fede. Un testimone coraggioso del Vangelo, che anche nella fragilità del corpo, lascia trasparire la proposta alternativa della fede. Un segno luminoso che ha seminato in tanti e incredibili viaggi l’abbondanza della Parola e quella sollecitudine della Chiesa che sempre si accompagna alla storia dei poveri.
Certo il volto di Papa Giovanni XXIII, più lontano nel tempo, si affaccia alla nostra attualità con insindacabile coinvolgimento. È di casa, dei nostri. Quelli che portano con sè più anni, di certo, ritrovano nei loro occhi uno sguardo che parla, una carezza che illumina, una parola che va "oltre".
Lo sguardo è una parola che ci afferra.
La semplicità disarmante e il tono della voce fanno il resto. Ci sembra di essere proprio tra le mura di casa, nel contesto più bello della famiglia, con il calore che si accompagna al volersi bene. E il tempo si cancella immediatamente a beneficio dell'oggi. Quelle parole, magari segnate dal tempo nella loro articolazione, hanno davvero la forza di parlare al cuore. Papa Giovanni aveva scoperto nel suo cuore il luogo prezioso dove custodire il mistero di Dio e della vita, per questo possiamo dire che aveva il cuore in mano.
Una carezza illuminante.
Sì, proprio nella misura in cui ti stravolge la vita, l'esperienza della sua umanità trova spazi di tenerezza unica. Gli incontri che la storia ci consegna non si possono liquidare velocemente con la bonarietà immediata del Papa buono, ben altro porta con se il cuore di Roncalli. C'è il tratto di un uomo che ha fatto della sua vita un capolavoro di relazione, che ha vissuto in pienezza le fatiche degli ultimi, che non ha esitato a scoprire tra le pieghe del tempo la polvere e tutto ciò che impoverisce il presente.
Ecco perché la sua è una parola che va oltre.
Il discernimento, che scaturisce dal suo pensiero, è segnato indissolubilmente dalla frequentazione assidua alla Parola di Dio. Un incontro esistenziale che porta al dialogo, al confronto, alla ricerca di un percorso di libertà e bellezza. Papa Giovanni ha fatto dei "segni dei tempi" come un continuo tam tam per non smarrire mai il volto dell'uomo della strada e farsi carico di intercettare il suo cammino. La scoperta stravolge in modo non indifferente persino le scelte delle comunità cristiane del nostro territorio. Potrebbe essere il foglio su cui iniziare a scrivere un progetto di pastorale davvero profetico.
Oggi si parla molto, nel bene e nel male, di globalizzazione. E su diversi fronti si va a sviluppare un'azione che fa riferimento allo spazio mondo e non più a singoli, piccoli pezzi di terra. Così un popolo scopre oltre i suoi confini culture e tradizioni diverse, una ditta realizza accessori in diverse parti del mondo per assemblare poi e vendere ovunque e il mercato, in primis quello giocato in borsa, ha la forza di condizionare milioni di persone cambiandogli la vita in pochi minuti. Di contro, questa potenzialità positiva in mano a gente capace di speculazione diventa una tenaglia di violento sfruttamento. Stringe ancora di più la morsa della povertà e alimenta l’arroganza dei ricchi.
Chissà se Papa Giovanni era consapevole di avere in cuore la globalizzazione della profezia?
Di certo viveva e coltivava il sogno di una pace intima a carattere universale, una vera profezia affidata al turbine del Concilio.
Non è forse quello che ci manca oggi?

04/07/2014