Al mulino a macinare il Sorgo

di Monica Gaspari 13 luglio 2025 Barghel, Sud Sudan

La fila di chi viene a macinare il sorgo qui a Bahrgel, diminuisce di giorno in giorno perché le scorte alimentari adesso sono agli sgoccioli. Il raccolto dello scorso anno sta terminando – in anticipo rispetto a qualche anno fa – e, visto che questa è la stagione delle piogge, è anche la stagione della semina. Per il raccolto bisogna aspettare qualche mese, almeno fino a settembre. Il raccolto dello scorso anno è stato scarso perché le piogge irregolari, che hanno causato anche parecchie inondazioni, e l’eccessivo caldo hanno danneggiato le coltivazioni. Infatti, il Sud Sudan è noto per la sua elevata vulnerabilità agli effetti delle minacce meteorologiche e ambientali, inclusi sia i cambiamenti a lungo termine, come la siccità sempre più prolungata e il graduale aumento delle temperature medie, sia i fattori di stress acuto, tra cui inondazioni e caldo estremo.

 

Inoltre, il deterioramento della situazione economica, ulteriormente aggravato dalla guerra in corso in Sudan, ha portato a un aumento della concorrenza per risorse già scarse e a forti aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari. Una rottura dell’oleodotto in Sudan ha precedentemente bloccato le esportazioni di petrolio, che rappresentano il 90% delle entrate del Sud Sudan e dipendono interamente da questa unica rotta di esportazione.

Insomma: fare economia delle scorte e aspettare gli aiuti umanitari, questo sarà lo scenario dei prossimi mesi.
Solo che quest’anno gli aiuti umanitari sono diminuiti drasticamente, soprattutto quelli americani, dopo che il presidente degli Stati Uniti ha cancellato gli aiuti internazionali (USAID).
Si potrebbe dire che il problema non sia la cancellazione degli aiuti, ma il fatto che il Sud Sudan sia fortemente dipendente dagli aiuti. Di fatto, nulla o troppo poco è stato fatto, sia in termini nazionali che internazionali, per favorire il raggiungimento dell’autonomia alimentare in Sud Sudan, e la conseguenza è che la popolazione, terminate le scorte, soffrirà enormemente la fame.

La scarsità di cibo viene anche usata come strumento per ridurre al silenzio i gruppi dell’opposizione. La zona nord del Sud Sudan, compresa la diocesi di Bentiu, è abitata prevalentemente dalla minoranza che contrasta il Governo. I territori sono invece governati a scacchiera da forze governative e di opposizione. Per ridurre l’appoggio della popolazione all’opposizione, gli aiuti umanitari sono lanciati solo nelle zone governate dal governo al potere, così da spingere la popolazione ad abbandonare le zone governate dalla minoranza. Ma succede anche di peggio: il governo ha ordinato ed effettuato bombardamenti nelle zone governate dall’opposizione, colpendo centinaia di civili, scuole e ospedali. Dunque, se la fame non basta, le bombe fanno il resto. Le Nazioni Unite hanno scoperto che da marzo 2025 le comunità governate dall’opposizione “sono sottoposte a continui bombardamenti aerei con l’utilizzo di dispositivi, barili bomba, presumibilmente contenenti un liquido altamente infiammabile che agisce come accelerante in caso di esplosione”. Il 9 aprile 2025, Human Rights Watch ha confermato l’uso da parte del governo di armi incendiarie improvvisate in aree popolate, osservando che l’uso di queste armi potrebbe costituire crimini di guerra.

 

Bahrgel, appartenente alla Diocesi di Rumbek, è saldamente nelle mani della maggioranza al governo, non c’è il rischio di azioni repressive. C’è comunque un problema di crisi economica e alimentare che pesa gravemente sulla popolazione. Potremmo dire che qui c’è anche un problema di crisi democratica, di libertà di parola, di cultura dello Stato e della convivenza civile, di discriminazione, di occultamento della verità. Le notizie che molto superficialmente ho descritto, sono molto difficili da reperire in Sud Sudan, arrivano da agenzie internazionali o da fonti esterne al Sud Sudan. Qui il sistema è molto repressivo sulla libertà di espressione e la gente sta molto attenta ad intrattenersi in discussioni su questi temi.

Il 9 luglio scorso è stata celebrata la giornata dell’indipendenza dal Sudan. Il Vescovo e di Bentiu e di Rumbek, Christian Carlassare, ha indirizzato alle due diocesi il suo augurio e tra l’altro scrive: “L’indipendenza ci ha dato un paese, ma sta a noi costruire una nazione: una nazione radicata nella giustizia, nell’unità, nella pace e nella prosperità. Come leggiamo nel Deuteronomio, la costruzione di una nazione è legata alla fedeltà e al rispetto della dignità della vita umana: “Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti pongo davanti la vita o la morte, la benedizione o la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Dt 30,19)”.

Un augurio che sottoscrivo e cha mando anche a voi!

La coda per macinare
La coda per macinare
Il trattore riadattato a mulino
Le operazioni di macinatura... chi va al mulino si infarina
Il trattore riadattato a mulino
Il trattore riadattato a mulino
La gente alla fontana del villaggio
Mamme e bambini alla fontana del villaggio
Il pranzo con i bambini della scuola
Il pranzo con i bambini della scuola
Bimbi che pranzano nel cortile della scuola
Bimbi che pranzano nel cortile della scuola